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Viaggio nella sostenibilità in Europa: Francia

Sostenibilità in Europa cioè cosa fanno i paesi dell’Unione Europea per contribuire al raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell‘Agenda ONU 2030? Il viaggio di Impakter Italia  – dopo la prima tappa in Germania –  tocca la Francia, un altro dei paesi considerati leader del Vecchio Continente. Una prima annotazione: in Francia lo sviluppo sostenibile si chiama developpement durable: l’unione di due parole, che insieme definiscono un modello di organizzazione della società. Per sviluppo si intende il miglioramento delle prestazioni di un’azienda (economiche, sociali, ecc.). Il termine sostenibile caratterizza qualcosa di duraturo, stabile e resistente.

La Francia ha raggiunto uno standard e una qualità di vita elevati, basati su sistemi inclusivi di protezione sociale (assicurazione contro la disoccupazione, minimi sociali, politica di ridistribuzione) e accesso universale all’assistenza sanitaria, ai beni e ai servizi di base (acqua, energia, cibo di qualità, istruzione). Ha inoltre sviluppato infrastrutture pubbliche e private all’avanguardia: innovazione e ricerca, trasporti, comunicazione, patrimonio culturale.

Naturalmente gli sforzi da compiere sono ancora tanti , in particolare per quanto riguarda la riduzione delle disuguaglianze sociali, educative e di genere, il mantenimento degli ecosistemi, la gestione sostenibile delle risorse naturali. La crescita è debole ed il livello di disoccupazione, nonostante miglioramenti saltuari, resta comunque troppo alto specie tra i giovani.

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La roadmap degli SDG

Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile affrontando le sfide nazionali, la Francia ha deciso di adottare una sua tabella di marcia, una roadmap. L’obiettivo è definire le questioni prioritarie e il percorso per l’attuazione dello sviluppo sostenibile da parte della Francia, mobilitando le leve di azione concrete e coinvolgendo tutti gli attori francesi. A cominciare da Laurence Monnoyer-Smith, delegato interministeriale per lo sviluppo sostenibile.

La tabella di marcia coinvolge l’intera società francese in tutta la sua diversità ed è pensata per essere diffusa e adatta a tutti, in un formato breve, sintetico e comunicativo. Diviso in quattro parti principali: a) la visione per il 2030, b) un approccio SDG-by-SDG, c) una sezione sulla mobilitazione delle parti interessate e d) una sezione che descrive il meccanismo per il monitoraggio e l’attuazione della roadmap. Per ognuna di queste parti c’è un gruppo di lavoro,  a sua volta suddiviso da più sottogruppi quando necessario.

Il processo di partecipazione

E’ stato costituito un comitato direttivo interministeriale e multi-stakeholder, copresieduto dai Segretari di Stato, in conformità con le decisioni del Comitato Interministeriale per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo. Il comitato direttivo si baserà su un meccanismo di consultazione interattiva e numerosi scambi con la rappresentanza nazionale e territoriale, nonché con la società civile, in particolare facendo affidamento su organi consultivi in ​​materia di ambiente (all’interno del Consiglio Nazionale per la Transizione Ecologica) e di solidarietà internazionale (all’interno del Consiglio Nazionale per lo Sviluppo e Solidarietà Internazionale).

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Dalle origini ad oggi

Dalla Convenzione sul clima (Rio 1992) e dopo l’Accordo di Parigi sul clima (2015), la Francia ha incorporato nella sua legislazione obiettivi sempre più ambiziosi. Il “fattore 4” entro il 2050 (una riduzione di quattro volte delle emissioni di gas serra) è stato incluso già nel 2003 nella Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, poi riaffermato nella Tavola rotonda sull’ambiente di Grenelle (2007) e nella Legge di transizione energetica sulla crescita verde del 2015.

L’obiettivo della neutralità del carbonio è ora dichiarato nel piano climatico del 2017. Un altro esempio è la trascrizione di diverse direttive europee sulla protezione delle zone acquifere (Water Acts del 1992 e 2006).

Regolamenti e norme

Le norme e gli standard legali sono stati storicamente i pilastri delle politiche ambientali. Il Codice Ambientale riunisce un’ampia gamma di norme e procedure per acqua e ambienti acquatici, aria, rumore, ecc. che si evolvono in linea con la legislazione. Essi coprono un ampio campo d’azione, dagli impianti classificati per la protezione dell’ambiente (ICPE) alle misure di pianificazione urbana, compresi gli inventari dei terreni inquinati, le mappe acustiche o le norme sulle emissioni dei veicoli.

E’ importante anche il modo in cui i francesi hanno rafforzato la valutazione ambientale a priori dei progetti infrastrutturali nella Legge per il recupero della biodiversità, della natura e del paesaggio (2016). L’obiettivo è quello di integrare tutti i progetti secondo il principio ERC (avoid-reduce-compensate) al fine di proteggere le aree naturali (litorale, zone umide, riserve naturali) e di prevedere misure compensative per evitare perdite nette di biodiversità. Infine, le normative sono state notevolmente inasprite per quanto riguarda il rendimento energetico degli edifici. In conformità alla legislazione europea, il regolamento termico RT 2012 impone un tetto massimo di consumo per i nuovi edifici. La neutralità del carbonio richiede trasformazioni strutturali nel campo dei trasporti e dell’edilizia entro il 2050 (Draft National Low-Carbon Strategy(New Window), 2018) oltre la necessaria regolazione termica.

Tasse, imposte

Bisogna distinguere tra le tasse che finanziano le misure antinquinamento (quelle sull’acqua o la cosiddetta ecotassa respinta dai “tetti rossi”) e le tasse che mirano a un segnale di prezzo, queste ultime incitano tutti a integrare nel proprio comportamento il costo delle “esternalità” (costi sociali e ambientali) che generano.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) definisce la tassazione ambientale come “tutte le tasse, imposte e oneri che si basano su un inquinante o, più in generale, su un prodotto o servizio che danneggia l’ambiente o che comporta un onere sulle risorse naturali“. Nel 2017, secondo Eurostat, in Francia rappresentava 52 miliardi di euro, ovvero il 5% di tutti i prelievi obbligatori e circa il 2,3% del prodotto interno lordo (contro una media del 2,5% nell’Unione Europea). La Commissione Generale per lo Sviluppo Sostenibile (CGDD) divide tutte le misure fiscali (imposte dirette e indirette, royalties, crediti d’imposta, ecc.) in quattro aree in base alla loro base di valutazione (in senso lato): energia, trasporti, inquinamento e risorse.

L’energia è la principale voce di imposta verde, con 25 miliardi di euro di entrate per l’imposta sui consumi interni di prodotti energetici (TICPE), integrata da altre dieci imposte sull’energia. La TICPE è disciplinata dalla direttiva europea sulla tassazione dell’energia (2003/96/CE); essa è calcolata sui volumi di carburante o di prodotti energetici, non sul loro prezzo. Dal 2014, una componente di carbonio del TICPE varia il prezzo dell’energia in funzione delle sue emissioni di CO2. La legge prevede che l’importo iniziale di 7 euro per tonnellata di CO2 (t/CO2) aumenti ogni anno fino a raggiungere 100 euro/tCO2 nel 2030 (contro i 44,6 euro/tCO2 del 2018), che nel 2016 si traduce in un aumento di 1,71 centesimi di euro al litro (c€/L) per la benzina e di 1,99 c€/L per il gasolio. Il movimento dei gilet gialli ha messo fine a questo processo. Infine, il contributo al servizio pubblico di elettricità, pagato dal consumatore finale, compensa i costi aggiuntivi dell’acquisto obbligatorio di elettricità prodotta da fonti rinnovabili e dalla cogenerazione da parte di EDF, Elettrique de France (l’azienda elettrica francese).

Le tasse sui trasporti (immatricolazione, assicurazione auto) e sull’inquinamento rappresentano il 25% delle tasse ambientali, con la tassa generale sulle attività inquinanti (TGAP) che è la più grande delle sette tasse esistenti. Si applica all’inquinamento atmosferico, alle emissioni di rifiuti e ai prodotti non facilmente assimilabili nell’ambiente (oli e preparati lubrificanti o detergenti).

Queste imposte sono accompagnate da specifiche misure di sostegno: il credito d’imposta per la transizione energetica, introdotto nel 2014, l’eco-prestito a tasso zero o l’aliquota ridotta dell’imposta sul valore aggiunto, che sono simili ai sussidi per le persone fisiche che effettuano lavori di isolamento dei loro edifici.

Tutti i dati raccolti in questo post provengono da:

gouvernement.fr

cnis.fr

mtaterre.fr

vie-publique.fr

ecologie.gouv.fr

http://iowater.oieau.fr

biotope.fr

service-publique.fr

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