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UniGe sostenibile

UniGe sostenibile: per la formazione di un Cittadino

UniGe sostenibile non è ancora un corso di laurea dell’Università di Genova, una delle più prestigiose ed antiche d’Italia e d’Europa. E non ha ancora dei corsi dedicati alla sostenibilità a 360 gradi. Ma ha tutto quel che serve per essere una Università moderna e dunque sostenibile e per formare cittadini sostenibili. Il viaggio di Impakter Italia nelle Università italiane che “praticano” la sostenibilità prosegue.

Siamo nati nel 2014 – spiega ad Impakter Italia l’ingegner Adriana Del Borghi, Responsabile di UniGe sostenibile – dopo che già all’epoca seguivamo alcune aziende sulla questione della riduzione dell’impronta di carbonio. In quel momento a seguito di un accordo col Ministero dell’Ambiente abbiamo creato la Commissione sostenibilità dell’Università di Genova. In seguito è arrivata la delega del Rettore che mi ha nominato Responsabile“.

L’ateneo del capoluogo ligure è composto da 31mila studenti, 4 sedi, 3.000 dipendenti tra personale docente e di altro genere. “Una cittadella la chiamo io – dice la Prof.ssa Del Borghi – che allora produceva 26mila tonnellate di Co2 all’anno. Insomma un po’ troppo, come una azienda di medie dimensioni. Sollecitati anche dagli studenti ci siamo messi al lavoro e quello della riduzione della nostra carbon footprint è diventata la nostra mission se non principale quasi“.

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Prof.ssa, Ing.Adriana Del Borghi UniGe sostenibile

Cosa fate ad UniGe sostenibile?

Intanto chiediamo a tutti candidati rettori del prossimo periodo (quello che va dal 2020 al 2026) un vero e proprio Ufficio sostenibilità. L’attenzione e la consapevolezza ovviamente non sono in discussione. Per il resto  cerchiamo di far sì che la sostenibilità sia anche un po’ “cool”: basta con questa storia che per essere sostenibili bisogna tornare indietro, alle candele per dirne una, sull’energia o ai buoi che tirano l’aratro. Non è vero, non c’è niente di più moderno e tecnologico dello sviluppo sostenibile. Che in alcuni casi può recuperare le antiche tradizioni ma con la modernità attuale. In ateneo facciamo raccolta differenziata ovviamente da tanto tempo con dei bei contenitori colorati da esterni ed interni; le borracce in acciaio per ogni studente perché sul plastic free crediamo che il modo migliore di gestire i rifiuti sia quello di non produrli. Almeno alcuni. E poi lavoriamo come detto all’obiettivo di essere carbon neutral (emissioni zero, ndr) entro il 2030 in seguito ad un accordo firmato nel 2019 ed anche questo molto sollecitato dai nostri studenti”.

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Studenti di UniGenova (da pagina FB UniGe)

Professoressa che rapporto c’è tra l’Università e gli studenti?

Di grande collaborazione e scambio. Che a noi “serve” per essere in contatto strettissimo con il pensiero dei giovani ed a loro per avere interlocutori credibili e sentirsi loro stessi credibili. Addirittura qui è nata un’Associazione studentesca sul tipo di quelle dei college americani che si chiama Unigeco, sulla sostenibilità. Noi e loro stiamo dalla stessa parte per fare delle cose concrete. C’è molto dialogo con il movimento Fridays for Future che qui ha attecchito molto e con idee molto interessanti. Tra l’altro per adesso noi non abbiamo nessuna percezione di un calo di iscritti e speriamo che prosegua perché sarebbe davvero preoccupante il contrario“.

C’è molto altro sembra nelle vostre proposte…

Ci occupiamo del clima, dell’energia e delle fonti rinnovabili. Su questo abbiamo due sfide molto importanti e diverse. Il campus di Savona che è un campus a tutti gli effetti e nel quale è meno difficile fare certe azioni per l‘efficentamento energetico e l’autonomia. E Genova invece che specie nel centro città ha diversi palazzi antichi e dove quindi certe operazioni sono un po’ più difficili, ma non impossibili. Tra due anni avremo i primi laureati in Ingegneria ambientale, un corso in inglese (allora Enviromental Engineering, ndr) che avrà anche esami di scienze e non solo legati alla tecnica dell’ingegneria. Poi aspettiamo l’Ufficio di cui abbiamo parlato all’inizio e vedremo. Le due cose delle quali siamo particolarmente soddisfatti sono la mobilità casa-università ed il corso di Formazione alla Cittadinanza”.

Il primo riguarda l’indagine nazionale sulla mobilità casa-università rivolta a studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo, promossa dalla RUS (Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile), di cui il nostro Ateneo fa parte. L’indagine, patrocinata della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane,ndr) raccoglierà informazioni sulle abitudini di spostamento precedenti alla fase di lockdown, gli eventuali cambiamenti previsti al riguardo da ciascuno di noi (secondo due scenari alternativi di basso oppure medio-alto rischio sanitario), con particolare attenzione ai fattori di sicurezza sanitaria e sostenibilità. Le indicazioni ricavate saranno preziose per la programmazione della didattica e del lavoro in Ateneo, ma anche per la programmazione del trasporto pubblico e della viabilità in accesso alle sedi universitarie. “Detta così è la parte formale e burocratica della questione. A me piace dire che ci piacerebbe intercettare i nostri studenti prima che arrivino al motorino o alla macchina“.

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Una delle biblioteche dell’Università (da pagina FB Unige)

Cos’è la Formazione alla Cittadinanza?

Un corso che abbiamo tenuto, in questa stagione difficile, per la seconda volta e della quale io e tutti noi che ci lavoriamo a vario titolo e livello, siamo molto entusiasti e sorpresi. Si tratta di 15 ore dedicate specificatamente alla sostenibilità, a partecipazione volontaria e che da un credito aggiuntivo. Bene quest’anno si sono iscritti 200 ragazzi e tra aprile e maggio in 190 hanno sostenuto l’esame. Un risultato che non credevamo, molto importante e che ci conferma la assoluta necessità di proseguire su questa strada. Anche perché finalmente la sostenibilità è entrata a far parte dei criteri che portano alla valutazione complessiva di una Università e dunque alla destinazione delle risorse. Per questo plaudo all’iniziativa che ha introdotto lo sviluppo sostenibile come materia di studio nelle scuole sin dal prossimo anno. Vorrà dire che avremo studenti già consapevoli ed il nostro lavoro sarà sempre più specifico“.

Professoressa lei è accreditata ai lavori delle Commissioni ONU sulle questioni climatiche, è stata alle conferenze sul clima. Se le chiedo dei 17 Sdgs dell’Agenda ONU 2030 mi risponde che possiamo farcela?

Su alcune cose forse sì, tipo la riduzione delle emissioni di Co2. Ma dobbiamo agire “ieri” non oggi. Da Copenhagen a Madrid ho visto un progressivo e velocissimo cambiamento di atteggiamento su certe questioni passando dal cosa possiamo fare a quanto ci serve a ecco le risorse per fare quello che è necessario. Cioè un’operatività tale che non mette in discussione se esiste o meno un problema climatico. I negazionisti del clima non esistono dentro l’ONU. E quello che credo sia necessario fare adesso è parlare della questione clima come di una emergenza climatica e trattarla come l’emergenza sanitaria che abbiamo passato e nella quale forse siamo ancora immersi, almeno in parte. A Unige sostenibile crediamo che l’emergenza climatica non può essere argomento di dibattito politico. Se non quando le varie parti mettono sul tavolo soluzione e proposte concrete. Qui più che ambiziosi bisogna essere consapevoli.”

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Una vista del porto di Genova- dal sito Unigesostenibile.unige.it

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