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USA e Arabia Saudita “riscaldano” il pianeta

USA e Arabia Saudita. I due gemelli del petrolio continuano a negare il cambiamento climatico. Ma è proprio il Medio Oriente, insieme al Nord Africa, l’area che ne subirà le peggiori conseguenze. Ecco perché.

Medio oriente e Nord Africa le aree più colpite dal cambiamento climatico

Il popolo dell’Arabia Saudita e più in generale le popolazioni della regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa) sono in grave pericolo di sperimentare le conseguenze fatali dei cambiamenti climatici a un ritmo molto più veloce rispetto al resto del mondo. La regione si trova in una posizione particolarmente critica a causa del clima caldo e secco. Numerosi studi dimostrano che le proiezioni sul cambiamento climatico sono allarmanti. Secondo il World Economic Forum, il delta del Nilo si sta riducendo. Città come Jeddah stanno subendo inondazioni e il Mar Morto continua a ridursi di 1,2 metri all’anno rischiando di perdere il suo delicato ecosistema. Un rapporto della Banca Mondiale prevede che nel prossimo decennio 80-100 milioni di persone saranno esposte allo stress idrico mentre 6-25 milioni di persone potrebbero subire inondazioni costiere e aumenti “anormali” della temperatura. Questa condizione che porta alla formazione di ozono a terra, con conseguenze catastrofiche sulla salute.

Ma l’Arabia Saudita non sente ragioni

In quest’area l’Arabia Saudita, in qualità di principale paese produttore di petrolio, gioca un ruolo chiave. Ma la posizione assunta dal Paese sul tema del cambiamento climatico è tutt’altro che incoraggiante. Nello scorso dicembre, insieme a Russia, USA, Kuwait, l’Arabia Saudita ha rifiutato di appoggiare l’autorevole relazione intergovernativa sul cambiamento climatico (IPCC) che mostra come potrebbe apparire il mondo in caso di riscaldamento di 1,5 C, commissionato dalle Nazioni Unite dopo l’Accordo sul clima di Parigi nel 2015. Il capo negoziatore sul clima dell’Arabia Saudita, Ayman Shasly, ha ritenuto di “non accogliere formalmente” il rapporto dell’IPCC, affermando di rilevare in esso “lacune scientifiche”.

La liason con gli USA di Donald Trump

Quella dell’Arabia Saudita è una posizione che ricalca perfettamente la politica di Donald Trump, che tra i suoi atti di governo di cui va più fiero vi è proprio il ritiro degli USA dall’Accordo di Parigi, fiore all’occhiello della politica estera del suo predecessore, Barack Obama. L’attuale inquilino della Casa Bianca continua imperterrito nella sua politica energetica, che prevede l’aumento indiscriminato dell’utilizzo di combustibili fossili, ignorando così ogni accordo internazionale contro il cambiamento climatico. Gli USA sono il più forte alleato dell’Arabia Saudita nell’azione di disconoscimento dell’allarme che in tutto sta mobilitando scienziati, governi e persone comuni. Al momento non si intravede nessuna via d’uscita. Addirittura, al G20 in Giappone, Trump ha spiazzato tutti affermato tronfio che “abbiamo l’acqua più pulita, l’aria più pulita”. Il tutto mentre nella cittadina di Flint, nel Michigan, in quell’America che Trump ha giurato di rendere “di nuovo grande”, la popolazione dopo anni non ha ancora accesso proprio all’acqua pulita.

Mauro Pasquini

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