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Un muro contro le inondazioni: le ostriche

E se fossero le ostriche a salvarci dalle inondazioni? Questo frutto di mare squisito, considerato un cibo raffinato e per pochi palati ricchi, possiede qualità che sembrerebbero straordinarie per essere un argine alla previsione scientifica più nefasta: quella che argomenta come fra 30 anni molte (se non tutte) città saranno sommerse dall’acqua. Venezia, Rotterdam, Virginia Beach sono solo tre esempi dei quali Impakter Italia si è occupata.

A New York dal 2014 stanno sperimentando il Billion Oyster Project: creare barriere coralline di ostriche, che possano aiutare a contrastare le tempeste che accompagnano gli uragani. Come? Rompendo le onde prima che si abbattano sulla terraferma. Così si pensa a piantare un miliardo di ostriche vive nel porto di New York entro il 2035.

Tutto nasce da quando l’uragano Sandy ha colpito New York il 29 ottobre 2012, lasciando la città devastata. Ancora oggi molti quartieri, tra cui Coney Island, Canarsie a Brooklyn, e diversi luoghi lungo tutta la costa di Staten Island, sono in fase di recupero. Altri, come Staten Island’s Fox Beach, sono stati distrutti nella loro interezza. L’obiettivo è principale del progetto era quello di rendere “le acque che circondano New York City più pulite, più abbondanti, più conosciute e più amate”.

Coney Island dopo l’uragano Sandy

A oggi, il programma ha piantato 30 milioni di ostriche con l’aiuto di migliaia di volontari e studenti delle scuole superiori. Una conseguenza di questo progetto è che i giovani si stanno impegnando sul lungomare come mai prima d’ora. Questo ha rafforzato le comunità e ha favorito i rapporti tra giovani e anziani, che forse non si sarebbero mai conosciuti se la crisi climatica non li avesse riuniti.

Le scogliere ostricole forniscono l’habitat a centinaia di specie e possono proteggere la città dai danni delle tempeste, ammorbidendo il colpo delle grandi onde, riducendo le inondazioni e prevenendo l’erosione lungo le coste. Le ostriche, oltre a essere dotate di un elevato potere nutrizionale e a non richiedere nutrimento da parte degli uomini, filtrano ognuna fino a circa 200 litri di acqua al giorno, riescono a esercitare un potente effetto depurante sui nitrati, che favoriscono le fioriture algali alla base delle “zone morte”, e molto altro come metalli, tossine e batteri, come accade nel Coney Island Creek, oggi inquinato quanto il New York Harbor cinquanta anni fa. In più costituiscono un’efficace barriera anti-erosione e aiutano a ricostituire un ecosistema completo, perché attirano molte altre specie marine, che vi trovano riparo.

Dal sito Billion Oyster Project il grafico di come le ostriche possono fermare le maree

Questo frutto di mare è un pezzo importante della storia della Grande Mela. Dal XIX° secolo New York è stato il porto principale per la produzione di ostriche, che erano economiche e venivano mangiate in ogni modo. Dalla prima metà del ‘900, la coltivazione dei molluschi a fini alimentari nelle acque della città fu vietata a causa del progressivo inquinamento dei fondali. In questo il mantenimento delle colonie di ostriche si perse così come il prezioso ruolo protettivo esercitato dai frutti di mare.

Coltivazione di ostriche a New York nel XIX secolo