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Cambiamenti climatici

Tutta la verità sui cambiamenti climatici

Sui cambiamenti climatici è stato fatto dell’allarmismo. A nome degli ambientalisti, chiedo scusa per l’allarmismo sul clima: i cambiamenti climatici non sono la fine del mondo”. Parole di Michael Shellenberger  ambientalista e attivista del clima, fondatore e presidente di Environmental Progress, organizzazione di ricerca e politiche che combatte per l’energia pulita e la giustizia energetica, addirittura nel 2008 nominato “Eroe dell’Ambiente” dalla rivista Time. Che accade allora? Abbiamo sbagliato tutto?

Roberto Cavallo agronomo ed esperto di sostenibilità – che abbiamo intervistato nel settembre del 2019 a proopsito del dissesto idrogeologico del nostro Paese – sentito sulle argomentazioni di Shellenberger da Impakter Italia, pone alcune questioni:” A nome di chi chiede scusa? Di tutti gli ambientalisti dice, ma chi sono questi ambientalisti: gli scienziati che studiano l’ambiente? Chi fa campagne a favore dell’ambiente? Gli attivisti? Mi sembra un pò complicato generalizzare in questo modo. Il nostro metereologo Luca Mercalli dice che dovremmo essere tutti ambientalisti perchè tutti ci occupiamo di quello che ci circonda. Mi pare che Shellenberger  sia superficialmente approssimativo“.

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Ancora Shellenberger:”I cambiamenti climatici stanno avvenendo. Non è la fine del mondo. Non è neanche il nostro problema ambientale più grave”, scrive Shellenberger. “Sono un attivista del clima da 20 anni e un ambientalista da 30, ma come esperto di energia a cui è stato chiesto dal Congresso di fornire una testimonianza esperta obiettiva e invitato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) per fare da esperto revisore del suo prossimo rapporto di valutazione, sento l’obbligo di scusarmi per come noi ambientalisti abbiamo fuorviato il pubblico”.

Mi sembra un pò come quella storiella in cui io ed un amico stiamo passando sotto un balcone – risponde Cavallodal quale a me sembra di veder cadere un vaso e dò una spinta al mio amico per evitare che si faccia male. Il vaso non cade ma io non mi sento obbligato a chiedergli scusa perchè ho percepito un pericolo. Voglio dire che se gli scienziati parlano al plurale di cambiamenti climatici è perchè in questo campo niente è disgiunto ed un evento, una situazione ne porta altre che sono legate. Dunque quando lui parla di clima, di fine del mondo che vuole dire? I fatti ci sono ed alcune ricerche alle quali lui stesso ha partecipato e che sono scientificamente approvate lo dimostrano. I cambiamenti climatici non sono il nostro problema ambientale più grave? Possiamo discuterne ma i cambiamenti portano con loro altri tipi di crisi. E comunque gli scienziati quelli veri non hanno mai usato toni allarmistici. Caso mai espongono i fatti ed i tanti scenari che ne potrebbero derivare. Ma mai in termini apocalittici“.

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Quindi qual è l’obiettivo di Shellenberger?

Difficile dirlo. Forse la voglia di essere ascoltato. Forse il desiderio di non essere più uno – anche se fra i più bravi – tra i tanti. Lo dice lui stesso quando scrive “Sono rimasto in silenzio sulla campagna di disinformazione sul clima perché avevo paura di perdere amici e finanziamenti”. Anche qui faccio un esempio: il ferrarista Leclerc che prima del GP d’Austria non si è inginocchiato come altri per rendere omaggio alla lotta al razzismo. “Credo che contino i fatti e i comportamenti nella nostra vita quotidiana rispetto a gesti formali che potrebbero essere giudicati controversi in alcuni Paesi” ha detto. La scelta va rispettata però così i giornali di tutto il mondo hanno parlato di Leclerc e non più del problema. Ma il vero dibattito secondo me è nel linguaggio, nella comunicazione. Come detto prima gli scienziati non creano allarmi ma espongono dati, fatti e scenari. La comunicazione, i divulgatori hanno bisogno di titoli forti per far si che la gente legga e si allarmi. La questione è anche nel linguaggio scientifico ed in quello della comunicazione. Io so benissimo che il termine “bomba d’acqua” scientificamente non esiste, non è corretto ma se mi serve che venga usato per avvertire la popolazione di un fenomeno estremo in modo da provare a salvare qualche vita lo utilizzo eccome. Se no dovrei specificare ogni volta che lo leggo o lo sento che la neve ed il ghiaccio fondono non si sciolgono. Ma se per la divulgazione o come dicono i francesi per la “vulgarisation ” è più comprensibile spiegare il fenomeno in quel modo secondo me va bene. E – se non si esagera ovviamente – dov’è il problema? “

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C’è qualcosa di corretto nelle parole di Shellenberger?

Certamente sì – dice Roberto Cavallo – assolutamente. Sulla questione dei combustibili (quelli legnosi non i fossili) e le scelte fatte dall’Europa vent’anni fa in merito al 20% di olio di palma nel biodiesel; sulle scelte energetiche europee di vent’anni fa fatte più per questioni finanziarie che per la sostenibilità; sulla delicata gestione delle biomasse: su tutto questo c’è un pezzo di verità. Il fatto è che lui attaccando il semplicismo è stato a sua volta semplicistico facendo in modo che le cose giuste che a scritto si perdano. In conclusione : allarmismo? Magari, io credo ce ce ne sia stato fin troppo poco“.

A proposito. Il 30 giugno è uscito il libro di Michael Shellenberger “Apocalypse Never: Why Environmental Alarmism Hurts Us All (Mai l’Apocalisse: perché l’allarmismo ambientale fa male a tutti). Un pò di pubblicità?

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