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Un mare di plastica finisce sui fondali

Un marr di Plastica. Un camion pieno di rifiuti di plastica scaricato ogni minuto in mare. È l’equivalente di quel accade in tutto il mondo, tutti i giorni, con le conseguenze prevedibili del caso. L’Unep (United nations environment programme) ha lanciato un altro allarme sulla massiccia presenza delle microplastiche negli oceani. I dati sono impietosi: la plastica occupa tra il 60% e il 90% dei materiali che si accumulano sulle coste, depositandosi anche sui fondali. E facendo quasi da “tappeto”. Mozziconi di sigarette, borse e contenitori per alimenti e bevande sono i “prodotti” comunemente rinvenuti nelle acque marine. Questi materiali stanno compiendo uno sterminio, venendo in contatto con oltre 800 specie marine. E 15 di queste sono a rischio estinzione.

La grafica dell’Unep che spiega come la plastica entri nella catena alimentare

(Micro)plastiche della cosmetica nei mari

La conseguenza è chiara: la plastica entra nella catena alimentare umana attraverso il consumo di pietanze di pesce. Perché quegli stessi pesci, loro malgrado, introducono nel loro organismo pezzi di plastica.  Ma non ci sono solo rifiuti “tipici” e in un certo senso prevedibili. Oltre alla plastica negli imballaggi, ci sono microplastiche inferiori a 5 millimetri nascoste dei prodotti, tra cui perline o glitter, progettate per scivolare negli scarichi. Così finiscono nei fiumi e nei mari, perché sono troppo piccole per essere filtrate dagli impianti di depurazione eanzi  attirano tossine e batteri presenti nell’acqua che si attaccano alle loro superfici. Una bomba di veleni, con una beffa ulteriore: sembrano cibo e vengono mangiati da pesci, anfibi, insetti, larve, animali marini, nonché uccelli marini e altre forme di vita marina. Questi piccoli killer inquinanti bloccano il tratto digestivo delle specie marine, causando seri problemi alla sopravvivenza di chi li ingerisce.

Le linee guida dell’Unep sulla plastica

La campagna di informazione sulla plastica

Negli ultimi 20 anni la situazione è peggiorata con l’aumento di produzione di microplastiche monouso, non riciclabile. Per questo motivo, dal 2017, l’Unep sta portando avanti la campagna informativa Clean Seas con lo “l’obiettivo di coinvolgere i governi, il pubblico in generale e il settore privato nella lotta contro l’inquinamento marino della plastica”. Un’iniziativa che, mese dopo mese, cerca di affinare i propri strumenti. L’attenzione, ora focalizzata sull’industria cosmetica, rientra in una “seconda fase” di questo progetto per spiegare come prodotti per il viso e il corpo abbiano un impatto ambientale notevole.

Lo scopo è quello di creare una rete che sappia fare da “catalizzatore per il cambiamento, trasformando abitudini, pratiche, e politiche in tutto il mondo per ridurre drasticamente i rifiuti marini e il danno che provoca”, spiegano dall’Unep. Il traguardo finale, ribadito anche nel Rapporto “The new plastic economy”, è quello di un approccio radicalmente diverso alla plastica. Le parole d’ordine sono: compostabile, riciclo e riuso. Con la conseguente eliminazione di plastica in eccedenza e di presenza di agenti chimici dannosi per la salute. Anche perché, le implicazioni per la salute umana delle microplastiche  non sono ancora del tutto note. Ma è facile immaginare che non ci siano grossi effetti benefici sull’organismo.

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