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Un piano Marshall per la bellezza sprecata

Un piano Marshall per le bellezze sprecate. Non parliamo dei monumenti famosi o delle città d’arte ma piuttosto di quelle decine e decine di borghi abbandonati, di quei magnifici castelli che in qualunque parte del mondo verrebbero valorizzati e sfruttati per richiamare il turismo. Gran parte della bellezza d’Italia infatti è stata abbandonata in seguito ad eventi catastrofici come il terremoto o a quella di processi storici come il boom economico. Madre natura e civiltà dei consumi hanno così allontanato centinaia di migliaia di persone dai luoghi d’origine. A tutto questo si è aggiunta l’incuria da parte delle varie  classi dirigenti che si sono succedute al potere, sia a livello nazionale sia a livello locale. L’alto debito pubblico che grava sul nostro Paese ha definitivamente tagliato le gambe ad ogni serio progetto di recupero. Ma non solo. Non si è avuta la capacità di produrre piani e progetti per ottenere fondi europei per ripristino e salvaguardia di beni culturali abbandonati all’incuria anche dei cittadini. Si è pensato a costruire, cementificare il suolo piuttosto che recuperare e restaurare. Un limite per governanti ma anche per i cittadini.

Eppure, tutto questo non può rappresentare un alibi né per la classe dirigente di oggi né per noi semplici cittadini. Il problema è soprattutto culturale. Non ne vogliamo sapere di emanciparci dal nostro comodo immobilismo, dal nostro chiccosissimo benaltrismo, che sa solo dire che “le cose si devono fare, ci mancherebbe, ma non così”. E così ci crogioliamo nella nobilissima quanto miseranda arte della demonizzazione di tutto quello che è azione, rischio, assunzione di responsabilità. Non lo possiamo ammettere, ma spesso, vedere affondare nelle sabbie mobili della burocrazia lo spirito di iniziativa e la voglia di fare altrui, in realtà, ci tranquillizza.

 

Ci preserva dal confronto con la realtà. Ci evita di dover misurare sul serio il nostro presunto talento, il nostro sedicente know-how. Ci consente di salvare la faccia maledicendo ad alta voce tutto quello che non va, senza costringerci a dare prova di avere qualcosa di alternativo di proporre.

Un elenco della bellezza perduta e sprecata del nostro paese è quasi impossibile. Certamente non tutto è recuperabile. Qualcosa lo è solo in parte. Ma in moltissimi casi si tratta di realtà che potrebbero essere ripensate e trasformate in centri di ricerca, intorno ai quali ricostruire un indotto sia di natura turistica sia di semplice sostentamento. Si potrebbe affidare il loro recupero ai migranti con l’obbligo di tornare a coltivare quei piccoli appezzamenti di terreno che significano salvaguardia del suolo. Potrebbero diventare una serie di percorsi turistici. Insomma le possibili soluzioni sono molte. Occorre l’interesse e la volontà politica per ripristinare  bellezza e abitabilità, fascino e storia, vitalità e progresso. In tutto il mondo ci sono decine di  esempi a cui fare riferimento. Basta volerlo.

E allora, cosa impedisce la progettazione di una sorta di “piano Marshall” per il recupero su vasta scala della bellezza sprecata?

Cosa c’è, in Italia, più meritevole di grandi investimenti? Quale occasione migliore di investire nella nostra storia, contadina o aristocratica, creare occupazione ad ogni livello?

 Proviamo a essere all’altezza della nostra storia. Abbiamo solo da guadagnarci.

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