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Visegrad perde un pezzo

Con la vittoria alle presidenziali in Slovacchia dell’europeista Zuzanna Caputova, il Gruppo Visegrad perde un pezzo. Ma cos’è il Gruppo Visegrad? Qui ve lo spieghiamo.

La storia del Gruppo Visegrad

Il nome deriva dall’omonima città ungherese dove il 15 febbraio 1991, Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria firmarono un accordo di cooperazione. Lo scopo era unire le forze dopo la disgregazione dell’Unione sovietica, soprattutto in vista dell’ingresso nell’Unione Europea. Con i 38 milioni di cittadini della Polonia, 10,4 milioni della repubblica Ceca, 10 milioni dell’Ungheria e 5,4 della Slovacchia, si venne a formare un blocco di 64 milioni di persone

Visegrad e l’Unione Europa

I tre membri iniziali divennero quattro quando nel 1993 la Cecoslovacchia si divise in repubblica Ceca e Slovacchia. E benché le trattative con la UE non avvennero mai in modo unitario, nel 2004 i quattro membri di Visegrad entrarono in blocco nella UE. Il Paese guida è l’Ungheria di Viktor Orban.

La politica estera del Gruppo

Negli anni il gruppo Visegrad ha assunto posizioni fortemente euroscettiche, fino a sconfinare apertamente nell’antieuropeismo. La sua propaganda è infarcita di attacchi alle istituzioni comunitarie di cui loro stessi fanno parte. Ed è proprio sotto l’egida di Orban, e forse rapiti da una sorta di inconfessabile nostalgia, che i quattro di Visegrad guardano alla Russia di Putin come a un paradiso in terra.
Tra i motivi di guerra permanente con la UE c’è l’assoluta contrarietà all’accoglienza degli immigrati. Le politiche migratorie della UE, e non di meno quelle economiche, vengono spesso presentate come attacchi deliberati contro l’autonomia e la sovranità dei componenti del Gruppo.

La risposta della UE

A questa posizione anti-comunitaria la UE ha risposto dapprima con le sanzioni poi con la politica, ventilando l’ipotesi di legare i contributi elargiti dall’UE ai singoli Paesi, alle quote di immigrati accolti da ciascun Stato membro. Un ipotesi che ha scatenato l’ira di Visegrad, dimostrando quanto a Orban e i suoi tre satelliti non piaccia la UE ma piacciano moltissimo i miliardi di euro con i quali sostengono la loro crescita.

Il proselitismo di Visegrad

Con la salita al potere della destra populista in Austria e in Italia, il Gruppo Visegrad ha rafforzato la sua rete di alleati con i quali marciare contro Bruxelles. Salvini e Di Maio hanno gongolato, convinti di avere una sponda nella gestione dei migranti e nel far digerire a Bruxelles una manovra economica in deficit. Ma al di là delle pacche sulla spalle, tanto l’Austria quanto il gruppo Visegrad hanno risposto picche. Niente aiuto all’Italia sulla questione migranti e soprattutto nessuna intenzione di “pagare i debiti dell’Italia”.  


Oggi però è una bella giornata per l’Europa e anche per l’Italia.

Mauro Pasquini



 

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