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Ucraina: la Russia inizia “test” missilistici

L’attacco della Russia potrebbe essere imminente, quasi questioni di ore. Tanto che ha iniziato i primi test missilistici, intensificando le operazioni militari. E la Nato è pronta a reagire, rafforzando la presenza militare nei Paesi baltici e fornendo il supporto al governo di Kiev. Le ruppe russe, ammassate al confine con l’Ucraina, sono pronte ad avviare l’invasione (qui l’articolo di Impakter Italia che spiega le origini delle tensioni) in qualsiasi momento. Almeno è quanto riferiscono rumor di intelligence, raccolti dai principali media. Questo significa una sola cosa: guerra. Del resto era già stato lanciato un messaggio dall’Occidente: “Siamo pronti al peggio“.

Nelle ultime ore i tentativi di una via diplomatica non sono andati a buon fine. Le ambasciate stanno richiamando il personale e il ministero degli Esteri ha invitato gli italiani a lasciare l’Ucraina. Un ulteriore segnale che l’invasione viene considerata un’opzione sul tavolo. Il presiedente ucraino, Volodymyr Zelensky, non ha nascosto le preoccupazioni, invitando l’Occidente a condividere le informazioni sul possibile attacco della Russia. Si parla addirittura di domani, un’altra ipotesi indica il 16 febbraio.

Le richieste della Russia alla Nato per non iniziare la guerra

Vladimir Putin

Vladimir Putin
Foto di Grégory ROOSE da Pixabay

Il ministro degli russo, Esteri Sergej Lavrov, ha lanciato un messaggio non tranquillizzante, sostenendo che le richieste di Mosca sono state ignorate. Tra queste, avanzate nel mese di dicembre, c’è la garanzia, messa per iscritto, che l’Ucraina non debba entrare mai nell’Alleanza Atlantica, al pari della Georgia, e di altri Paesi dell’ex Unione sovietica. Sarebbe il modo più semplice per la Russia di ampliare la propria sfera di influenza, magari favorendo l’istituzione di governi amici. E scongiurando di fatto l’ipotesi di occidentalizzazione. 

Ma non solo. Secondo quanto emerso, è stato chiesto il ritiro delle truppe della Nato da Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, perché entrate nell’Alleanza dal 1999. Putin, infatti, vorrebbe riportare la situazione addirittura al 1997, al pari del Paesi baltici, Estonia, Lettonia e Lituania. Una serie di condizioni di fatto inaccettabili per gli Stati Uniti e gli alleati europei. Per ora, comunque, la Russia ha fatto sapere che per “ridurre le tensioni è necessario costringere Kiev a rispettare un pacchetto di misure”. Inoltre, secondo quanto fatto filtrare dal Cremlino, I Paesi della Nato non devono fornire altre armi all’Ucraina, e richiamare “i consulenti e istruttori militari”. Insomma, si punta a interrompere qualsiasi relazione tra l’Alleanza Atlantica e l’Ucraina. Ma difficilmente basterà favorire quella de-escalation tanto attesa.

Il sostegno degli Usa all’Ucraina

Joe Biden con Barack Obama

Joe Biden con Barck Obama Foto di janeb13 da Pixabay

La tensione resta quindi molto alta, al di là degli auspici. Il contatto tra il presidente statunitense, Joe Biden, e il suo omologo Vladimir Putin, avvenuto nelle ultime ore, non ha rimosso gli ostacoli. Così l’amministrazione di Washington ha ribadito la posizione. “Se il presidente Putin decide di intraprendere un’azione militare, imporremo rapidamente severe sanzioni economiche in coordinamento con alleati e partner in tutto il mondo”, ha affermato il segretario di Stato, Anthony Blinken. Nei giorni scorsi era stata ipotizzata una misura straordinaria con le sanzioni indirizzate addirittura al numero uno del Cremlino. Un’azione che sarebbe eccezionale.

Il canale diplomatico, però, non frena gli spostamenti delle truppe. In Romania, altro Paese considerato centrale nella crisi perché confinante con l’Ucraina, sono arrivati i contingenti di militari statunitensi, così come annunciato. In precedenza i convogli a stelle e strisce avevano raggiunto la Polonia.

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