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Una diffida per l’ENI : abbattere subito i gas serra

Eni e giustizia climatica. I lettori di Impakter Italia hanno imparato che esiste questa forma di giustizia anche nel nostro Paese grazie a “Giudizio Universale” del quale abbiamo scritto tante volte ma del quale soprattutto abbiamo parlato qui.  Ebbene adesso quello stesso gruppo di avvocati – riuniti con il nome di Rete Legalità per il Clima–  impegnati nella causa contro lo Stato Italiano per inadempienza nella lotta ai cambiamenti climatici, ha intrapreso una causa contro l’Eni, l’Ente nazionale idrocarburi.

Per l’esattezza si tratta di ” Una diffida a Eni Spa per abbattere subito le emissioni di gas serra, dirette e indirette, provocate dall’impresa pubblica italiana multinazionale. È l’iniziativa della “Rete Legalità per il Clima” network di giuristi che si occupa da tempo di questioni climatiche e che ha curato la redazione dell’atto di citazione contro lo Stato italiano nel primo giudizio climatico lanciato in Italia (il “Giudizio Universale”).

Il Prof. Michele Carducci e gli Avv.ti Raffaele Cesari, Veronica Dini e Luca Saltalamacchia rilevano come le attività poste in essere da Eni spa contribuiscono a determinare l’emergenza climatica in atto. Ciònonostante, il piano di decarbonizzazione recentemente presentato dall’azienda è contradditorio e del tutto inadeguato a rimuovere la grave situazione di pericolo esistente. L’obiettivo di “Rete Legalità per il clima” è dunque quello di obbligare Eni spa a rispettare un livello di emissioni compatibile con il target di lungo termine indicato dall’articolo 2 dell’Accordo di Parigi. A tal fine, tra l’altro, la società dovrà abbandonare, entro e non oltre il 2022, qualsiasi finanziamento al fossile, nonché escludere la produzione di idrogeno blu.

Si apre, in tal modo, un nuovo fronte di climate litigation in Italia, che “Rete Legalità per il Clima” auspica venga sostenuto da tutte le Associazioni e da tutti i cittadini che hanno a cuore i diritti fondamentali delle presenti e delle future generazioni”.

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@eni.com/gallery

La premessa della diffida

“Con la presente, la Rete Legalità per il Clima, composta da giuristi da tempo impegnati nelle tematiche climatiche, intende rilevare come ENI spa, attraverso le attività poste in essere e programmate sulla base delle sue strategie aziendali, stia contribuendo da decenni all’aggravamento della stabilità del sistema climatico e, per l’effetto, a minacciare il godimento dei diritti fondamentali. Di conseguenza, la Rete Legalità per il Clima diffida ENI spa, nella sua qualità di unità economica di impresa pubblica italiana multinazionale, ad allineare con urgenza le emissioni di gas serra revenienti dalle proprie attività, dirette o indirette, ai livelli effettivamente conformi ai target a lungo termine fissati dall’Accordo di Parigi, adeguandosi altresì alle inconfutabili acquisizioni della scienza sui tempi e i modi di eliminazione della drammatica emergenza climatica in corso.

L’emergenza climatica e il contributo delle imprese climalteranti

L’emergenza climatica in atto costituisce un fatto noto alla comunità scientifica, alle Istituzioni politiche (compresa la UE e lo Stato italiano), agli operatori economici (come inequivocabilmente emerso dall’ultimo WEF), all’opinione pubblica. Altrettanto nota è la strettissima urgenza temporale di intervento su tale emergenza, riassumibile nella formula economica della “tragedia dell’orizzonte”, fatta propria dalla Banca Internazionale dei Regolamenti, per sollecitare la necessità ineludibile di parametrare qualsiasi analisi di rischio appunto ai tempi strettissimi di eliminazione della situazione di pericolo planetaria (attraverso un abbattimento drastico e senza precedenti delle emissioni di gas serra entro il 2030 e il conseguimento effettivo e irreversibile della neutralità climatica entro il 2050). Nota è altresì la traduzione di tale orizzonte temporale in un quadro normativo internazionale e – per il contesto italiano – euro-unitario, vincolante tanto gli Stati quanto gli operatori economici, come attestato, tra gli altri, dai Regolamenti UE nn. 2018/1999, 2020/852, 2021/841. Infine, noto è pure il contributo delle imprese multinazionali del settore fossile nell’insorgenza e persistenza dell’emergenza climatica.

La diffida riconosce che Eni ha chiaramente compreso la gravità del problema tanto che sul sito eni.com affronta il problema con una sezione molto ampia, “La strategia di Eni contro il cambiamento climatico” ed ha messo in atto una serie di iniziative – come la formazione dei docenti in tutta Italia sui problemi del clima – per divulgare le informazioni sul problema. PMa per gli avvocati di Rete Legalità per il Clima non basta.

Nel capitolo 3 della diffida si legge: Le emissioni di ENI

Gli ultimi dati consolidati riferiscono che, nel 2018, ENI spa, per effetto delle sue attività sparse nel mondo, ha emesso complessivamente una quantità di gas serra superiore a quella dell’intero Stato italiano: circa 537 milioni di tonnellate di CO2-eq rispetto a circa le 428 prodotte dall’Italia; da segnalare che all’interno della “quota italiana” vengono ricomprese anche le emissioni prodotte da ENI spa sul suolo italiano.

Qui il link alla diffida completa