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Un popolo senza nazione: i Curdi

Un popolo senza nazione: i Curdi. Se è vero quel che dice Senofonte nella sua bellissima opera “Anabasi” i curdi, che lo storico greco nel libro chiama Carduchi, esistevano già dal IV°secolo prima di Cristo ed abitavano nella regione della Turchia dell’Anatolia. All’epoca non c’erano nè la Turchia né l’Iran. Ma al posto di quest’ultimo c’era la Persia con i suoi grandi Re. Ed i Carduchi erano già nemici della Persia.

Ed abitavano come abitano tutt’oggi, le zone montuose di un’area vasta tra Mar Caspio, Mar Nero, Mediterraneo, Golfo Persico. Come oggi che sono sparsi tra Iran, Iraq, Turchia, Siria ed Armenia. La popolazione stima a è intorno ai 35,38 milioni di persone che ha gruppi anche in Europa, specie Germania ed Austria, ma anche in Francia, Italia ed altre Nazioni Europee.

I Curdi sono musulmani sunniti seguaci cioè dell’ortodossia islamica, ma ci sono anche fedeli sciiti (la principale corrente minoritaria dei fedeli musulmani che diverge su questioni dottrinali e politiche) e sufi (la dimensione mistica dell’Islam). Queste differenze che nel mondo musulmano hanno spesso dato origine a contrasti importanti sono state usate secondo le condizioni storiche contingenti, da chi voleva usare i Curdi come alleati, o anche solo per tenerli divisi ed evitare che si formasse uno stato Curdo indipendente.

Iran e Siria pretendono che gli Stati Uniti lascino immediatamente il territorio del Kurdistan siriano e che le milizie curde consegnino al regime siriano il territorio strappato allo Stato Islamico e che riconoscano Assad come loro presidente. L’ultimatum non è negoziabile e se i curdi non ottempereranno alle richieste siriane e iraniane verranno attaccati e distrutti.

La cosa curiosa è che né Damasco né Teheran chiedono l’uscita dalla Siria della Turchia che occupa parte del Kurdistan siriano e in particolare la zona di Afrin, Turchia che ora sta attaccando i combattenti curdi.

La decisione degli Stati Uniti di ritirare le proprie truppe dalla coalizione curdo-araba che ha cacciato lo Stato islamico, ha aggiunto un altro elemento di incertezza sul destino della Siria. Per usare una metafora sportiva, sembra diventata una sorta di campo neutro dove giocarsi la vittoria. Per di più senza arbitro.

In questa situazione la prima a beneficiarne è la Russia, che con il ritiro americano rimarrà l’unica potenza internazionale nella regione. E’ quindi abbastanza chiaro perché Vladimir Putin non ha nascosto la sua soddisfazione: “Donald ha fatto bene, sono d’accordo con la sua decisione” ha dichiarato a poche ore dalla notizia del ritiro.

L’Iran, da sempre schierata al fianco di Bashar al Assad, è l’altro Paese che non aspetta altro che la decisione degli Stati Uniti diventi operativa. Senza gli americani in campo il regime di Theran potrà rafforzare con pochi rischi il sostegno agli Hezbollah contro Israele, con l’obiettivo dichiarato di distruggere quello che il “moderato” Rouhani ha definito come un “cancro” da estirpare.

La Turchia è l’altro Paese che guarda con favore la partenza degli americani dalla Siria. Tayyip Erdogan considera da sempre i curdi come la principale minaccia al suo paese e l’uscita di scena degli Usa potrebbe essere l’occasione per eliminarli dal confine meridionale della Turchia. Da Washington però è arrivato l’altolà sotto forma di garanzia per le milizie curde alleate degli Usa, ma Erdogan si dice pronto a sfidare gli Usa: “Siamo pronti ad attaccare i curdi” ha dichiarato, e lo ha fatto.

Saladino, il feroce Saladino che dominò il medio Oriente nell’epoca medioevale era figlio di una importante dinastia curda che nel 16° secolo si alleò con gli ottomani contro lo Scià di Persia. Il prezzo dell’alleanza era il riconoscimento del Kurdistan che però fu diviso proprio tra le due potenze maggiori. Poi nel 19° secolo andò sotto il dominio turco che iniziò una vera e propria persecuzione che nel 20° secolo divenne un genocidio. Il trattato di Sevres seguente alla fine della I^ Guerra Mondiale ed al crollo dell’Impero Ottomano scrisse sulla carta che sarebbe nato il Kurdistan finalmente nelle province orientali dell’Anatolia. Non fu mai messo in pratica perché nacque la Turchia.  E nel 1923 il trattato di Losanna assegnò alla Turchia quei territori. Quindici anni di battaglie e scontri che sanguinosi è dir poco portarono nel 1937 alla spartizione del Kurdistan tra Iran,Iraq, Turchia ed Afghanistan. Dopo la II^ Guerra Mondiale l’URSS favorì e sostenne militarmente la Repubblica curda ma quando un anno dopo le truppe di Mosca lasciarono il territorio, lo Scià e la Turchia si ripresero tutto.

Sono tanti, fieri, combattenti insuperabili a volte. Motivo per cui tutti ne vogliono i servigi. Gran parte della riconquista dei territori occupati dall’Isis in Siria si deve a loro. Israele approfittò di molti dei quasi centomila ebrei di origine curda che tornarono in patria dopo la fondazione dello Stato, per inflitrarli nelle realtà arabe vicine nemiche, una volta anti Iran, una volta anti palestinesi e via dicendo. Tel Aviv per anni ha armato ed addestrato i membri del Partito Democratico curdo, salvo poi collaborare attivamente con i servizi segreti di Ankara per la cattura del leader del PKK, Ocalan,il partito dei lavoratori curdi, considerato terroristico in Turchia, dove nemmeno la parola Kurdistan si può pronunciare.

Il PKK è il Partito dei Lavoratori Curdi, combatte da decenni contro lo Stato Turco per l’indipendenza del Kurdistan ed è considerato dall’Occidente come facente parte delle organizzazioni terroristiche.
Le YPG sono le Unità di Protezione del Popolo, formate da curdi siriani. Al loro interno esistono Unità di Protezione formate interamente da donne, le YPJ. Le YPJ rappresentano circa il 35% dei combattenti, un numero che si aggira intorno alle quindicimila unità.

Mercenari di lusso? No, i curdi sono una popolazione fiera che rivendica come molte altre se non una propria nazione almeno una certa autonomia come avviene per certi versi in Iraq, dove c’è una provincia e la lingua curda – un miscuglio di dialetti di quelle zone – è considerata ufficiale. In Iran, uno degli antichi nemici oggi sembra esserci una sorta di pacificazione silenziosa, mentre in Siria non godono di nessuna autonomia me come detto prima, senza di loro, l’Isis sarebbe ancora molto padrone. In Turchia è guerra aperta e senza frontiere.

Eduardo Lubrano

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