Back
vino e cantine

Vino: un unico standard di certificazione

Un unico standard di certificazione per il vino.Pubblicata in gazzetta ufficiale il 27 luglio 2020, la legge n.77 ha di fatto istituito il sistema di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola. Il progetto era stato annunciato lo scorso anno dal Mipaaf ma solo con il decreto rilancio in questa fase di emergenza sanitaria, il tanto atteso standard unico del vino è diventato una realtà. “Al fine di migliorare la sostenibilità delle varie fasi del processo produttivo del settore vitivinicolo, è istituito il sistema di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola, come l’insieme delle regole produttive e di buone pratiche definite con uno specifico disciplinare di produzione”. Questo si legge nel testo, al primo comma.

Ora si attende il decreto ministeriale, come ha ricordato il capo dipartimento per le Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Mipaaf, Giuseppe Blasi intervenuto al Festival Luci sul Lavoro di Montepulciano, all’interno della tavola rotonda promossa da Equalitas.

Sono più di 3 milioni gli ettari dedicati a vigneti in Europa: l'80% è per  vini di qualità - Eunews

In questo modo l’Italia diventerebbe il primo Paese a dotarsi di una regolamentazione unica in materia di sostenibilità vitivinicola (con certificazione volontaria), frutto di una sintesi tra gli attuali protocolli pubblici, come Viva e Sqnpi, e privati, come Equalitas (al quarto comma: “introducendo i princìpi della sostenibilità, quale sintesi dei migliori sistemi di certificazione esistenti a livello nazionale”). E, come dice il decreto, estendibile anche ad altri settori agricoli. Si tratterebbe della continuazione di un cammino iniziato con la riforma della Politica agricola comune del 1992, che ha introdotto i primi incentivi alle imprese agricole che desideravano migliorare la sostenibilità ambientale dei rispettivi sistemi produttivi, aderendo su base volontaria ai primi disciplinari di produzione a basso impatto ambientale o agli impegni previsti dall’agricoltura biologica.

Vino: il mercato italiano e le bottiglie da collezione | Starting Finance

Il vantaggio di una certificazione di sostenibilità?

“Il mondo vitivinicolo” spiega il presidente di Equalitas e di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro “è recettore delle istanze di cambiamento. Nulla nel vino è mai fermo: si produce nel solco della tradizione ma con grande attenzione a tutto quello che è nuovo sul mercato. E di nuovo c’è la grande attenzione dei consumatori verso il futuro del pianeta. Comunicare, quindi, a quegli stessi consumatori la rivoluzione che sta avvenendo – sia dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico – diventa il prossimo step verso il futuro.

“Alla base di tutto” aggiunge il vicepresidente di Equalitas, Michele Manelli “c’è la visione di un’impresa che non si accontenta di mostrarsi in regola con le leggi sul lavoro lungo tutta la propria filiera produttiva, ma vuole dimostrare a tutti e in primis al proprio consumatore, grazie allo strumento del marchio collettivo certificato, come si possa coniugare crescita delle produttività e al contempo della qualità del lavoro in senso lato. Idealmente si può dire che grazie al consumo di questa bottiglia ideale di vino che vogliamo realizzare si può contribuire a una società sempre migliore”.

Un investimento che ripaga

Il lungo cammino percorso fin qui lo ricorda il presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia: “Già nel 1982 le Nazioni Unite avevano toccato il tema della sostenibilità, adottando la Carta Mondiale della Natura. Poi, nel 2016, il nostro sistema ha reso obbligatorio il cosiddetto bilancio non finanziario, ovvero quello della sostenibilità. Quando il Gambero Rosso ha deciso di sposare il progetto Equalitas, il grosso timore era che la certificazione potesse trasformarsi in un ulteriore balzello per il mondo del vino, già fin troppo soggetto alla burocrazia. In realtà, la certificazione si è subito dimostrata una nuova opportunità. Si pensi solo a due aspetti: oggi i mercati più evoluti riconoscono un premium price ai vini sostenibili e questo costituisce un ritorno per chi investe in sostenibilità; soggetti importanti per l’export vitivinicolo, come i monopoli del Nord Europa e del Canada, procederanno ad accogliere e scegliere solo i vini sostenibili. Sono due aspetti che ci fanno capire come questo percorso sia ormai inevitabile. Questa è la strada: non ci sono alternative”. 

UN VIAGGIO TRA I VIGNETI DELLA TOSCANA - Il Blog di GMV

Equalitas e Luci sul Lavoro insieme per il tavolo permanente Vino-lavoro

Intanto, Equalitas ha siglato un’intesa con la manifestazione Luci sul Lavoro, organizzata dall’Istituto europeo di documentazione e studi sociali e dal Comune di Montepulciano. Il primo obiettivo è avviare un tavolo permanente sul tema Vino – Lavoro che funga da osservatorio attivo su temi fondamentali, quali ad esempio il welfare e il cosiddetto giving back (letteralmente “restituzione”), al fine di continuare a trasferire lungo le filiere, e quindi virtualmente sul prodotto finito, le migliori pratiche del lavoro. “Sostenibilità”, ricorda Ricci Curbastro, “non significa solo produrre in biologico, ma anche essere attenti agli aspetti economici e sociali. Per questo motivo, si è perfezionata la collaborazione con Luci sul Lavoro e l’idea di proporre la creazione di un tavolo permanente sul tema Vino – Lavoro, che monitori, sviluppi e promuova politiche attive del lavoro volte al miglioramento organizzativo della filiera ed al suo sviluppo sostenibile. Una sorta di osservatorio attivo, che potrebbe giovarsi delle informazioni raccolte sul campo con gli audit di sostenibilità afferenti ai vari schemi, a partire da Equalitas e dal nascente standard unico del Mipaaf”.

I tre pilastri di sostenibilità Equalitas

Nato nel 2015 dalla collaborazione tra Federdoc, Unione Italiana Vini, il gruppo CSQA-Valoritalia, 3A Vino e Gambero Rosso, Equalitas rappresenta per l’ambito vitivinicolo un modello di riferimento per la promozione della sostenibilità secondo i tre pilastri sociale, ambientale ed economico. Sono già 17 le aziende certificate da Nord a Sud del Belpaese, a cui si aggiungono ulteriori 24 aziende di filiera contrattualizzate o in procinto di certificarsi. Gli ultimi a aderire, in ordine di tempo, sono stati l’azienda toscana Ricasoli e il gruppo Caviro. Ma vale la pena ricordare anche esempi di interi territori, come PRO.S.E.C.CO. Doc, il programma dell’omonimo Consorzio, propedeutico ad instaurare un sistema di gestione sostenibile della Denominazione, così come sta facendo anche il toscano Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano Doc.

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup