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Un’ordinanza non ci rende plastic free, “Serve una normativa nazionale”

Un’ordinanza non ci libererà dalla plastica. La singola buona volontà è preziosa, certo, ma non è sufficiente senza un’azione complessiva su scala nazionale. Insomma, le apprezzabili iniziative plastic free delle amministrazioni comunali e regionali rischiano di sortire il più tradizionale degli effetti-boomerang. Sì, perché il principale problema è che la tendenza è quella al “fai-da-te”, in assenza di un quadro normativo organico, e talvolta senza un adeguato confronto con le persone. Manca, insomma, un perimetro entro cui muoversi e così ognuno va in ordine sparso: occorre una politica che sappia quindi decidere. E fornire un quadro univoco.

Plastic free: la grande occasione partecipata

“Quella dei regolamenti Comunali Plastic Free è una questione piuttosto emblematica di quanto un provvedimento brillantemente ecologista rischi di essere rifiutato dalla popolazione se non viene ben gestito, malgrado la sensibilità crescente sui disastri che la plastica sta combinando in giro per il mondo, arrivando, ormai, a intrufolarsi nella nostra catena alimentare”, osserva Annalisa Corrado, ambientalista di lungo corso e candidata con Europa Verde alle prossime Europee. “Laddove non si prevedano agevolazioni all’accesso delle alternative – aggiunge Corrado – e processi partecipati con la cittadinanza e degli esercenti (di illustrazione delle motivazioni, di formazione, di coinvolgimento, di valorizzazione dell’iniziativa) il provvedimento rischia di essere rifiutato e, letteralmente, respinto al mittente come troppo penalizzante e incomprensibile”.

L’associazione Fare Ambiente, in una recente conferenza stampa organizzata al Senato, ha evidenziato i rischi: “Le normative delle Amministrazioni locali italiane rischiano di creare confusione per cittadini e operatori commerciali che si troveranno in un Comune a poter utilizzare dei prodotti e in altri no”. Addirittura secondo Fare Ambiente potrebbero esserci “ricorsi che intaseranno la giustizia amministrativa”. Insomma, è urgente un quadro chiaro, univoco, che possa portare in maniera ordinata al raggiungimento dell’obiettivo del plastic free o comunque a una sensibile riduzione della plastica in circolazione. Ed è l’unica soluzione per evitare iniziative lodevoli, quanto estemporanee.

La campagna di Greta e la direttiva plastic free

Le soluzioni, peraltro, non mancano. “La normativa nazionale – spiega ancora Annalisa Corrado – dovrebbe supportare fortemente questo tipo di iniziativa, sia emanando finalmente il bando della plastica mono-uso, iniziando da tutte le tipologie di imballaggi che attualmente non sono riciclabili), sia completando la normativa con i decreti “end of waste” che regolamentino finalmente con semplicità la ‘seconda vita’ di scarti e sottoprodotti che potrebbero diventare nuove ‘materie prime’. Valorizzando innovazioni e tecnologie ormai consolidate nell’ambito dell’economia circolare”.

La campagna di mobilitazione avviata da Greta Thunberg ha insomma sortito un effetto sensibilizzazione. Indipendentemente dal dibattito surreale, scatenatosi intorno alla sua protesta, molti cittadini hanno indirizzato la loro attenzione sulla necessità di un futuro sostenibile. Perché – come mette in evidenza proprio Greta – c’è la possibilità, per alcuni finanche una certezza, che il futuro non ci sia nemmeno senza un adeguato intervento. In questo contesto Istituzioni europee hanno accolto la giovane attivista svedese, potendo quantomeno vantare l’approvazione di una direttiva orientata alla riduzione della plastica. I tempi non so quelli stretti chiesti da Greta, ma qualcosa almeno si è mosso.

Il provvedimento, in particolare, prescrive che dal 2021 i “prodotti di plastica monouso” siano “esclusi dal mercato”. “Il divieto – spiegano dall’Ue – si applicherà a bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini, tutti prodotti che dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili. I contenitori per bevande in plastica monouso saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi restano attaccati al contenitore”. Secondo le stime dell’Unione la ricaduta positiva sarà notevole: “Si eviterà l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, si scongiureranno danni ambientali per un costo equivalente a 22 miliardi di euro entro il 2030 e si genereranno risparmi per i consumatori dell’ordine di 6,5 miliardi”.

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