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Voto postale USA: quando nasce e cosa è diventato

Voto postale USA e polemiche preventive. A dispetto dei sondaggi le presidenziali USA 2020 hanno visto un testa a testa tra Donald Trump e lo sfidante Joe Biden, prima del leggero allungo di quest’ultimo nel pomeriggio, poi consolidatosi in serata. Ora il Presidente in carica e l’ex vicepresidente stanno attendendo l’esito del voto postale, che potrebbe essere determinante. E il tycoon della Casa Bianca infiamma lo spoglio urlando ai quattro venti accuse di irregolarità in questa forma di voto. Irregolarità che, secondo Trump, favorirebbero Biden. Il tutto in una tornata elettorale dove a causa della pandemia, il ricorso al voto per posta potrebbe essere il doppio di quello di quattro anni fa. Ma qual è l’origine di questa forma di espressione del voto?

La storia del voto postale USA

“Non possiamo avere un governo libero senza elezioni. E se la ribellione riuscisse a costringerci a rinunciare o rinviare un’elezione nazionale, potrebbe giustamente affermare di averci già conquistati”. Con queste parole, il Presidente USA Abraham Lincoln, in piena guerra civile, dette il via al voto postale o absentee ballot. Il “voto in assenza” avrebbe consentito ai soldati al fronte di poter votare lo stesso. Nel momento di massima divisione della giovane eppure più antica democrazia del mondo, salvaguardare il regolare svolgimento del principale rito democratico significava difendere l’ultimo baluardo di unità del paese e di continuità delle istituzioni.

Foto: Gage Skidmore

Verso la fine del Diciannovesimo secolo, molti stati americani estesero la possibilità di votare per posta ai quei cittadini aventi comprovata impossibilità di recarsi alle urne. Tuttavia si trattava in prevalenza di situazioni familiari e sociali che gravitavano intorno al personale militare, e poco altro. Una situazione che rimase sostanzialmente stabile fino agli Settanta del XX secolo, quando sotto la spinta del movimentismo per i diritti civili, il voto postale fu esteso a tutti coloro che non potevano recarsi alle urne per vari motivi di disagio o di impossibilità. Negli ultimi anni diversi stati hanno optato per lasciare libera scelta all’elettorato tra il voto in presenza o in assenza, senza dover esibire prove della propria impossibilità alla presenza. L’ultima frontiera in questo senso è stata tracciata dallo stato dell’Oregon. Quest’ultimo, nel 2000 ha istituito il voto per posta come unico sistema di voto. Scelta seguita dallo stato di Washington nel 2011.

Foto: Michael Stokes

Le procedure per il voto in assenza sono quanto di più variegato possa esistere. Ogni stato ha la sua modalità e le sue tempistiche. Questa diversificazione, talvolta esasperata, non aiuta nessuna parte ad affrontare il verdetto elettorale con serenità. Una situazione che fin da queste ore sappiamo essere destinata a complicarsi, viste le preventive accuse di Trump sui fantomatici brogli elettorali ai suoi danni, soprattutto sui voti inviati per posta.

Com’è cambiata la funzione del “voto in assenza”

In sostanza, il voto postale negli USA rappresenta un parametro di osservazione e analisi della società americana. La procedura infatti è nata (come abbiamo visto) quale baluardo delle istituzioni, gravemente minacciate dalle spinte secessionista dei sudisti, in quella carneficina che fu la Guerra di Secessione. Poi, per otto decadi è stata di fatto una forma di difesa della componente conservatrice delle istituzioni e del paese. Infine, dopo le lotte sociali della fine degli anni Sessanta, la valenza del voto postale si è spostata maggiormente sul versante democratico, in quanto divenne strumento di difesa del diritto di voto delle componenti più fragili della società: indigenti, minoranze etniche, emarginati in generale. Questo spiegherebbe la demonizzazione di questa forma di voto da parte di Trump, con attacchi preventivi lanciati nei mesi scorsi e perfino in queste ore concitate. Probabilmente, è proprio dal voto postale che l’attuale inquilino della Casa Bianca teme l’arrivo di un avviso di “sfratto”.

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