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Turismo religioso duomo Avellino

Turismo religioso: l’esempio di San Modestino

Italia, terra di santi, poeti e navigatori, soprattutto di santi, se si considera che il patrimonio artistico presente sul tessuto nazionale è pari al 70% del totale, dati stimati dalla Borsa del Turismo Religioso Internazionale nel 2017. A oggi, nessun calo, solo dati in continua crescita, dovuti alla presenza di oltre 95 impianti ecclesiastici, di cui il 90%, catalogate come bene culturale di cui 1.535 monasteri, 3.000 complessi monumentali, 5.500 biblioteche, 26.000 archivi, 700 collezioni e musei ecclesiastici e migliaia di opere pittoriche e scultoree”.

Per numero di visitatori, la Campania risponde con il Santuario della Madonna del Loreto a Pompei, seppure in cima ad una classifica, la meta più visitata resta la Basilica di San Pietro a Roma, sorprendentemente seguita dalla Basilica di San Giovanni Rotondo, a Benevento, in Campania, emblema della figura religiosa di San Pio.

La tappe del turismo religioso in Irpinia

La cappella di San Modestino all’interno del Duomo di Avellino

La stessa Irpinia è ricca di luoghi di culto, di pellegrini che, per devozione, macinano chilometri e chilometri per ripristinare il contatto tra terreno e ultraterreno. Le tappe più visitate e popolate di visitatori nella provincia di Avellino, per tutto l’anno, sono il maestoso Santuario di Montevergine, destinazione dell’eremitaggio di Guglielmo da Vercelli, dove trascorse molti anni della sua vita e del suo apostolato, il santuario di San Francesco a Folloni di Montella insieme al Santuario del SS Salvatore, dominante la valle dei Picentini a 954 m slm, la Basilica paleocristiana della SS Annunziata a Prata Principato Ultra, il Santuario di San Gerardo a Maiella, l’abbazia del Goleto e molto ancora. Ogni luogo di culto è dimora di una figura santificata.

Avellino e i suoi Santi Patroni: ma chi erano Modestino, Fiorentino e Flaviano?

Ad Avellino, il 14 febbraio la comunità cattolica della città onora il martirio dei suoi Santi Patroni, Modestino, Fiorentino e Flaviano, poco conosciuto, persino agli indigeni del posto. Da un’antica tradizione orale e attraverso antichi scritti, veniamo a conoscenza della vita e il martirio dei SS. Modestino, Fiorentino e Flaviano.

Modestino nacque ad Antiochia di Siria, in Turchia, nel 245 da una nobile famiglia. Nel 302 fu consacrato vescovo della città e patriarca della regione di Antiochia. Il Vescovo Modestino, così come il sacerdote Fiorentino e il diacono Flaviano furono vittime della persecuzione dei cristiani dell’imperatore romano Diocleziano nel 303 d.C. Secondo la leggenda, Modestino dopo essere stato arrestato e torturato, fu liberato dalla prigione dai fedeli della sua diocesi per poi fuggire insieme ai due compagni a Locri, in Calabria. Qui, però, Modestino fu nuovamente arrestato e portato nel carcere di Sibari, ma ben presto fu liberato per intercessione dell’Arcangelo Michele.

La statua lignea di San Modestino

Successivamente Modestino, Flaviano e Fiorentino raggiunsero la Campania Felix dove trovarono rifugio nel territorio avellinese. I tre Santi in località Pretorio di Mercogliano subirono un cruento e doloroso martirio: avvolti da vesti arroventate lasciarono la vita terrena nella notte fra il 14 e il 15 febbraio del 311 d.C. A oggi, i resti dei loro corpi furono amorevolmente raccolti dai cristiani del posto e sepolti. Sulle loro reliquie, furono poggiate insegne nominative e le dignità, ma sui resti del vescovo Modestino, fu poggiato ulteriormente una scultura argentea raffigurante una colomba.

Il luogo della sepoltura venne contrassegnata con una poderosa colonna marmorea tortile. Secondo le fonti, anche la colonna in pietra ritrovata sul sepolcro dei santi martiri, fu collocata in cattedrale, nella navata destra della chiesa, ma non più visibile in seguito ai lavori di restauro dell’800, quando le colonne che reggevano le arcate delle navate laterali furono inglobate in pilastri. Queste scarne notizie ripercorrono quanto la tradizione ci ha trasmesso sui nostri Santi Patroni.

Le reliquie al Duomo

Al vescovo Guglielmo va attribuito il ritrovamento e la traslazione delle reliquie dei Santi Protettori. Nel maggio del 1166, il vescovo di Avellino, Guglielmo nella costante ricerca di materiale di spoglio (colonne, capitelli, blocchi di marmo) utile ai lavori di rinnovamento della cattedrale, rinvenne il luogo di sepoltura dei tre martiri. Il vescovo che conosceva bene la leggenda legata alla vita e la morte dei SS, martiri e non contento della maestosità architettonica della cattedrale, concepì l’idea di recuperare le reliquie di Modestino “et sociorum” per accrescevano ulteriormente la sacralità del luogo.

L’interno del Duomo di Avellino

Grazie all’intercessione dei Santi, la cattedrale di Avellino poté finalmente essere conosciuta e annoverata come una fra le Basiliche della cristianità, diventando luogo di pellegrinaggio, oltre che luogo di sepoltura. Molte nobili famiglie, in seguito alla traslazione delle reliquie, aspirarono ad essere sepolti nelle cappelle della cattedrale. Le reliquie crearono un così forte fervore religioso intorno alla cattedrale di Avellino che nel 1308, il papa Clemente V, da Avignone, concedeva a chi si recava in pellegrinaggio nella basilica avellinese delle indulgenze. La festività di San Modestino, che nei secoli passati, si svolgeva il 10 giugno a ricordo della solenne traslazione, rappresentava un momento di intensa unione comunitaria e di fede.

A rendere sempre vivo il ricordo del sacrificio dei nostri martiri è stato l’operato del Vescovo Francesco Gallo, che tra il 1857-1899 promosse dei lavori di rifacimento della cattedrale di Avellino. L’odierna facciata che porta la firma dell’architetto Pasquale Cardolo, fu arricchita da una statua raffigurante San Modestino con una colomba ai suoi piedi. Ma il Vescovo non si limitò solo a questo omaggio scultoreo, ma commissionò al pittore Achille Iovine di dipingere nella volta dell’abside e sotto l’arco del coro, in tre distinte fasce, scene ispirate alla leggenda di san Modestino.

Lina Vella, Storico d’arte

Valentina Taccone, Associazione Mater.ia