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Cibo sprecato sprechi alimentari

Un miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato nel mondo: l’Italia è il paese peggiore in Europa 

La lotta allo spreco alimentare è al centro del dibattito intorno ai temi della sostenibilità e della giustizia ambientale. Grazie ai dati del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione europea elaborati da Il Fatto Quotidiano è emerso il ruolo dell’Italia nel processo dello spreco alimentare. In vetta tra i paesi in Unione Europea, l’Italia si contraddistingue nel triste e fallimentare primato con oltre 270 milioni di tonnellate di cibo sprecato: la peggiore in Europa negli ultimi vent’anni.

Frutta e verdura in testa, le patate le meno sprecate

L’Italia ha il primato assoluto di spreco di frutta e verdura, sia nel totale dei dati sia come livello medio annuale. In merito ai cereali (oltre 1 milione di tonnellate mediamente all’anno) l’Italia è complessivamente seconda in Europa (dopo la Germania, che ne getta quasi il doppio) considerando il periodo intercorso fra il 2000 e il 2017 (anche se dal 2016 l’Italia è stata sorpassata dalla Spagna).

L’Italia, inoltre, è ancora seconda tra i 27 paesi presi in esame, per spreco di colture oleaginose. È invece terza (dopo Germania e Francia) per sprechi di prodotti caseari e uova, con rispettivamente 800.000 e 188.000 tonnellate che finiscono mediamente ogni anno nella spazzatura. Terza posizione, questa volta dopo Spagna e Francia per spreco annuale di pesce (400.000 tonnellate) e di barbabietola da zucchero (280.000 tonnellate). 

Solo nel 2016 è passata dalla terza alla quarta posizione per spreco di carne (dopo Germania, Francia e Spagna). Sullo spreco di patate avanza ed è al sesto posto.

Dati sullo spreco in Unione Europea

Cibo marcio sprecato

Credit: pqsels

Circa il 68% dei rifiuti alimentari sono generati dai consumatori finali; il 7% viene sprecato in fase di vendita e distribuzione finale e il restante 25% dello spreco si divide tra la fase di produzione primaria del cibo e i processi di lavorazione.
Questo nuovo modello di misurazione dello spreco non serve solo ad avere una conoscenza approfondita della situazione, ma anche a costruire le basi per decisioni istituzionali che abbiano, come arrivo, la riduzione dello spreco di cibo all’interno dell’Unione Europea.

Farm to fork: campagne contro lo spreco alimentare

La Commissione europea ha adottato una serie di proposte per trasformare le politiche dell’UE in materia di clima, energia, trasporti e fiscalità in modo da ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990: il Green Deal.

Il GD contiene infatti strategia Farm to Fork, un piano decennale per trasformare il sistema alimentare europeo, per renderlo più sostenibile sotto diversi aspetti e riducendo il suo impatto sui Paesi terzi. La Farm to fork è il primo tentativo dell’UE di progettare una politica alimentare che proponga “misure e obiettivi che coinvolgono l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, passando per la distribuzione”. Una strategia concreta di lotta al riscaldamento globale dato che, come ha affermato il direttore esecutivo dell’UNEP Inger Andersen, “se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo più grande emettitore di gas serra”. 

Anche l’UNEP ha recentemente aggiornato i propri numeri in merito allo spreco alimentare pubblicando, lo scorso marzo, il suo annuale “Food Waste Index” che ha quantificato in circa 1 miliardo di tonnellate il cibo che ogni anno è sprecato nel mondo. Numeri anche in questo caso sorprendenti dato che le analisi precedenti stimavano la quantità di risorse alimentari buttate in appena la metà di quelle indicate nell’ultimo report di UNEP.

L’esperienza virtuosa del terzo settore

Ci sono esperienze virtuose, nate nel mondo del terzo settore, in controtendenza con l’andamento generale del paese. Sono quelle dei Gas (Gruppi d’acquisto solidale) dei Banchi Alimentari, delle App anti spreco fino a quelle, preziosissime, dei gruppi informali di persone che costruiscono reti di mutuo aiuto per combattere povertà e spreco alimentare. L’associazionismo del terzo settore ha influito enormemente nelle campagne contro lo spreco alimentare unendo, a questo aspetto, mutualismo e prossimità per combattere anche la povertà, dai quartieri alle città.

I gruppi di acquisto solidale (Gas) sono gruppi di acquisto, organizzati spontaneamente, che partono da un approccio critico al consumo di massa e che vogliono applicare i principi di equità, solidarietà e sostenibilità ai propri acquisti (principalmente prodotti alimentari o di largo consumo). 

Questo obiettivo è realizzato attraverso la disintermediazione della filiera (la cosiddetta filiera corta): anziché rivolgersi alla Grande Distribuzione Organizzata o ad altre forme di intermediazione, i GAS acquistano direttamente dai produttori, precedentemente selezionati dai GAS stessi sulla base di criteri definiti internamente da ciascun GAS. Tra questi criteri vi sono solitamente la sostenibilità ambientale, la solidarietà verso il produttore e la qualità dei prodotti. 

Il Banco Alimentare si occupa di recuperare cibo in esubero da mercati, supermercati e grandi distributori per poi distribuirlo a strutture caritative. All’interno del Banco Alimentare lavorano sia lavoratori dipendenti che volontari, sostenuti da numerosi partners.

App contro lo spreco alimentare – la tecnologia può essere utilizzata come aiuto per evitare lo spreco di cibo. Il modo più virtuoso in cui poterla utilizzare è quando l’app stessa (e chi lavora dietro a queste applicazioni) riesce a coniugare gli interessi dei rivenditori (che hanno sempre eccedenze alimentari da smaltire, quindi con un costo da sostenere) con quelli dei consumatori (che, a fine giornata, possono fare una a prezzi calmierati). 

Recupera alimentare nasce in modo informale tra persone che si organizzano per andare a prendere da grandi distributori prodotti in esubero e per questo destinati alla discarica alimentare. Dopo averli lavati e puliti (parliamo soprattutto di frutta e verdura) vengono distribuiti in vari luoghi dei quartieri cittadini. Attraverso la distribuzione, che viene annunciata tramite volantini e social network, le persone conoscono le persone che vanno a prendere la merce, intrecciando così rapporti umani di qualità, volti non solo alla lotta contro lo spreco alimentare ma alla creazione di relazioni di prossimità.

Spreco alimentare e povertà

Fame nel mondo povertà

Foto di Free-Photos da Pixabay

Con la pandemia del virus Covid-19 (e le sue successive varianti) si sono acuite le situazioni di povertà e, con esse, nuove forme di povertà stanno avanzando.

Action Aid ha pubblicato un report  sulla povertà alimentare. Ma cosa è la povertà alimentare? Quante persone colpisce? Quali sono le politiche di contrasto? Chi sono i principali attori coinvolti e quali approcci portano avanti? Infine, quanto e come la pandemia ha impattato su questo fenomeno? Queste sono le domande a cui il rapporto ha cercato di dare una risposta. Secondo il rapporto di Actionaid ‘La fame non raccontata’, sono le donne le testimoni di come sia cresciuta la povertà alimentare in Italia dall’inizio della pandemia. Le prime a saltare i pasti per permettere ai figli e al resto della famiglia di mangiare e a farsi carico di rivolgersi ai centri di assistenza per chiedere aiuto.

L’emergenza alimentare era un’emergenza già esistente che si è allargata nel corso del 2020. Dal report è emerso che il 63% degli intervistati si era rivolto al centro di assistenza già prima della pandemia e il 37% durante la pandemia. Persone con entrate minime che, con l’avvento della Pandemia, si sono trovate in estrema difficoltà anche sul fronte dell’alimentazione quotidiana: non solo in una situazione di mancanza di cibo, spiega la nota, “ma di alimenti di qualità e salutari, di possibilità di scelta. Una questione di dignità per sé e la propria famiglia, che si crepa quando si arriva alla consapevolezza che non ci si può più concedere altro che gli aiuti alimentari”.

5.6 milioni di persone in condizione di povertà assoluta

Ad ottobre 2021, Coldiretti ha analizzato i dati Istat indicando aumenti importanti sul fronte della povertà. Salgono a 5,6 milioni gli italiani in condizioni di povertà assoluta che non possono permettersi pasti adeguati a causa del peggioramento delle condizioni economiche aggravato dalla pandemia. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Istat diffusa in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione che si è celebrata il 16 ottobre. Giornata che è stata protagonista di diverse iniziative nei mercati di “Campagna Amica” in tutta Italia: spese sospese che si potevano acquistare e lasciare a piena disponibilità per chi ne avesse necessità.

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