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Surriscaldamento emergenza climatica sole caldo

Uno scudo contro il sole: la misura da fantascienza contro il surriscaldamento

Uno strumento che sembra fantascienza contro il surriscaldamento del pianeta. L’idea è quella di impiegare la geoingegneria per formare una sorta di scudo e attutire l’impatto diretto dei raggi solari. Affascinante a dirsi, non proprio facile da attuare. E soprattutto il successo non è garantito. Un rapporto dell’Accademia nazionale di Scienze, Ingegneria e Medicina statunitense ha comunque riportato il dibattito al centro: “I gas serra non calano e bisogna valutare strumenti di geoingegneria solare”.

In questo senso è stato chiesto alla Casa Bianca di non escludere l’opzione. Il presidente Joe Biden ha promesso un grande impegno sul fronte dell’emergenza climatica. Un punto ineludibile della sua agenda di governo. Per questo non vuole chiudere la porta alle tecnologie più innovative. Ma da qui a dire che seguirà la strada della geoingegneria, ce ne passa. 

Joe Biden presidente Usa

Un ritratto di Joe Biden Foto di heblo da Pixabay

Lo scudo contro il sole

Ma come potrebbe funzionare, nel dettaglio, lo scudo contro il surriscaldamento? Gli interventi ipotizzati sono principalmente due. C’è la possibile iniezione di aerosol nell’atmosfera, attraverso particelle di zolfo. In alternativa può essere studiata l’installazione di pannelli solari riflettenti nell’orbita intorno al pianeta. L’obiettivo, in tutti i casi, è quello di creare una protezione contro flusso di energia solare che colpisce la Terra.

Il progetto non è nuovissimo in realtà. È stato lanciato, da tempo, dal Premio Nobel per la chimica, Paul Crutzen, morto a gennaio scorso. Dopo aver vinto il riconoscimento per gli studi sulla distruzione dell’ozono atmosferico, ha individuato un modello innovativo. La sua opinione era comunque prudente: ha sempre invitato a valutare i benefici e gli eventuali rischi. E, nel caso, tentare l’attuazione degli esperimenti. 

I rischi della proposta anti-surriscaldamento

I pericoli, dunque, esistono. La misura non è affatto infallibile,  per quanto la visione sia affascinante. Gli esperti, infatti, mettono in guardia sul potenziale sconvolgimento degli equilibri. Un esempio? Il filtro alla radiazione, in una determinata area del pianeta, rischierebbe un’alterazione della meteorologia globale. Quindi, in alcune zone della terra potrebbe aumentare la forza degli eventi estremi. Il rapporto suggerisce di considerare investimenti imponenti per valutare il ricorso alle tecnologie. L’appello, infatti, parte da un presupposto: le emissioni inquinanti non diminuiscono e se anche iniziassero forti misure di contenimento, i risultati non si vedrebbero per anni. 

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