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Le “bombe d’acqua”? L’opinione di Antonio Lubrano

L’opinione di Antonio Lubrano sulle “bombe d’acqua”. “Scende la pioggia ma che fa..” cantava cinquant’anni fa Gianni Morandi. Oggi, ahimè, lo sappiamo che fa: “I forti temporali che si sono abbattuti dalle 5 sulla Lombardia hanno provocato l’innalzamento repentino dei livelli del Seveso e del Lambro, saliti di tre metri in mezz’ora“, disagi in tutta Milano treni fermi per due ore tra Bovisa e Cadorna, deviati mezzi Atm,  tanti i sottopassi inagibili. Blackout in diverse zone della città. E non è certo la prima volta che succede nel capoluogo meneghino.

Pochi giorni fa il mal tempo ha messo in crisi una città come Palermo. Una bomba d’acqua, così è stato definito dai giornali il nubifragio del giorno di S.Rosalia (protettrice della città): strade trasformate in fiumi, traffico bloccato per un tempo infinito, due morti. Mera consolazione,  il confronto con l’alluvione del febbraio 1931 che causò dieci morti. Perchè da qualche anno questi eventi si ripetono con una frequenza crescente ed impressionante: solo negli ultimi sei anni bisogna ricordare le “bombe d’acqua” che hanno devastato Genova nel 2014, Sassari nel 2016, Cagliari e Torino nel 2019 e le due ultime di luglio 2020 qui accennate.Per non risalire all’alluvione del campeggio di Soverato in Calabria nel 2000. Il bilancio di questi eventi in termini di vite umane è tremendo 210 dall’inizio del terzo millennio.

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Questi ricordi ci confermano che siamo ormai allo stravolgimento delle normali condizioni atmosferiche; chessò, la regola più elementare: pioggia e temporali d’inverno, sole d’estate.

Quello che è accaduto a Milano, Palermo,ed in tutti gli altri luoghi appena nominati, ovvero la bomba d’acqua, è peraltro il palmare riflesso di una crisi mondiale: le piogge sono scarse un po’ dovunque, a est e a ovest del globo: mancano 23 miliardi di metri cubi d’acqua proprio per la riduzione delle piogge. Non è paradossale? Peggio ancora: due miliardi di persone nel mondo cercano invano una fonte di acqua potabile a cui abbeverarsi. E manco a farlo apposta la gran parte di questa umanità vive nel sud della Terra, a conferma della precarietà che contraddistingue sempre il meridione del mondo.C’è da chiedersi quale forza può avere il punto 6 dell’Agenda ONU 2030 che indica un degli obiettivi dello sviluppo sostenibile: “garantire a tutti l’accesso a una fonte di acqua potabile”.

Lo stravolgimento delle quattro stagioni – che ha generato il luogo comune sulla irriconoscibilità dell’estate, dell’inverno, della primavera e dell’autunno – mette in crisi anche le nostre reazioni umane. Non dobbiamo più sorprenderci se il nostro buonumore o il nostro malumore dipendono anche dal sole o dalla pioggia.

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