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Una Gran Bretagna alla deriva

Parafrasando Churchill, la Brexit, dopo la sonora bocciatura del Parlamento si è rivelata un rebus avvolto in un mistero dentro un enigma. Nessuna via d’uscita e una montagna di problemi per la Gran Bretagna senza una ciambella di salvataggio da parte della UE. Eppure ancora in troppi dicono che il loro paese non ha bisogno dell’Europa quando si ha il Commonwealth, l’associazione delle ex-colonie dell’Impero britannico (America esclusa). Ma in Inghilterra vivono e lavorano persone di tutto il mondo. Cosa accadrà adesso alle loro vite, al loro lavoro?

Il problema di vivere e lavorare a Londra è: quando andrò via da qui, dove andrò? Perché nonostante tutto qui non manca niente”. Parola di Claudio Zeccolella, 30 anni da Napoli, 3d visualizer presso lo studio di architettura Wilmotte & Associès.

A lui il no del Parlamento inglese all’accordo sulla Brexit non cambia nulla nell’immediato. “Io  – dice Zeccolella –  sono un mid senior come inquadramento professionale, sono un professionista e per me come quelli della mia categoria le cose nel breve termine non cambieranno. I problemi veri ed immediati se il Regno Unito non trova un modo per uscire da questo pasticcio, saranno da oggi per i lavori non qualificati. Per la massa che sostiene l’economia di base del paese. E di Londra. Che sono due cose diverse”.

Lo spieghiamo

“Negli ultimi trent’anni in questo paese si è assistito a due fenomeni importanti: l’accoglienza di immigrati in massa e la crescita esponenziale della città di Londra. Gli immigrati che sono arrivati a Londra hanno contribuito a renderla sempre più grande ed importante perché hanno garantito un continuo riciclo nei lavori non qualificati, pesanti, quelli che soprattutto i giovani non ambiscono a fare per troppo tempo che sono la rampa di lancio per le ambizioni vere e proprie. E che gli inglesi veri – che sono sempre meno – non voglio no fare: sguatteri, camerieri, pizzettai, operai, garzoni, baristi, commessi ed altri di questo genere. Che sono pagati 7,50 sterline l’ora (8,45 euro). Con i prezzi che circolano qui – specie gli affitti – è una cifra ridicola, tanto che stanno pensando di aumentarla ad 8 sterline e nel 2021 a 10. Per intenderci una casa costa intorno alle 500 sterline minimo (564 euro) al mese in quartieri ovviamente periferici e spesso hai il bagno in comune, e la vita costa moltissimo. Ma questa è Londa il vero cuore ed il vero centro dell’Inghilterra, il resto quasi non esiste nonostante quello che si cerca di raccontare. Manchester ha qualcosa ma le altre sono cittadine, tipo Liverpool dove c’è davvero poco. Per queste categorie di persone già la Brexit sarebbe stata un’operazione a rischio senza adeguate coperture. Figuriamoci da oggi in avanti”.

Ma perché nel dettaglio?

“Perché qui già stavano scappando tutti prima. Immaginatevi adesso. La Juaguar, la Range Rover e la Toyota sembra che stiano tagliando 5 mila posti di lavoro l’una. Il cuore finanziario della City sta spostando un trilione di sterline in Europa in altri affari. Londra era un posto dove le grandi aziende potevano “sistemare” parte del loro denaro in modo legale grazie agli sgravi fiscali concessi dal sistema inglese. Adesso? Per i ricchi straricchi la Brexit o non Brexit non conta nulla, non gli importa nulla. E’ per lo small business che è un dramma oggi. Chi verrà più in Inghiterra? Nel mio stabile ci sono dieci mini appartamenti: rischio di rimanere da solo a brevissimo perché sono l’unico professionista che guadagna quel che serve a mantenere l’affitto di 421 sterline per un monolocale ed un bagno in comune. Quel riciclo che ha garantito la vita di tante aziende anche importanti chi lo farà? Ogni attività ha già esposto i cartelli con i quali cerca personale. Prima, quando sono arrivato io, si trovava posto nei forum che si organizzavano ogni mese senza neanche bisogno di mandare i curriculum. I cartelli cercasi personale non esistevano se non in casi rarissimi. La richiesta di figure junior (il primo livello di impiego) è molto elevata) ma per assumere con questo livello le aziende devono pagare tra le 20 e le 28 mila sterline all’anno. La maggior parte anche qui sono stranieri: le aziende li troveranno ancora? C’è un calo del 98% degli infermieri. Non se ne trovano, la maggior parte di loro sono immigrati ma ora verranno ancora a fare questo lavoro?. Il sistema sanitario inglese è nel panico per questa cosa. Insomma il problema è che con gli accordi presi da may gli immigrati non qualificati possono venire qui solo per un anno oppure per rimanere sul suolo del Regno Unito devi avere un contratto da 30mila sterline l’anno firmato a priori. Gli stipendi delle figure junior vanno da 20 a 28mila sterile l anno ma se sono immigrati, di conseguenza non possono cominciare se non con quel minimo stabilito. Due sono le cose secondo me a questo punto: o le aziende se ne vanno e rimangono troppi in cerca di lavoro – per intenderci 10 che cercano e 1 posto di lavoro – oppure le aziende cercano 10 professionisti ma ce ne sono 2”.

Ma per strada di questa situazione se ne parla?

“Noi non inglesi sì, moltissimo perché cerchiamo di capire il nostro futuro a breve termine, 8, 10 mesi un anno al massimo e da oggi più che mai. Gli inglesi no perché gli hanno venduto una cosa che non hanno capito che non vogliono capire e chi ne parla dice che il voto del Parlamento è stata una vendetta politica contro chi ha cercati di imbrogliare il popolo. Da qualche parte ho letto anche che ormai il 10% di quelli che hanno votato “Leave” è morto perché era composto da persone anziane.. Le università sono salite da 3mila a 9 mila sterline l’anno quindi anche lo studio è un problema. Insomma per decenni il mito di venire a Londra per lavorare è stato un trend supportato dalla realtà. Ma adesso visto che qui c’è stato tutto ed il contrario di tutto la domanda che mi pongo io e quelli come me è : ed ora dove ce ne andiamo?”

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