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Un esempio del turismo che verrà (dopo il Covid)

Ospitalità Diffusa (OD), come la comunità diventa modello di turismo. E come cambierà la fruizione turistica. Lenta e sostenibile, fuori da ogni centro affollato. Era questa l’ipotesi dell’offerta di viaggio ideale venuti fuori dal primo lockdown, anche se l’incertezza ha frenato l’evoluzione. E ancora, ora, si cammina a passo di elefante.

Il Progetto, dall’archittetura al Social Eating

Così si fanno avanti iniziative sperimentali Bisos, una pianificazione di ospitalità diffusa su una struttura ricettiva di tipo orizzontale. Bisos, o meglio Bisos Ospitalità diffusa ecosostenibile. O per dirla ancora meglio, è un progetto che si sviluppa a Paulilatino, al centro della Sardegna, nel cuore della piazza principale del comune, residenza della famiglia Urgu. Là è presente una struttura che accoglie storie, persone e tradizioni: una sintesi del turismo sostenibile. Padre di questa idea progettuale che mette in connessione comunità e territorio, è Francesco Urgu, di professione bioarchitetto. Nella proposta di turismo sostenibile, si uniscono infatti archeologia, ambiente e natura: i pilastri culturali di una comunità. Tra le proposte di aggregazione e scambio culturale, si fa avanti il Social Eating ovvero come si può fare turismo a tavola. Ed ecco che s’imbandisce un’esperienza gastronomica e culturale autentica con i prodotti e piatti tipici locali e soprattutto di poter vivere un’esperienza unica a stretto contatto con persone del luogo.

 

 

L’architettura fa rima con sostenibilità

Il turismo sostenibile rivolge l’attenzione alle tematiche ambientali del territorio, al benessere degli ospiti, all’offerta enogastronomica del territorio espressa con la tradizione culinaria e attività laboratoriali. Il progetto mantiene la coerenza dell’architettura d’origine, con gli arredi di partenza, contaminati dalla produzione artigianale locale. La base di una struttura attrezzata in tal senso, deve rispondere all’esigenza di persone diversamente abili, una classe energetica elevatissima, grazie alla presenza del fotovoltaico, e un alto livello di comfort grazie alla coibentazione in fibra di legno (non mancano sensori intelligenti con spegnimento automatico e luci a led). I sanitari, invece, devono contemplare un impianto a risparmio idrico per consumare pochissima acqua, mentre le pulizie vengono fatte con l’uso di detersivi naturali. La rubinetteria dei bagni sono a risparmio idrico, con consumi ridotti del 60% rispetto a quelli tradizionali.

Why are LOHAS interested in green buildings? | Colliers One

La Bioedilizia come modello sostenibile

Restaurazione e bioedilizia, possono convivere? È la domanda che emerge nella nostra epoca. Bisos, nell’esperienza che Impakter Italia sta raccontando, ha seguito le indicazioni. L’intento è stato mantenere la struttura originale e rimodulare l’edificio con i principi della bioedilizia, con l’utilizzo di soli materiali naturali ed ecologici. E così, palazzo Urge è riconosciuta come una dimora storica NZEH ovvero “Nearly Zero Energy Hotel” che, tradotto, significa energia pari a zero. Quasi.  Tutto questo grazie all’utilizzo dell’energia fossile che non emettono nell’ambiente né polveri e nemmeno CO2.

 

Sistemi ‘caldo – freddo’ innovativi ed eco-friendly

Le strutture ricettive sostenibili devono dotarsi così di un impianto per ogni stagione. Di riscaldamento e di raffrescamento radiante a basse temperature, alimentato da una pompa di calore. L’aria ha un riciclo costante grazie ventilazione meccanica controllata a recupero di calore, che consente un buon tasso di umidità con bassissima anidride carbonica. Per la produzione di acqua calda sanitaria, funziona un sistema a pompe di calore con risparmi energetici notevolissimi.

Coibentazione, in fibra di legno e sughero, e cappotto interno sono l’attestato della classe energetica A. Persino le finestre, rigorosamente in legno, sono dotate di vetri selettivi, che ne consente l’inattività del surriscaldamento estivo: nelle pareti a Sud e a Ovest e a Nord, i vetri sono a basso emissivi. Per gli standard della bioedilizia, non possono mancare vernici ecologiche e naturali. In questa direzione, Bisos ha risposto la tradizione con l’arte del recupero e con elementi della cultura sarda, grazie all’apporto delle manifatture artigianali locali.

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