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Vi prego non chiamatela carbonara!

“Potrebbe essere anche buona, ma vi prego non chiamatela carbonara!”. Uno dei moltissimi commenti sui social in seguito alla pubblicazione sul New York Times della “Smoky tomato carbonara”, sicuramente uno dei più clementi. Non solo smoky, ma anche al pomodoro, questo è troppo! La ricetta, indicata come “facile” dall’autorevole firma Kay Chun, newyorkese di nascita, presenta sei passaggi per la preparazione di un piatto che potrebbe anche essere mangiabile, ma che non può essere definito carbonara.

Potremmo fare un lungo elenco di tutti i piatti della tradizione italiana che nel corso del tempo sono stati violentati e ripresentati con bizzarre variazioni. Pensiamo a tutte le varianti vegan della pasta alla bolognese, dove al posto della salsiccia si trovano noci e funghi o tofu e salsa di soia…o alla lasagna di polenta (che cos’è mai? polenta o lasagna? o nessuno delle due travestito da ibrido malloppo per lo stomaco?) fino ad arrivare agli spaghetti con le polpette… E sulla pizza? Perché non aggiungere delle fette di ananas accompagnate da prosciutto cotto e mozzarella, la ormai famosissima pizza Haway?

In ogni parte del mondo la cucina italiana è conosciuta, venerata e riproposta con più o meno capacità e rispetto e bizzarri abbinamenti, prezzo da pagare per appartenere a una delle culture gastronomiche più solide nella storia dell’uomo. La cucina italiana è espressione dell’arte culinaria che si è sviluppata in Italia, ed evoluta attraverso secoli di cambiamenti politici e sociali, con radici che risalgono al IV secolo a.C. La cucina italiana è stata influenzata dalla cucina dell’antica Grecia, dell’antica Romabizantinaebraica e araba, ed è parte integrante dell’ampia famiglia delle cucine mediterranee.

Detto questo quindi, si può perdonare un peccato veniale, l’utilizzo di un ingrediente simile e non uguale all’originale che non si è trovato, un tempo di cottura diverso dal previsto (l’ossessione per “al dente” negli Usa non giustifica errori ben più gravi), ma le cose cambiano quando una food blogger con oltre ventun mila followers, che scrive per il secondo giornale più popolare negli Stati Uniti, propone una ricetta storica della tradizione italiana inserendo gusti d’oltreoceano (bacon al posto del guanciale, pomodoro concentrato) continuando a chiamarla carbonara. Questa non può essere definita informazione.

Ora che, con orgoglio e patriottismo abbiamo chiarito questo, possiamo tirare un sospiro di sollievo e svelarvi che  la Chun ha in effetti rilasciato da poche ore una intervista a un noto magazine on line italiano dove spiega quale siano i suoi obiettivi nella pubblicazione della ricetta della carbonara al pomodoro. “Volevo insegnare alle lettrici ed ai lettori come preparare facilmente la carbonara in casa. Può essere complicato preparare la salsa (senza cuocere le uova), quindi mostro un modo per ottenere con successo la salsa liscia. Volevo anche offrire un profilo aromatico diverso, qualcosa di divertente per chi ama provare nuovi sapori. Per chi cucina tutti i giorni per la famiglia, è bello avere varietà.” Queste le parole della Chun, che afferma di riconoscere appieno la vera carbonara e le sue origini. Dunque una variazione sul tema carbonara, questo si può accettare.

 

 

 

 

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