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Vincent Stanley: fare lobbyng per la sostenibilità!

Vincent Stanley è stato uno dei massimi dirigenti di Patagonia, gigante mondiale di capi di abbigliamento. Anche grazie alle sue idee innovative, l’azienda è divenuta negli anni un modello nel coniugare crescita e sostenibilità. Ecco la visione di Stanley.

Il pensiero di Vincent Stanley

Ridurre l’impatto ambientale non basta. Governi, imprese e organizzazioni non governative devono unire le forze in modo organico e stabile, per pianificare il futuro mediante progetti condivisi di lungo termine. Il livello di sfruttamento delle risorse del pianeta, il livello di inquinamento atmosferico e degli oceani, l’obsolescenza diffusa dei mezzi di produzione e la grave mancanza di un’adeguata cultura della sostenibilità rendono insufficienti gli sforzi attuali per ridurre l’impatto dell’attività umana sulla Terra. È urgente dare vita a nuove realtà integrate che perseguano, come fossero un’unica meta, obiettivi fino ad oggi considerati divergenti. Per fare questo la sostenibilità non può essere più un approccio secondario, o peggio, un accessorio politico delle aziende volto a blandire la crescente attenzione globale a queste tematiche. La sostenibilità deve diventare un principio fondante su cui basare politica e strategia aziendale. Deve essere coniugata agli obiettivi di marketing con pari dignità.

Le idee che diventano politica aziendale

Secondo Stanley, il mondo oggi si trova di fronte a una devastazione ambientale e a un incremento delle disuguaglianze sociale entrambi non più tollerabili. L’unico modo per mettere mano a questa situazione è tradurre nell’immediato le idee in azioni. Ogni rimando equivale a un’imperdonabile complicità.  “So che devo raggiungere i miei obiettivi di vendita”, dice Stanley, “ma so anche che devo impegnarmi sempre di più per rendere il mio commercio equo e solidale. Ad esempio, so che devo eliminare l’idrorepellente tossico che usiamo per trattare quasi tutti i nostri indumenti. Se produco pile, devo affrontare il problema del micro-inquinamento”. Per Stanley tutte questi mansioni devono essere competenza diretta del management, al pari delle strategia di mercato. Il top manager deve essere competente e responsabilizzato in prima persona. Solo così la sostenibilità diventa parte integrante della politica aziendale.

Attivismo aziendale per promuovere la sostenibilità.

Quando facciamo la cosa giusta spesso abbiamo alcuni vantaggi per il business.” Secondo l’ex capitano d’industria insomma, fare le cose in modo responsabile paga anche in termini strettamente economici. Ma bisogna pensare in grande. Aumentare i salari, pagare di più e con assoluta regolarità i fornitori, investire in ricerca, sono azione necessarie ma non sufficienti. L’azienda deve essere un’entità politica. Ovviamente non stiamo parlando di diventare un partito o di sposare la linea di una parte politica. Secondo Stanley l’azienda deve sfruttare a pieno il suo “peso” economico e sociale per fare senza incertezze pressioni sui governi, affinché questi mettano in campo politiche che facilitino la conversione delle aziende verso la sostenibilità. Stanley promuove insomma una sorta di lobbyng in favore della sostenibilità. Se  non è questa una rivoluzione?

Mauro Pasquini

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