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UE climate friendly. Si può fare meglio? Sembra di sì.

UE climate friendly. Ecco la strategiaLo scorso 11 dicembre 2020 I leader europei hanno concordato di ridurre,  entro il 2030, le emissioni di gas a effetto serra nel territorio UE di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Si tratta di un miglioramento significativo rispetto al precedente obiettivo, che fissava la riduzione al 40%. In questo modo la UE onora l’impegno paesi aderenti all’accordo di Parigi del 2015, che prevede il rafforzamento dei rispettivi piani nazionali sul clima (NDC) ogni cinque anni.

L’UE aveva già posto le politiche green al centro della sua strategia di ripresa economica in risposta alla pandemia da COVID-19. Il nuovo Piano d’azione per il clima 2030 della Commissione europea delinea una tabella di marcia delle riforme politiche e degli investimenti, mirate a raggiungere l’obiettivo assai più ambizioso di “emissioni zero” entro il 2050. Una scelta che, se trasformata in azioni concrete, porterà vantaggi all’economia e al contempo consentirà di ridurre sensibilmente il riscaldamento globale.

La strategia per una UE climate friendly

Nel giugno 2021, la Commissione presenterà un piano per rivedere ed espandere l’attuale ETS dopo la guida del Consiglio dell’UE. Come si legge nel sito ufficiale, l’ETS è il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS UE). Trattasi di una una delle pietre angolari su cui si fonda la politica dell’UE per contrastare i cambiamenti climatici. È uno strumento essenziale per ridurre in maniera economicamente efficiente le emissioni di gas a effetto serra.

È il primo mercato mondiale della CO2 e continua a essere il più esteso. I settori interessati sono produzione di energia elettrica e di calore, settori industriali ad alta intensità energetica, comprese raffinerie di petrolio, acciaierie e produzione di ferro, metalli, alluminio, cemento, calce, vetro, ceramica, pasta di legno, carta, cartone, acidi e prodotti chimici organici su larga scala, aviazione civile.

Quali sono gli obiettivi da raggiungere e ampliare

Tuttavia, diversi settori non sono stati inclusi nell’ETS, ma il Commissario europeo Frans Timmermans ha espresso interesse ad aggiungerne altri, quali il trasporto marittimo. Includendo più settori nell’ETS, questi adotteranno le politiche già in essere il sistema trascinerà altri mercati verso obiettivi più ambiziosi riguardo alla sostenibilità ambientale. Ecco come una riforma, cioè un cambiamento radicale delle regole, può e deve influenzare il comportamento dei settori produttivi, orientadoli ad adottare politiche più incisive nella tutela dell’ambiente.

Facciamo un confronto prendendo ad esempio settori produttivi non (ancora) inclusi nell’ETS. Settori come i trasporti, l’edilizia, l’agricoltura e i rifiuti rientrano nell’ESR. L’attuale obiettivo dell’ESR riguardo alla riduzione delle emissioni di carbonio è assai meno ambizioso rispetto a quello dell’ETS. In questo caso si parla infatti di ridurre entro il 2030 le emissioni di CO2 del 30% al di sotto dei livelli del 2005. La Commissione dovrebbe aumentare in modo significativo gli obiettivi di riduzione nell’ambito dell’ESR al fine di raggiungere l’obiettivo complessivo del 55%. In pratica, per una UE climate friendly si deve estendere a questi settori le politiche adottate per quelli inclusi nellìETS.

Tratto da Impakter.com.

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