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Zimbabwe nel caos

Nello Zimbabwe la rabbia popolare è esplosa per dieci giorni e si è rovesciata nelle strade : gli scontri con la polizia che ha usato metodi durissimi di repressione hanno provocato 12 morti e migliaia di arresti “facili”. Il presidente Emmerson Mnangagwa, eletto 14 mesi fa dopo 37 anni di potere del dittatore Robert Mugabe ha rinunciato alla presenza al World Economic Forum di Davos –  dove sperava di trovare nuovi investimenti per il paese – è alle prese con un problema serissimo: da una parte la fame della gente che non ha acqua e benzina (oltre che soldi) e l’esercito che insieme alla polizia ha usato la mano pesante contro la rivolta della popolazione, che minaccia a sua volta una sollevazione.

Le origini della crisi del paese

Lo Zimbabwe e’ ricco di giacimenti di diamanti, platino, cromo, oro, litio, tantaline e granito nero. L’attivita’ di estrazione e’ gestita prevalentemente da multinazionali inglesi, canadesi, australiane e sudafricane. L’azienda italiana “Red Graniti” e’ il maggiore operatore in Zimbabwe per quanto riguarda l’estrazione e la lavorazione delle pietre ornamentali. Non solo. Un settore importante in Zimbabwe era l’agricoltura, in particolare produzione di tabacco. La più grande industria di esportazione del paese è stata distrutta strappando la terra dai coltivatori bianchi e consegnandola agli “amici” dell’ex presidente Mugabe che però conoscevano poco il settore. Con il crollo della produzione agricola e l’aumento della disoccupazione, l’economia è crollata.

Fino a due anni fa circolava come moneta corrente tutti usavano il dollaro americano, introdotto nel 2009 dopo che l’iperinflazione aveva tolto di mezzo il dollaro zimbabwiano. Da allora le banche hanno esaurito i dollari reali perché il governo li prende in cambio di IOU (I owe you, “io pagherò” una sorta di cambiale). Lo Zimbabwe sta diventando la prima economia al mondo senza contanti. I bancomat sono vuoti. Le banche consentono ai clienti di prelevare solo 20 dollari al giorno, non in dollari reali ma in obbligazioni locali.
Fino ad oggi Mnangagwa ha fatto di tutto per raccogliere fondi. Ha detto di aver assicurato al suo paese circa 11 miliardi di dollari di investimenti esteri diretti, ma secondo gli esperti internazionali la cifra potrebbe non essere sufficiente. Nel frattempo i prezzi di qualunque cosa sono cresciuti perché i dollari reali sono diventati ancora più scarsi. Lo Zimbabwe ha anche grandi quantità di oro e platino, che – non si capisce perché –  non vengono sfruttati.

 

Eduardo Lubrano

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