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Un Dottorato in Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico

La Scuola di Dottorato Nazionale in Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico è unica nel suo genere in Italia, certamente in Europa dove la Germania sta pensando di organizzare un percorso simile, e forse nel mondo. Un viaggio iniziato nel 2019 con presentazione all’allora ministro Fioramonti del progetto con la relativa richiesta di finanziamento. È un progetto della Scuola Superiore IUSS di Pavia del Center for Climate Change studies and Sustainable Actions (3CSA) della Federazione delle Scuole Superiori (Scuola Superiore IUSS Pavia, Scuola Normale Superiore di Pisa, e Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa). Un percorso la cui partecipazione è aperta a tutte le Università italiane ed Enti Pubblici di Ricerca (EPR).

La pandemia ha accelerato l’approccio nel metodo e nel merito – dice ad Impakter Italia il Professor Mario Martina, membro del Comitato di coordinamento della Scuola e Docente di Costruzioni Idrauliche, Marittime ed Idrologia – rispetto ad alcuni argomenti che riguardano lo sviluppo dell’intero pianeta, come lo sviluppo sostenibile ed il cambiamento climatico E questa è la linea che vogliamo seguire“.

Scuola di Dottorato Nazionale in Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico

Il Professor Mario Martina

Voi siete partiti prima della pandemia però. Perchè un Dottorato?
Perché riteniamo che il momento giusto per affrontare certi argomenti, che hanno un impatto nel mondo reale, sia dopo la laurea. E serve un Dottorato perché questo tipo di percorso offre l’opportunità, a chi lo segue, di crearsi da solo gli strumenti necessari per proseguire la propria attività. Che sia nell’ambito della ricerca o nell’ambito lavorativo. Un Master, per esempio, offre direttamente quegli strumenti per lavorare, ma non è quello a cui noi pensiamo. Perché una scuola? La risposta è strettamente legata al tema del Dottorato. Sviluppo sostenibile e cambiamento climatico sono legati e dimostrano che non c’è equilibrio tra il modello di sviluppo attuale e lo sfruttamento delle risorse naturali. Il cambiamento climatico in questo senso è un campanello di allarme perché ci dice che la velocità alla quale viaggia non dà il tempo al biosistema di adattarsi”.

IUSS Pavia – @Massimo Lazzari

Che tipo di Dottorato sarà?
Certamente un Dottorato di rottura con la tradizione universitaria italiana. Intendiamo abbattere due barriere. La prima è quella di uno studio monodisciplinare, focalizzato cioè su un solo aspetto dell’argomento. Noi ne mettiamo insieme tanti, sarà un percorso multidisciplinare ed interdisciplinare nel quale non ci saranno ostacoli e barriere tra le varie materie. Il secondo aspetto di novità è quello di rompere i confini tra le Università. I Dottorati in genere si fanno nel proprio ateneo, al massimo in collaborazione con un altro. Noi invece chiediamo la collaborazione di tutti gli atenei disponibili. Perché per risolvere i problemi è necessario avere a disposizione tutte le risorse umane e scientifiche possibili. Stiamo creando un modello di Dottorato a rete, che sia utile per tutto il paese”.

Per questo riteniamo che i laureati in discipline diverse possono portare il loro contributo e iscriversi al nostro Dottorato. Gli ambiti di ricerca sono vari. Le grandi sfide che bisogna affrontare affrontate dal punto di vista sociale, politico, economico, dal punto di vista della chimica e della fisica”.

Un’aula dello IUSS di Pavia – @Bryan Cahalarca Echeverri

Possiamo dire che questa sarà la filosofia della Scuola di Dottorato? E quando inizierà l’attività?
Direi di sì. Ogni cambiamento economico-tecnologico-scientifico si porta dietro problemi di fattibilità, realizzabilità, inerzia politica. Questo è un aspetto già molto presente nel mondo scientifico: tenere insieme queste componenti. Oltre al fatto che oggi più che mai, nello specifico dello sviluppo sostenibile e riguardo al cambiamento climatico, è necessario ragionare su un orizzonte temporale più ampio. È difficile per un politico, che deve prendere le decisioni finali, parlare di progetti che daranno frutti tra 5, 10, 20 o 30 anni ma che hanno un costo oggi. Ecco perché la comunità scientifica, nel suo insieme, sta lavorando all’attualizzazione dei benefici oltre che dei costi nella famosa equazione. Un esempio è dato dai tanti esperimenti che si fanno con modelli concreti per dimostrare come mitigare gli effetti di alcuni eventi naturali. Pensiamo all’acqua alta a Venezia.

Fino a oggi in alcuni casi sono state necessarie decisioni hard, calate dall’alto senza la partecipazione di nessun soggetto della società. Protezioni infrastrutturali per esempio, utili e vantaggiose proprio perché di impatto immediato. Oggi si ragiona su soluzioni bottom up cioè condivise con quei soggetti esclusi (per la natura di quelle decisioni) dalle decisioni hard. E sono soft perché sono distribuite sul territorio. E, particolare non secondario, hanno un livello di incertezza più basso.

A quando l’inizio delle attività?
Parliamo di settembre-ottobre 2021. In questo momento stiamo capendo quali Università sono interessate a co-finanziare la Scuola con i loro progetti. A fine ottobre stileremo l’elenco completo della Rete delle Università coinvolte, poi partirà la domanda di accreditamento al Ministero e nella prossima primavera il bando internazionale per gli studenti esteri. Infine faremo una graduatoria. La sede amministrativa della Scuola sarà presso lo IUSS di Pavia ma la sede operativa di ogni iscritto sarà presso uno degli atenei che ha aderito al progetto. Il primo anno sarà sopratutto dedicato alla formazione. Il secondo e terzo allo sviluppo della ricerca (ed in mezzo almeno 6 mesi presso una Università straniera) e poi la tesi di ricerca che sarà valutata da una Commissione internazionale. Per ora abbiamo due cicli sperimentali ognuno di tre anni. Se tutto andrà come previsto chiederemo l’istituzionalizzazione del nostro percorso“.