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Vestirsi di rifiuti

Vestirsi di rifiuti è possibile e sostenibile

Già oggi una maglietta, un costume da bagno ed altri capi di abbigliamento considerati “fashion” sono realizzati con plastica, nylon ed altri tessuti usati. E lo saranno sempre di più. L’evolversi della moda verso uno sviluppo sostenibile della sua industria è un processo che su Impakter Italia stiamo seguendo da sempre. Perché sempre più aziende, dalle start-up ai grandi brand, hanno compreso l’impossibilità di andare avanti producendo e sprecando: prendere le materie prime, trasformarle e alla fine buttarle via. Il tutto utilizzando processi che inquinano acqua e aria a causa di coloranti, prodotti chimici, energia fossile.

Soprattutto senza curarsi di cosa fare dei loro scarti di lavorazione. Che finiscono nelle discariche, negli inceneritori, abbandonati nei terreni o nei mari e che invece opportunamente recuperati e rilavorati possono essere una miniera d’oro. A maggior ragione dopo il Covid-19.

Inceneritore – License: Free for personal & commercial use

La situazione in Italia

A fine 2020 saranno circa 300mila le tonnellate di guanti e mascherine – nell’indifferenziata – che si aggiungeranno ai nostri soliti rifiuti urbani che sono 30,1 milioni di tonnellate, di cui 12,6 nell’ indifferenziata. Che vengono conferiti nelle discariche per la metà – parliamo dei rifiuti indifferenziati – e una parte viene bruciata nei termovalorizzatori in funzione. Il resto? Un po’ li esportiamo ed un po’ lasciamo che qualcuno smaltisca non proprio secondo la legge.

Questi nuovi rifiuti compensano il fatto che a causa del lockdown c’è stata una minore produzione dei rifiuti urbani dalle attività commerciali e produttive. Ma bisognerà smaltirli prima o poi e come si deve non lasciando campo libero alle ecomafie.

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Il ruolo della moda

Giulio Bonazzi, dal 2008 si è messo in testa di trasformare i rifiuti in filati pregiati ed oggi la sua azienda, Acquafil, dalle parti del Lago di Garda ci è riuscita. Per esempio, Econyl è una fibra ottenuta dal riciclo delle reti da pesca dismesse con un un processo che può essere ripetuto all’infinito e che richiestissima da piccoli e grandi brand del lusso, soprattutto beachwear, e utilizzata da oltre 1.000 partner tra cui Gucci, Prada, Burebrry e Stella McCartney.

«Quella della sostenibilità non è una strada facile. Quando l’abbiamo intrapresa nel 2008 gli amici manager mi hanno detto che ero matto, per non parlare del settore bancario. Spiegavo che sarei partito dal riciclo di rifiuti per fare prodotti di lusso e che le discariche per me erano miniere d’oro, e i banchieri, se potevano, mi toglievano gli affidamenti» ha detto Bonazzi che nel 2020, solo grazie al progetto Econyl, riciclerà circa 40.000 tonnellate di prodotti altrimenti destinati a discariche, inceneritori.

Ma non è solo. “Bisognerebbe proprio evitare di creare rifiuti, anche quelli differenziati – dice Bonazzi – Quando raccogliamo le reti da pesca per realizzare l’Econyl (oltre a recuperare quelle abbandonate in mare con il progetto Healthy Seas), andiamo direttamente dai grandi produttori di salmoni in Norvegia e dagli allevatori di orate e branzini nel Mediterraneo o in Pakistan: sono loro che ci forniscono i materiali, prima di gettarli via».

Durante la pandemia molti stilisti hanno scelto il momento cambiare dall’interno il sistema: Giorgio Armani auspica “un generale rallentamento”, 40 stilisti capitanati da Dries Van Noten hanno firmato di una lettera aperta pro sostenibilità, Saint Laurent e Gucci che si sono staccati dal calendario convenzionale delle sfilate e il movimento #rewiringfashion, costituito da oltre 900 designer indipendenti, cerca di tracciare il percorso per questo cambiamento.

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Gucci Circular Lines

Il nome dice molto del nuovo approccio dell’azienda di Firenze che per la collezione “Off the Grid” ha utilizzato materiali riciclati, biologici, provenienti da fonti sostenibili e realizzati con materie rinnovabili. Il tessuto cardine è proprio l’Econyl, il nylon 100% rigenerato a partire da rifiuti pre e post consumo. Non è tutto: la pelle è stata prodotta con un processo di concia metal free o chrome free, le fodere e i fili sono in poliestere riciclato, i rivestimenti delle finiture metalliche sono stati realizzati con ottone, oro e palladio riciclati, gli adesivi sono senza solventi. Economia circolare? Sì.

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