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Odessa

Una voce da Odessa

A Odessa si respira aria di normalità.Ventiquattro ore dopo i bombardamenti che hanno colpito alcuni obiettivi civili nella città di Odessa, i media hanno iniziato a descrivere la situazione in maniera allarmistica. Per accertare lo stato dei fatti, abbiamo raggiunto al telefono il collega Ugo Poletti, imprenditore italiano trapiantato a Odessa, direttore di The Odessa Journal, studioso della cultura russa, che ci racconta le ultime news a distanza di una settimana dall’intervista rilasciata al nostro Eduardo Lubrano.

Ugo, è tornata la paura dopo i missili lanciati ieri su obiettivi civili?

“Definiamo bene il pericolo. Oggi il pericolo di essere invasi è più basso rispetto all’inizio della guerra, perché all’epoca si temeva uno sbarco dal mare, poi con l’affondamento di alcune navi il pericolo di un attacco dalle coste non c’è più. Da terra il pericolo è stato più consistente nelle prime tre-quattro settimane di invasione, perché se le truppe russe avessero superato il fiume Bug sarebbero arrivate facilmente a Odessa. Ma i difensori ucraini sono molti organizzati e sono riusciti a respingerli a Nokolaiev facendoli ripiegare a Kerson. Attualmente l’esercito ucraino sta tenendo bene il fronte: ogni giorno i russi avanzano di qualche chilometro e gli ucraini puntualmente riconquistano terreno e li rimandano indietro, dunque posso affermare che da un punto di vista militare oggi Odessa è più sicura rispetto a due mesi fa”.

scultyura sul porto

Rimane il pericolo che viene dal cielo però…

“Questo è il pericolo più consistente in questa fase, perché la città è esposta dal cielo, ma l’esercito ucraino ha buone difese anti missilistiche: dati alla mano, più della metà dei missili lanciati in questi due mesi sono stati abbattuti. Nelle prime fasi di guerra però erano selettivi, ossia puntavano sugli obiettivi militari, aeroporto, linea ferroviaria che collega alla Romania, depositi, oggi invece puntano di più su obiettivi residenziali come palazzine e negozi. Ma da diverse fonti affidabili abbiamo appreso, ed è una notizia di cui ne sono a conoscenza in pochi, che i russi avevano uno stock di 5.000 missili da lanciare su Odessa e ad oggi più della metà sono stati utilizzati. I rimanenti sono quelli più obsoleti, risalenti al periodo della Guerra Fredda, dunque meno precisi ed efficaci ma proprio per questo più soggetti a sbagliare bersaglio. E questo da una parte aumenta il rischio perché possono colpire obiettivi civili anche se erano destinati altrove”.

Quindi i cittadini iniziano a temere di più per le loro vite?

Gli attacchi dal cielo non sono mai finiti dall’inizio del conflitto, ma negli ultimi quattro giorni sono aumentati decisamente, quindi le sirene suonano più spesso e il coprifuoco si è intensificato”.

 

Odessa non ha la metropolitana: dove si rifugiano durante il coprifuoco?

“Ad oggi in casa, anche se ci sono dei rifugi, e questo fa capire che la popolazione è tranquilla, si sente protetta. Ad inizio conflitto si è parlato di circa 300 rifugi qui a Odessa, quasi tutti realizzati per la Seconda Guerra Mondiale o nel periodo della Guerra Fredda. In realtà sono quasi tutti inutilizzabili perché privi di manutenzione da decenni e soltanto una decina sono a disposizione di una città di un milione di abitanti”.

A proposito: quanti cittadini sono andati via dall’inizio della guerra?

“E’ stato stimato che circa un quarto sono andati via, quindi oggi ci saranno oltre 700.000 persone qui. Ma sono andati via soprattutto donne e bambini nelle prime settimane di conflitto. E’ stata un’emigrazione composta, con file di auto che andavano verso la Moldavia, che dista circa un’ora dal confine ucraino, treni giornalieri in direzione Leopoli, e dopo un viaggio di circa quattordici ore da lì si entrava in Polonia, e ancora in quattro ore di auto si raggiungeva il Danubio, e da lì in traghetto si andava in Romania

E in questi giorni si assiste ad una nuova ondata di partenze?

“A mio parere, anche se non ho dati certi, in queste settimane sono più quelli che tornano a Odessa che quelli che vanno, perché la situazione è molto più tranquilla. Gli ucraini sono un popolo molto attaccato alla propria terra e ciò che sta dimostrando la resistenza ne è una forte testimonianza”.

Come vive un cittadino comune a Odessa in questi giorni?

Le scuole ovviamente chiuse, diverse aziende hanno mentre altre si sono spostate oltre confine. Per il resto, i negozi stanno riaprendo così come i ristoranti, i musei e anche i teatri. Io, ad esempio, in questi giorni sono uscito una volta a cena, due volte a bere un bicchiere di vino con degli amici esono stato a un concerto di jazz in un teatro sotto terra e mentre cadevano bombe nei pressi dell’edificio lo spettacolo è proseguito. Posso affermare che a livello sociale la vita sta riprendendo bene, c’è una parvenza di vita reale che riprende. Questo è anche un modo per rispondere al nemico, facendogli vedere che il popolo ucraino non cede di un centimetro sotto ogni fronte. Poi il governo sta offrendo molti incentivi fiscali e bonus alle aziende per far sì che rimangano aperte e paghino gli stipendi ai dipendenti, in modo che aiutino le famiglie e vendendo i prodotti pagano le tasse per aiutare a loro volta il governo a sostenere lo sforzo bellico”.  

 

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