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Verdi austriaci volano al 14%. Ecco le ragioni

Verdi austriaci. Le ragioni di un exploit elettorale che certamente sfrutta l’onda lunga del Friday for Future, ma che tuttavia viene da molto più lontano.

Un’Europa più “verde” e meno “nera”

Vince il Partito popolare austriaco (ÖVP) dell’ex cancelliere Sebastian Kurz, che con il 37.1% dei voti ottiene il suo miglior risultato dal 2002. Male invece i socialdemocratici dell’SPÖ, che prendono un 4% in meno rispetto alla precedente tornata elettorale, fermandosi al 21,7%: il loro minimo storico. Ma la due grandi novità del voto austriaco sono l’exploit dei Verdi e il flop clamoroso dell’estrema destra del FPÖ. I primi guadagnano nove punti rispetto alle precedenti elezioni, ottenendo il 14% circa e tornando così in Parlamento dopo la debacle che li aveva visti perdere gli scranni nel 2017.

Verdi austriaci: dalla pura testimonianza al grande partito

Fondato nel 1986, il partito ha una storia di sola opposizione. Alle sue prime elezioni, svoltesi nell’anno della sua fondazione, l’allora neonata formazione politica ottenne il 4,8%. Da allora, tra stalli e graduali incrementi, il consenso dei Verdi austriaci è cresciuto fino a raggiungere il 12,4% nel 2013. Poi il crollo, divisioni interne tra il vecchio apparato e le nuove leve sfiancano partito ed elettorato. Risultato elettorale nel 2017: appena il 3,8%, il minimo storico. Meno 8,7 punti percentuale rispetto al 2013. E soprattutto, niente rappresentanza parlamentare. Fino a queste ultime elezioni anticipate, che li hanno visti tornare “prepotentemente” in Parlamento, grazie al 14% dei voti, il loro massimo storico.

Le ragioni della forte affermazione

Il successo dei Verdi austriaci non è un caso isolato. E subito si è parlato di “effetto Greta”, come nel caso degli eccellenti risultati ottenuti dai Verdi del nord Europa alle elezioni europee dello scorso 26 maggio.

Secondo noi di Impakter Italia vale per oggi quello che abbiamo scritto in quei giorni: “per comprendere le ragioni della forza dell’onda verde qualcuno ha parlato di “effetto Greta”, la giovanissima attivista che ha ispirato il movimentismo internazionale contro il cambiamento climatico.

Si tratta di una formula giornalistica che contiene molte verità, il cui unico difetto è quello di invertire l’ordine delle cose. Certamente, le grandi mobilitazioni che negli ultimi mesi hanno riempito le piazze di tutto il mondo hanno impresso una forte spinta alla sensibilizzazione sulle tematiche ambientali e sulla necessità di realizzare un nuovo modello di sviluppo, responsabile e sostenibile. Ma queste a loro volta sono state possibili perché nella società occidentale, in particolare in Europa, si è da tempo radicata una nuova cultura dell’ambiente, che va oltre l’ambientalismo tradizionale. Una strategia che non si limita a giocare in difesa, ma che aggredisce le problematiche unendo attenzione per l’ambiente, impresa e soprattutto pragmatismo”.

La differente natura dei Verdi austriaci rispetto ai “cugini” mediterranei.

Fin dalla nascita i Verdi austriaci hanno sposato i temi dell’ambientalismo e del progressismo. Da subito si sono  collocati politicamente nell’area del centro-sinistra. Tuttavia, la loro genesi politica li rende distanti dal radicalismo tipico dei loro omologhi francesi, italiani e spagnoli. La fondazione del partito è avvenuta infatti per fusione di altri due partiti, uno progressista, i Verdi Uniti dell’Austria (VGÖ), e uno però conservatore, la Lista Alternativa dell’Austria ( ALÖ). La parte conservatrice ha fortemente inciso sul cammino politico della nuova formazione. A cominciare dalle alleanze. I Verdi austriaci sono stati infatti ripetutamente alleati dei socialdemocratici. Diversamente, in Francia, Spagna e Italia i Verdi si trovano maggiormente a loro agio con la componente massimalista del centro-sinistra. In sostanza, quello dei Verdi austriaci è un ecologismo con forti “inflessioni” liberali. Un approccio mentale “quasi di governo”, in grado di attrarre i voti moderati.

Mauro Pasquini

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