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Valle Piola, l’Italia abbandonata e in svendita

Valle Piola. Antico borgo abruzzese abbandonato e in svendita (ma invenduto). Ecco un altro pezzo d’Italia che muore di inedia, trascuratezza e miopia del sistema Paese.

Un gioiello abbandonato 

Abruzzo. Provincia di Teramo. Nel comune abruzzese di Torricella Sicula, a più di 1000 metri di altitudine, si trova Valle Piola, piccolo borgo abbandonato immerso tra i Monti della Laga. L’ultima famiglia se ne è andata nel 1977. Da allora non rimangono che 9 edifici diroccati. Una storia di abbandono che si perde nei secoli. La prima grande “fuga” risale al 1152. Un violento terremoto distrusse gran parte dell’abitato. Molti abitanti mossero verso Teramo. Ma il piccolo centro resistette fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Più potente del terremoto furono infatti i primi vagiti della ricostruzione del Dopoguerra. L’Italia si apprestava a entrare lentamente in quella fase di ammodernamento e industrializzazione che vedrà il suo culmine a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta: il cosiddetto boom economico. La bellezza bucolica di Valle Piola nulla poté davanti alle opportunità offerte dai più grandi centri urbani, dove sorgevano sempre più numerose fabbriche, officine, laboratori, con il loro indotto di esercizi commerciali e cantieri edili. Sempre di più i contadini diventavano operai. E Valle Piola, come tantissimi altri borghi incantati del Bel Paese, divenne definitivamente un “fantasma”.

La piccola grande storia passata per Valle Piola

Molta storia è passata da Valle Piola. Piccola grande storia. Briganti, ribelli e oppositori del governo vi hanno trovato nascondiglio. Dal “giacobino senza pace” Carmine Santini al filosofo, economista e politico Melchiorre Delfico. Sembra che quest’ultimo, messi all’abiura i suoi scritti, per mesi abbia trovato rifugio in una grotta di Valle Piola, in assoluta solitudine e cibandosi solo di erbe. Il motivo del contendere, intorno al quale si combattevano le parti in causa, erano quasi sempre le tasse. I balzelli che i governanti locali imponevano alla popolazione provocano sommosse e talvolta vere e proprie ribellioni.

Bellezza italiana in svendita (e comunque invenduta)

L’epilogo triste di Valle Piola tocca il fondo nel 2011. Nel mese di aprile il borgo viene messo in vendita a 550mila euro. Praticamente il prezzo di un appartamento non troppo grande di un qualsiasi capoluogo di rilievo della Penisola. Sono messi sul piatto gli edifici in pietra per una superficie complessiva di 4.400 metri quadrati e 6 ettari di terreno. Certo, trattasi di edifici completamente da ristrutturare. Chi compra dovrebbe farsi carico anche di ingenti spese per il recupero. Ma la cosa triste è che chi compra, semplicemente, non esiste. Nessuno infatti ha risposto o ha manifestato un reale interesse all’offerta. Il Bel Paese non attira più nemmeno quegli “squali” pieni di cash, che certi puristi fuori dal mondo additano come usurpatori se solo osano proporre di convertire un bene architettonico morente in struttura per il turismo di lusso. Poveri noi.

Mauro Pasquini

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