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Agricoltura

Una buona agricoltura e un cibo “diverso” contro l’emergenza climatica

Un tesoretto di 300 milioni di agricoltori attenti al clima. Per una produzione di cibo senza impatto sull’ambiente. Facendo in modo di supportare un intero settore nel segno del rinnovamento. Perché l’agricoltura continua a impattare in maniera pesante sulla biodiversità.

Il tutto grazie a nuove tecniche di raccolta dell’acqua, diversificazione delle colture e del reddito, sviluppo di mercati per colture resistenti al clima e miglioramento della gestione del territorio. Il progetto è ambizioso, quanto necessario: l’agricoltura è un’attività economica, tra le più importanti del pianeta, ma deve diventare allo stesso tempo uno strumento di contrasto al cambiamento climatico.

Uno sforzo comune per una nuova agricoltura

Foto di klimkin da Pixabay

L’Undp, il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite, ha rilanciato un impegno globale per ripensare il cibo e l’agricoltura, rendendoli equi, inclusivi e socialmente ed economicamente sostenibile. Lo sforzo coinvolge oltre quaranta attori, tra cui organizzazioni non governative e agenzie dell’Onu, come la Fao e l’Unep.

La base del ragionamento è semplice: l’agricoltura dà lavoro, nel suo complesso, a 2 miliardi e mezzo di persone e contribuisce a circa un quinto delle emissioni di gas a effetto serra. E soprattutto è delle cause principali della perdita di biodiversità. Un cambio di paradigma è dunque necessario, anche per rovesciare un paradosso: la produzione di cibo rischia di affamare una parte della popolazione mondiale. Tanto per fare un esempio, la piaga delle locuste in Africa orientale che minaccia la sicurezza alimentare per 13 milioni di persone. Da un lato si produce, dall’altro diminuisce la sicurezza.

Come cambiare il paradigma

L’emergenza sanitaria del Coronavirus ha accresciuto le dimensioni del problema. Secondo il Programma alimentare mondiale, gli effetti della pandemia possono portare 130 milioni a livelli gravissimi di povertà. Per questo motivo l’Undp ha sottolineato la necessità di un cambio di passo in direzione dello sviluppo sostenibile.

Cosa comporta tutto questo? “Significa prendere decisioni migliori sulla gestione del territorio con dati e informazioni sul clima per garantire trasparenza e coerenza. Significa pratiche agricole resistenti al clima e migliorare lo stoccaggio, limitando nel contempo la produzione di carbonio con approcci ecologici ai trasporti e alla refrigerazione”, spiega il Programma per lo sviluppo dell’Onu. Il passaggio richiede, per forza di cose, un cambio di mentalità degli agricoltori.

La Commissione globale per l’adattamento (Cga) ha già avviato dei progetti con trecento milioni di agricoltori. Altri investimenti stanno producendo risultati significativi: con 701 milioni di dollari del Fondo di adattamento, del Global Environment Facility (GEF) e del Green Climate Fund, oltre 853.000 ettari di terreni agricoli sono stati “restaurati” in ottica sostenibile in 46 Paesi. Mentre direttamente l’Undp ha seguito, negli ultimi dodici anni, oltre quattro milioni di agricoltori a intraprendere nuove tecniche di lavoro.

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