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antonio lubrano

Tutti contro la plastica. A parole

In questi giorni è riesplosa la polemica anti-imbrattamuri, quegli anonimi vandali che nottetempo si divertono a riempire di scritte, di sgorbi, di sigle, le facciate dei palazzi. A Milano come a Roma e in cento altre città questi anonimi writer sembra che non facciano altro che aspettare le ripuliture – promosse dai Comuni e dai privati cittadini – per ricominciare a sporcare. Ce li immaginiamo ormai in agguato e reagiscono per giunta, sempre nell’anonimato più ferreo, quando da qualche parte si levano voci di protesta e di condanna.”Non ci cancellerete” gridano sui muri,”ve la faremo pagare” minacciano.  Ho memoria di un titolo di cronaca di dieci anni fa:”I graffitari ci costano 35 milioni”. Tale era infatti la spesa che il Comune di Milano dovette affrontare per restituire, sia pure parzialmente, dignità alle facciate e ai monumenti. Ovviamente le congetture su chi siano gli autori di questi sfregi sono tante: la più accreditata dice che si tratta di bande di giovinastri che agiscono nottetempo.

Ecco però che c’è un altro tipo di inquinamento –  sicuramente il più grave – del quale non si parla mai abbastanza e che uccide l’ambiente: quello delle coste e che vede protagonisti cittadini di ogni età, insensibili alle campagne per la difesa ambientale, che pure in questi ultimi tempi si sono intensificate. Persone che si liberano delle bottiglie o di altri oggetti di plastica buttandoli in mare. Un dato emerso in questi giorni da una indagine di Greenpeace è davvero impressionante: sulla costa adriatica si contano ogni cento metri di spiaggia ben 590 oggetti: bottiglie di plastica, ovviamente, bicchieri della stessa materia, sacchetti; e anche reti da pesca stracciate. Che ci sia, ahimè, una prevalenza di bottiglie sembra persino ovvio: basta ricordare che in Italia si consumano 11 miliardi di bottiglie di acqua minerale all’anno.  Finora le maggiori case produttrici non paiono turbate dai danni enormi che provocano questi contenitori, né mi pare che il tanto proclamato riciclo sia scrupolosamente programmato e attuato. E’ sufficiente richiamare un dato: quante bottiglie di acqua minerale si riciclano in un anno? Meno del 50%.

Naturalmente le colpe di questo degrado costiero non sono attribuibili esclusivamente alle ditte che imbottigliano acqua minerale. Come nel caso degli imbrattamuri anche qui ci sono anonimi inquinatori – persino inconsapevoli – delle nostre coste , delle nostre spiagge e, di conseguenza, del mare che bagna l’intera Penisola. Ma mi chiedo: se le autorità centrali sono convinte della necessità di promuovere una campagna di salvezza del territorio nazionale, e ovviamente del mare che lo circonda, perchè non fanno sentire la loro presenza con azioni che puniscano gli imbratta-coste come gli imbrattamuri? Forse sarebbe anche il caso di far luce sul riciclo: è realizzato veramente o è soltanto una bella parola? Perchè in effetti è proprio questo il dubbio che serpeggia: siamo tutti contro la plastica ma a parole.

 

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