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Una dieta sostenibile per il pianeta

Proporre una dieta universale sana e sostenibile: è questo l’obiettivo, piuttosto ambizioso, della Commissione Eat-Lancet, che riunisce 37 esperti di 16 paesi specializzati in nutrizione, salute e sostenibilità ambientale. Lo studio, pubblicato su The Lancet lo scorso gennaio, ha mostrato come siano essenziali una serie di cambiamenti nelle pratiche di produzione e consumo alimentare, per nutrire in modo sostenibile una popolazione mondiale di 10 miliardi di persone nel 2050 evitando 11,6 milioni di morti l’anno. La dieta, che secondo gli esperti ha radici nell’antica Grecia, prevede di raddoppiare a livello globale i consumi di frutta, verdura, noci e legumi e di ridurre di oltre il 50% quelli di zuccheri aggiunti e, soprattutto, carni rosse. La carne, infatti, è tra gli alimenti meno ecologici, con il peggiore impatto sull’ambiente: il settore dell’allevamento di bestiame è una delle principali cause di deforestazione e di desertificazione; richiede elevato consumo di acqua; le emissioni di gas serra che derivano dai processi digestivi del bestiame corrispondono a più della metà del totale annuo dell’Unione europea. Senza contare che mangiare meno manzo comporterebbe benefici per la salute e, quindi, una riduzione dei costi sanitari.

Al contrario, però, l’ultima indagine sui consumi alimentari in Italia ha mostrato un progressivo allontanamento dalla dieta mediterranea facendo registrare un attuale consumo settimanale medio di carne rossa quasi doppio rispetto al raccomandato (700 grammi al giorno rispetto ai 400-450 grammi raccomandati). Secondo la FAO, inoltre, il consumo di carne è destinato a crescere di oltre il 70% entro il 2050 a causa dell’aumento della popolazione e del reddito mondiale che determinano un progressivo aumento del consumo pro-capite di proteine animali, anche nei Paesi in via di sviluppo. Uno studio del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio come ci dice (nel video qui sotto) Paola Michelozzi,  direttrice dell’unità epidemiologica ambientale della Regione Lazio, ha stimato che una riduzione del consumo di carne in Italia sarebbe perfettamente compatibile con una dieta di tipo mediterraneo e ridurrebbe i decessi per tumore del colon-retto di un valore compreso tra 1 e il 7% e i decessi per malattie cardiovascolari tra l’1 e il 9%. L’adozione di questi cambiamenti, inoltre, potrebbe tradursi in un guadagno di salute a lungo termine per le nuove generazioni di nati, con un aumento della speranza di vita compreso tra i 4 e i 9 mesi.

Riguardo all’aspetto ambientale, invece, l’adozione di una dieta sana e sostenibile permetterebbe di ridurre le emissioni di gas serra attribuibili alla dieta del 40%, in sintonia con quanto determinato durante la Conferenza di Parigi, che ha posto come condizione un taglio delle emissioni nazionali pari al 40% entro il 2030 e all’80% entro il 2050. Come dichiara il rapporto della Commissione Eat-Lancet, infatti, se non verranno prese a breve termine decisioni per il miglioramento del sistema alimentare in ottica sostenibile “il mondo rischia di non raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs), e i bambini di oggi erediteranno un pianeta che è stato gravemente degradato e dove gran parte della popolazione soffrirà sempre di più di malnutrizione e malattie”.

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