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Verso le europee: i protagonisti. Carles Puigdemont

L’indipendenza della Catalogna, per Carles Puigdemont, è la ragione di una vita. Ma se lo scopo della sua azione politica risulta chiarissimo, i metodi che persegue per raggiungerlo portano sempre a incertezza, confusione e ambiguità. Il 6 maggio, ribaltando la decisione del Consiglio elettorale centrale, la Corte suprema spagnola ha stabilito che l’ex presidente della Catalogna potrà candidarsi alle prossime elezioni europee e sarà quindi il candidato di punta di Junts X Catalunya, coalizione di cui fa parte PDeCAT, il Partito Democratico Europeo Catalano di Puigdemont. Sarebbe il primo caso, per l’Unione Europea, di un candidato che vive da latitante e si presenta alle elezioni in un Paese dove non può tornare senza essere arrestato. In seguito al referendum illegale sull’indipendenza catalana del primo ottobre 2017, infatti, Puigdemont è fuggito in Belgio perché accusato di ribellione e sedizione. 56, nato ad Amer, piccolo paese al confine con la Francia, Carels Puigdemont è il secondo di otto fratelli e vieni da una famiglia di pasticcieri dalla forte tradizione antifranchista e indipendentista. Deve il suo nome al nonno materno, un repubblicano che combatté contro il franchismo e scomparve dopo essere stato recluso in un campo di prigionia, mentre suo zio Josep è stato il primo sindaco di Amer dopo il franchismo. Abbandonati gli studi in filologia per dedicarsi al giornalismo, Puigdemont si iscrive alla Gioventù Nazionalista Catalana, inizia a collaborare con giornali vicini alla causa indipendentista e fonda la rivista Catalonia Today, mensile in lingua inglese che riporta notizie dalla regione. Grande appassionato di tecnologia – è stato tra i primi politici spagnoli ad aprire un profilo Twitter nel 2007 – Puigdemont parla 5 lingue: catalano, spagnolo, inglese, francese e rumeno, lingua imparata dalla moglie Marcela Topor, con la quale ha avuto due figlie e che oggi dirige il mensile da lui fondato. In Spagna lo chiamano “il quinto Beatlles” per via del taglio di capelli, un folto caschetto bruno che non deriva da un omaggio alla band inglese, ma dalla volontà di coprire le numerose cicatrici sulla fronte, dovute a un brutto incidente stradale. L’ala più oltranzista del movimento indipendentista gli rimprovera di non aver dichiarato l’indipendenza unilaterale in seguito al referendum, quando si presentò nella parlamento della Generalitat pronunciando un discorso volutamente ambiguo, dal quale fu impossibile capire se l’indipendenza fosse stata proclamata o meno e che generò caos nelle istituzioni Spagnole e Catalane.  Oggi, dalla sua villa a Waterloo ribattezzata Casa de la República, Puigdemont è pronto a riprendere la battaglia indipendentista e portarla in Europa.

 

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