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Mais crisi climatica

Troppo grano e poco mais: le conseguenze della crisi climatica

Troppi gas serra e precipitazioni impazzite. Un mix micidiale, frutto avvelenato della crisi climatica, che favorisce il segno meno della produzione della coltivazione del mais. Secondo le previsioni per il 2030, andrà giù di oltre il 20 percento. Allo stesso tempo si stima l’aumento, con forte preoccupazione in tema di ‘cambiamento climatico’, quelle del grano. A rivelarlo è un articolo pubblicato su Nature Food partendo da uno studio condotto della Nasa. Un effetto domino che incide anche sulle buone prospettive della riduzione delle emissioni dei gas serra e del riscaldamento globale.

Il nuovo processo è dettato dal climate change, la crisi climatica Letto in termini di produzione,  si traduce in meno mais e più grano. La causa di questo nuovo andamento nel settore cerealico in agricoltura, è legata all’aumento delle temperature, più precisamente alle alterazioni delle precipitazioni e alle elevate quantità di gas serra nell’atmosfera.

Come cambia la produzione agricola

E come se non bastasse, a farne letteralmente i conti, sono i Paesi con temperature sub-tropicali, quelle in prossimità dell’Equatore, spesso già colpiti da estrema povertà. America settentrionale e centrale, Africa occidentale, Asia centrale, Brasile e Cina saranno sono i territori più colpiti dal fenomeno. Eppure non tutto è perduto: il grano presente nelle zone temperate potrebbe trovare la sua naturale ricollocazione nelle aree più svantaggiate svantaggiare. Un rovescio della medaglia, a proposito di coltivazioni cerealicole, che impatta principalmente la parte nord degli Stati Uniti, in Canada, nell’Asia centrale, nella regione della Pianura della Cina del Nord, la zona sud dell’Australia e nell’Africa orientale. Una “riconversione economica”, così come viene descritta dai dati emersi nei modelli colturali e climatici riportati da Nature Food.

Il motivo è che un’alta concentrazione dell’anidride carbonica mette a tacere ogni dubbio sulle proiezioni di crescita del grano.  In sintesi, o per dirla meglio, in fotosintesi, i livelli della CO2 salgono e accelerano il processo biochimico vegetativo. In pratica, la pianta, a fronte di una minore perdita di acqua, tende a trattenerne di più. Ed ecco che è proprio, questo, il caso di dire ‘less is more’ se davanti si profila una crescita delle temperature e precipitazioni che, però, non danno una prospettiva sul futuro climatico. E quindi, gli alti livelli di CO2 favoriscono la proliferazione di alcune colture. In questo modo i raccolti del grano, decisamente più sensibile alla variazione, aumentano rispetto, per non dire a discapito, del mais.

Le proiezioni sulla crisi climatica

Clima tempeste

Foto di David Mark da Pixabay

È noto che le emissioni di gas serra siano dannose per il clima, o per meglio dire, al pianeta e alla nostra salute. Ma, purtroppo, gli svantaggi superano i benefici.  A questi esiti, inoltre, si aggiunge una serie di ricerche. Gli studi rafforzano ulteriormente l’allarme sulla crisi climatica e sulle sue conseguenze. Ad esempio, c’è la ricerca tra la Columbia University di New York e il Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germania, che parte dalle simulazioni su modelli climatici e meteorologici internazionali e sui risultati del clima e quindi della reazione del nostro pianeta. Ma non solo. Un pool di studiosi sta analizzando gli esiti su due modelli di dati che ne danno quasi certe proiezioni relative ai prossimi anni, focalizzando l’attenzione soprattutto su quello CMIP6 del World Climate Research Programme.

Siamo davanti ad un programma internazionale sostenuto dall’Onu che legge le prospettive del nostro pianeta da più angolazioni. E come se non bastasse, gli scienziati hanno, poi, integrato con i risultati di simulazioni dell’Agricultural Model Intercomparison and Improvement Project (AgMIP) della Columbia Universitydai i valori su un campione variegato di coltivazioni, facendo luce sullo mondo che sarà.

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