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legge europea sul clima

UE: tutto sulla legge sul clima e sulla PAC

L’Europa ha una legge sul clima. Ed una PAC, Politica Agricola Comune. Questa è l’estrema sintesi della settimana appena passata a Bruxelles dai rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione Europea. La Legge sul clima è storica.La PAC no.

Andiamo con ordine. L’assemblea plenaria dell’Europarlamento in corso a Bruxelles ha approvato in via definitiva la legge sul clima, che fissa l’obiettivo Ue di ridurre le emissioni di gas serra al 2030 del 55% rispetto ai livelli del 1990 per raggiungere la neutralità climatica nel 2050. La legge è passata con 442 voti a favore, 203 contrari e 51 astensioni. Serve solo un passaggio formale in Consiglio Ue, che dovrebbe avvenire la prossima settimana, per la pubblicazione e l’entrata in vigore della normativa, parte essenziale del Green Deal. La legge è il presupposto necessario affinché la Commissione europea possa presentare il 14 luglio prossimo il suo primo pacchetto clima, noto come “Fit for 55”, con il quale proporrà di modificare undici normative Ue, dal clima alle rinnovabili, dall’efficienza alla tassazione dell’energia.

La legge sul clima è una una legislazione storica, è la legge di tutte le leggi, che ci dirà nei prossimi anni di rimanere nei limiti che abbiamo fissato con la riduzione di almeno il 55% delle emissioni dei gas serra nel 2030 rispetto al 1990 e la neutralità climatica nel 2050. Se il Parlamento europeo voterà a favore e poi il Consiglio adotta il regolamento, allora noi, Europa, saremo leader nel mondo” è stato il commento di Frans Timmermans vicepresidente della Commissione europeaintervenendo al parlamento europeo al dibattito sulla legge sul clima.

“Con la politica del clima noi salviamo l’umanità, ma noi non siamo alla fine, anzi non è neanche l’inizio della fine, ora abbiamo la legge sul clima che è di portata storica, ma l’unica vera misura del nostro successo sarà un’altra e cioè se saremo in grado di cambiare le politiche su tutti i fronti e su tutte le tematiche. Il taglio di almeno il 55% delle emissioni nel 2030 ci può portare alla neutralità climatica nel 2050 e sono lieto di vedere che il resto del mondo ci sta seguendo. Tuttavia non capisco come i Verdi possano votare no” . Già perchè? Proviamo a capirlo. legge europea su clima

@piqsels.com

Le ragioni del no

Eleonora Evi che i lettori di Impakter Italia hanno imparato a conoscere ci guida dentro le ragioni dell’opposizione dei Greens/EFA al testo della Legge sul clima:”Vada per il fatto che si tratta di una normativa storica. Finalmente. Ma non basta per dire che sia una buona legge. Siamo alle solite: è un compromesso al ribasso. Perchè al netto del  calcolo che include anche le emissioni assorbite dal suolo e dalle foreste, la percentuale reale è solo del 52,8%” e non del 55%. E questo come ha scritto anche recentemente l’Agenzia Internazionale per l’energia, non ci garantisce affatto di rimanere al di sotto dell’innalzamento medio della temperatura di 1,5 gradi. Tutto questo è frutto della pressione di quelle industrie – quelle dei combustibili fossili –  che sapendo di avere le ore contate stanno facendo di tutto per rallentare la loro fine e rimanere a galla il più a lungo possibile. Almeno fino all’autunno quando sapremo se nucleare – la cui industria in Europa sta facendo letteralmente il diavolo a quattro per sopravvivere – e gas verranno considerati investimenti verdi. Un risultato lo abbiamo ottenuto noi Verdi europei: che si porti avanti e si supporti l’idrogeno verde“.

Si parla di mancanza di visione e di dieci anni persi. Che vuol dire?

Torno al Report dell’IAE, l’Agenzia Internazionale per l’Energia che ha detto che il decennio fino al 2030 è quello decisivo per ciò che arriveremo a fare nel 2050: molti Paesi stanno prendendo coscienza che devono impegnarsi ma non stanno facendo abbastanza. Questa è la mancanza di visione e questa è la sensazione che stiamo per buttare dieci anni se non invertiamo la rotta verso obiettivi di riduzione delle emissioni più ambiziosi. Il Parlamento Europeo aveva chiesto che nella legge sul clima fosse inserito uno strumento di controllo molto importante: il carbon budget. Cioè un modo per sapere quanta Co2 ogni singolo stato potrebbe ancora permettersi di produrre e per poter fare un monitoraggio continuo così da programmare gli interventi. Bene è stato approvato ma dal 2030, cioè dieci anni persi...”

E non è finita qui…

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La Politica Agricola Comune

Un grande inganno – dice Eleonora Evi – perchè stato detto che la PAC è allineata al Green Deal ma è falso. Perchè il collegamento al Green Deal non è vincolante : questo accordo  slega, di fatto, un terzo del bilancio UE dal rispetto degli obiettivi del Green deal europeo, in termini di protezione dell’ambiente e della biodiversità, di un minor uso di pesticidi e una maggiore superficie dedicata al biologico. I soldi, i sussidi andranno ai soliti noti dell’agribusiness fino al 2027 perchè questo è il periodo stabilito dall’accordo che è stato raggiunto. La quota delle risorse che deve premiare gli agricoltori virtuosi che noi chiedevamo al 30% e che l’opposizione voleva al 20 è stata fissata al 25% e dal 2025 gli eco-schemi (una componente dei pagamenti diretti e richiedono impegni ambientali aggiuntivi alla condizioni di base) andranno a finire anche a cose che con l’ambiente non hanno nulla a che fare. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un premio per le grandi aziende dell’agricoltura ed a niente per le piccole. Avevamo chiesto un tetto massimo di premio per le big a 100 mila euro è stato rifiutato. Così molte aziende continueranno a sparire e con loro migliaia di posti di lavoro.L’architettura verde della nuova PAC si rivela un’operazione di greenwashing

Curioso: l’Unione Europea che ha fatto dalla sua nascita un cavallo di battaglia sulla lealtà e pulizia del mercato, concorrenza leale ed aperta a tutti, sull’agricoltura sembra inciampare. E su cose per le quali noi italiani negli anni siamo stati derisi, insultati, accusati di ogni bassezza. Facciamo un esempio.  Il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babiš, risulta essere l’unico proprietario dell’Agrofert, una società conglomerata ceca con sede a Praga che gestisce le industrie agricole, alimentari, chimiche, edilizie, logistiche, forestali, energetiche e dei mass media.

Chissà come avrà votato sulla PAC?

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