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Una nuova categoria di migranti negli Usa: quelli “climatici”

Li chiamano così negli Stati Uniti. Sono le persone che spaventate da quello che hanno visto, subito o solo da quello che è possibile che accada in seguito ad un disastro ambientale, stanno decidendo di cambiare residenza, città, Stato. I “migranti climatici“, hanno paura.

E si chiedono se esiste un posto dove essere al sicuro. E lo chiedono al professor Jesse Keenan, docente presso la Graduate School of Design dell’Università di Harvard. Almeno una volta al giorno, il Dr. Keenan, che studia sviluppo urbano e adattamento climatico, riceve un’email da qualcuno che chiede dove muoversi per essere al sicuro dai cambiamenti climatici.

Ed il professor Keenan sembra aver individuato una città adatta. Si tratta di Duluth, una città del Minnesota, nel nord-est del paese. Adagiata sulle sponde della regione dei Grandi Laghi, Duluth conta meno di 90 mila abitanti.

Le proiezioni climatiche suggeriscono che, a causa di fattori geografici, la regione intorno a Duluth,  appunto l’area dei Grandi Laghi, sarà uno dei pochi luoghi in America in cui gli effetti dei cambiamenti climatici potrebbero essere gestiti più facilmente.

Entro il 2080, anche in presenza di concentrazioni relativamente elevate di emissioni di anidride carbonica, il clima di Duluth dovrebbe passare a qualcosa di simile a quello di Toledo, nell’Ohio, con temperature massime estive simili a quelli della metà degli anni ’80.

“Non stiamo vedendo ondate di calore peggiori o ondate di calore più lunghe o più di quelle lunghe notti che non scendono al di sotto di 23 gradi –  dice Kenneth Blumenfeld, climatologo senior del Minnesota Department of Natural Resources – Invece, quello che stiamo vedendo è inverni più caldi, meno giorni durante l’inverno, dove arriviamo al massimo a -1°”.

Dato che la regione rimarrà relativamente fresca, avrà un rischio di incendio inferiore rispetto agli Stati dell0Ovest o del Sud-Est. Gli incendi selvaggi prosperano alle temperature più calde, che asciugano le piante e le rendono più facili da ardere.

E poiché Duluth è nell’entroterra, è per lo più protetta dagli effetti dell’aumento del livello del mare. Non solo, situata com’è all’estremità occidentale del Lago Superiore, il più grande dei Grandi Laghi per volume, ha anche acqua fresca. Molto. Il Il Lago Superiore è così voluminoso che, se versato, sommergerebbe l’America del Nord e del Sud sotto 30 centimetri d’acqua.

Per soddisfare i nostri bisogni minimi, dal bere alla cucina e alla pulizia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che occorrono da 13 a 26 litri d’acqua al giorno o dai 50 ai 100 litri.

La città non ha ancora formalmente adottato il piano per il rifugiato climatico del Dr. Keenan, ma ha l’attenzione del sindaco, Emily Larson. “L’ idea che c’è un ricercatore nazionale che ha identificato Duluth come un luogo che ha una sorta di salsa segreta per essere un luogo di rifugio e sostenibilità e resilienza, è qualcosa di cui si vuole far parte” ha detto la signora.

Perché il piano funzioni, le persone dovrebbero effettivamente trasferirsi a Duluth. Le infrastrutture della città però possono ospitare 150.000 persone al massimo.

Ma c’è un’altra città miraggio per i “migranti climatici”. Si tratta di Buffalo, nello stato di New York ma sempre nella zona dei Grandi Laghi, a 700 miglia di distanza sulla punta orientale del Lago Erie, che ha lo stesso tipo di freddo invernale e tutte le benedizioni geografiche che ha Duluth. Si prevede di avere acqua fresca anche quando il clima si scalda, e le sue estati saranno sempre relativamente fresche.

“Non abbiamo mai avuto una giornata di 37 gradi”, ha detto Stephen J. Vermette, professore di geografia a Buffalo State. In realtà Buffalo ha già ricevuto quella che potrebbe essere descritta come un’ondata di “migranti climatici”, dopo che l’uragano Maria ha devastato Porto Rico nell’autunno del 2017. Questo perché qui c’è una comunità portoricana residente da tempo, il che significa che molti potenziali migranti hanno avuto amici e parenti in città. E Buffalo si era spesa sulla televisione portoricana alla ricerca di insegnanti di spagnolo.

“Circa 10.000 persone sono venute qui dopo l’uragano a Puerto Rico”, ha detto George Besch, presidente del consiglio di amministrazione di Designing to Live Sustainably, un gruppo no-profit che lavora per aiutare la regione di Buffalo-Niagara ad adattarsi ai cambiamenti climatici.

Secondo Matthew Hauer, un assistente professore di sociologia alla Florida State University, le persone che migrano, per scelta o meno, amano ancora stare vicino a casa, muovendosi abbastanza lontano per uscire dalla strada del pericolo ma spesso restando all’interno dello stesso stato o regione.

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