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bottiglie di plastica

Utensili compostabili: sono davvero ecosostenibili?

Che la plastica sia un problema fuori controllo è risaputo, così come che sia necessario ridurne l’uso e la produzione. L’ordinanza del 2019 che mette fine alla produzione da quest’anno la plastica monouso ha iniziato a far emergere (o ri-emergere) alternative sostenibili all’usa e getta che per tanti anni ci ha accompagnato, come le borracce al posto delle bottigliette di plastica, oppure oggetti realizzati in materiali del tutto nuovi, come le buste biodegradabili per la spesa o le posate compostabili. Ma queste alternative realizzate con materiali bio sono davvero ecosostenibili? E gli impianti di compostaggio sono in grado di smaltirle?

Le alternative compostabili

Rifiuti, Immondizia, Sacchetto Di Immondizia Crediti immagine: Ben_Kerckx

Quando nel 1959 Sten Gustaf Thulin, ingegnere svedese, inventò i sacchetti di plastica, lo fece per questioni ambientali. Per quanto possa sembrare bizzarro oggi, all’epoca infatti si utilizzavano soprattutto sacchetti di carta, e si era preoccupati per la deforestazione che ne conseguiva. Ecco perché quindi il passaggio alla plastica, che rendeva i sacchetti praticamente indistruttibili e riutilizzabili all’infinito, sembrava una svolta ambientalista. Purtroppo, come ben sappiamo, il loro uso è diventato molto rapidamente mono-uso, facendo dei sacchetti di plastica abbandonati nell’ambiente un grave problema. L’invenzione dei sacchetti biodegradabili, decisamente meno resistenti ma certamente non inquinanti è una delle alternative al momento disponibili.

Il problema della plastica usa e getta però è largamente legato anche a posate, piatti e bicchieri che vengono prodotti per essere utilizzati solo per pochi minuti e rimanere nell’ambiente per sempre, se non adeguatamente riciclati.

Sono ormai molti anni che posate, bicchieri e piatti biodegradabili sono disponibili sul mercato: uno studio del 2009 si interrogava già sulla possibilità di passare all’utilizzo di queste alternative compostabili per eliminare la plastica. La plastica biodegradabile o bioplastica è un tipo di plastica che può essere ottenuta da risorse naturali come oli vegetali e amidi o biomasse come la canna da zucchero, il mais o da microbi come il lievito. Non tutte le bioplastiche sono biodegradabili e non tutte le bioplastiche sono compostabili.

Le aziende del settore come la Worldcentric affermano che la loro produzione non ha impatto ambientale, rispondendo positivamente alla domanda precedentemente posta sull’ecosostenibilità di questi prodotti. Inoltre, i prodotti della Worldcentric sono anche completamente biodegradabili in 180 giorni, come affermato sul sito dell’azienda.

 

La degradazione delle bioplastiche

Commestibili Cucchiaio, Commestibili PosateCrediti immagini: Founcyspoon

 Uno dei maggiori interrogativi in merito alle bioplastiche è la possibilità di conferirle nella raccolta dell’umido. L’azienda Sant’Anna è stata la prima al mondo, nel 2008, a produrre le biobottle per l’acqua minerale, realizzate con un polimero 100% vegetale. Solo in Italia consumiamo circa 11 miliardi di bottiglie l’anno esclusivamente per l’acqua, rendendo l’alternativa in mater-bi molto interessante. Ma come conferirle per il loro riciclo? Sul suo sito, Sant’Anna afferma che in 80 giorni le bottiglie si degradano, ma riferisce anche che sia necessario conferirle negli appositi siti di compostaggio industriale: se abbandonate nell’ambiente e non trattate appositamente non si decomporranno.

Relativamente a bicchieri, posate e piatti biodegradabili, a meno che non si tratti di materiali edibili (che hanno solitamente il sapore di un cracker e sono vegani), è sempre necessario verificare con il gestore di rifiuti della propria zona se l’impianto di compostaggio a cui conferiamo la nostra raccolta dell’organico è in grado di degradare le bioplastiche. Essendo materiali nuovi infatti, non tutti gli impianti sono in grado di processarli insieme alla classica raccolta dell’umido.

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