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antonio lubrano

Un parco giochi nel paese delle maschere

Quanti sono i parchi gioco in Italia? Le cifre ufficiali sono, ahimè, contrastanti: le aree verdi riservate ai bambini, con altalene, passerelle e castelletti di legno, sono 50, niente se consideriamo che i Comuni italiani sono circa ottomila. Ne’ possiamo consolarci a leggere che i parchi nei quali “non è garantito il gioco” sono 450. E dunque è accolta con gioia la notizia della imminente apertura di un nuovo parco giochi. L’avvenimento riguarda un piccolo ma glorioso centro del sud, S.Arpino in provincia di Caserta. Il paese è nato sulle rovine di Atella, che nel quinto secolo avanti Cristo fu la patria della farsa, una delle prime forme di teatro popolare. Le farse, anzi, sono conosciute come le atellane e alle atellane risalgono le prime maschere: si chiamavano Pappus, Buccus, Dossenus, Maccus e sembra certo che Maccus sia stato il padre di Pulcinella.

Ebbene, proprio a S.Arpino-ex Atella domenica 28 marzo si inaugura un nuovo parco giochi. Prima di tagliare il nastro il sindaco Giuseppe dell’Aversana scoprirà la lapide che da’ il nome alla vicina piazza, intitolata a un personaggio della musica classica, il maestro Ezio Bosso, morto prematuramente un anno fa. Era uno dei più giovani direttori d’orchestra italiani, aveva 48 anni e un legame con  S.Arpino generato da “PulciNellaMente”, la rassegna annuale dedicata al teatro-scuola, inventata diversi anni fa da un appassionato della scena che risponde al nome di Elpidio Jorio.

A questo evento Bosso aveva partecipato con entusiasmo e simpatia, convinto com’era che il teatro è a sua volta una scuola di vita e che la musica classica aiuta a vivere bene. “Per natura, diceva, sono portato a pensare che se ho un giardino meraviglioso la porta la tengo aperta”, perchè – ben s’intende – tutti possano goderne. Allo stesso modo non tollerava “la supponenza che sembra dover obbligatoriamente dover permeare il mondo della musica classica”.

   Il duplice evento di S.Arpino mi induce a proporre una una domanda: non sarebbe ora di rendere obbligatoria la pratica del teatro in qualsiasi grado di scuola?  L’idea può e deve essere rilanciata dalla Rassegna di S.Arpino, perchè  l’esperienza accumulata sul campo da’ ai suoi organizzatori l’autorevolezza giusta per suggerire, dico solo suggerire, agli uomini politici più sensibili di trasformare la proposta in un disegno di legge.

C’è chi si è preoccupato, in Italia come in Europa e nel mondo intero, di elencare le buone ragioni che danno forza al connubio. La più semplice è quella che vede nel teatro un esercizio di memoria.E a scuola la memoria è fondamentale per farsi una cultura, oltre che per rispondere correttamente alle interrogazioni degli insegnanti. Ma la prima secondo me ha un preciso valore sociale. Dice: “il teatro serve per entrare nei panni degli altri”. E cioè per vincere gli egoismi ed essere democratici sul serio e non a parole.Poi, certo, il teatro come esercizio fisico: “per cercare un ritmo attraverso la voce”; “per rendere protagonista il corpo nello spazio che ci circonda”; “per muoversi e non stare sempre seduti”. Si potrebbe cominciare dai parchi gioco dove i bambini e i ragazzi si sentono più a loro agio e avere una platea naturale, verde soprattutto.

Al di fuori di questa sorta di prontuario che giustifica già pienamente il connubio teatro-scuola, c’è la battuta di un famoso coreografo e regista francese, Jèrome Bel , che dovrebbe far entrare d’autorità l’esercizio teatrale nelle elementari come nelle superiori: Dice: “il teatro è un mezzo per giocare alla vita”. Attenzione: “giocare alla vita” significa non prendersi troppo sul serio, essere più sorridenti e bendisposti verso gli altri. E i nostri ragazzi secondo me sono i più pronti a questo gioco.

 

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