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Turismo del mistero al Castello di Montefiore di Conca

Turismo del mistero. La nuova frontiera del turismo alternativo. Nell’era della rinascita del turismo di prossimità, ecco un viaggio tra storia, bellezze architettoniche e mondo del soprannaturale.

Turismo del mistero: una possibile alternativa al turismo di massa

Arte, architettura, bellezze paesaggistiche. Ma anche mistero, magia, occultismo. Nella sterminata offerta turistica del Bel Paese si sta facendo sempre più largo una forma di turismo alternativo che ha a che fare con il “soprannaturale”: il turismo del mistero. Antiche dimore infestate da fantasmi, fenomeni inspiegabili dalla scienza e altre manifestazioni che potremmo definire non convenzionali, ormai non appartengono più solo alla dimensione cinematografica o a quella assai più di nicchia degli appassionati tradizionali. Ancora non si hanno a disposizione studi che quantifichino in termini numerici la portata di questo fenomeno. Tuttavia, il rapido incremento dell’offerta è di per sé prova di quanto questo settore sia in crescita. Un esempio lampante è quello del Castello di Montefiore di Conca, in provincia di Rimini.

Un luogo dove la passione per il soprannaturale sposa la grande storia millenaria d’Italia. Rimini è infatti la prima città presa da Cesare dopo il mitico passaggio del Rubicone. E tutta l’area è costellata di rovine romane. La vicenda di cui vi parliamo in questo articolo è datata più di un millennio dopo ed è immersa in un altro momento cruciale della storia italiana, legato alla potentissima famiglia dei Malatesta, “la seconda potenza in Italia dopo quella viscontea”.

Il mistero del Castello di Montefiore di Conca

Protagonista suo malgrado è Costanza, figlia dell’Ungaro. Data in sposa appena dodicenne a Ugo d’Este. Si narra che fosse rimasta vedova dopo solo sette anni di matrimonio. Tornata a Montefiore, si sarebbe innamorata del cavaliere tedesco Ormanno, difensore della Rocca. Questa unione avrebbe visto l’assoluta contrarietà dello zio di Costanza, Galeotto Malatesta. La reazione di quest’ultimo sarebbe arrivata alle estreme conseguenze. Galeotto avrebbe ucciso Ormanno e Costanza. Ma i corpi dei due innamorati non sarebbero mai stati trovati. Tanto basta per l’inizio di tutto: il fantasma del cavaliere “infesterebbe” il castello. Qui, alla narrazione storica subentra quella che lo scettico vede come leggenda mentre l’appassionato di soprannaturale vede come continuazione “non ortodossa” della realtà. Chiunque abbia ragione, quello che è innegabile è il vivo interesse per questa vicenda che si perde nei secoli.

L’interesse del pubblico

“Da diversi anni organizziamo serate legate a questi studi, momenti nei quali possiamo condividere le nostre esperienze ed i nostri risultati con il pubblico. Non è sempre facile affrontare questo argomento che riteniamo essere assolutamente “delicato”. Crediamo fermamente che il modo con il quale lo si propone sia fondamentale”. Così Nadia Fabbri, della Compagnia di Ricerca (l’associazione che gestisce il castello). Ma al di là di questa cauta premessa, aggiunge che “il castello viene vissuto dai visitatori in un modo assai variegato. Riemergono storie, leggende legate ad alcuni personaggi vissuti nella residenza nell’arco dei secoli. È un po’ come se il passato e il presente per un attimo si sfiorassero fra loro. Come se i sottili confini tra le diverse epoche si assottigliassero talmente tanto da risultare quasi impercettibili”. Il tutto a conferma che l’interesse e la passione dei visitatori non sono binari fissi, ma strade aperte ad altre strade, dove storia, arte e anche il soprannaturale possono comunicare tra loro.

Il bello è l’eterogeneità del pubblico, come confermano dall’associazione: “il nostro pubblico è composto da persone di tutte le fasce d’età, compresi i ragazzi. Oggi, purtroppo, il Covid non ci permette di fare grandi numeri. Tuttavia abbiamo scelto di non sospendere le nostre attività che, nell’arco della stagione, portano centinaia di persone che arrivano per condividere con noi queste esperienze”. 

Tutte le foto sono di Domenico Germani.

 

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