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Trekking urbano Siena

Trekking urbano: da Siena a Napoli, la scoperta di un turismo inesplorato

Il trekking urbano è un modo per scoprire la città, all’insegna del turismo lento. Niente sentieri impervi, ma percorsi a piedi, artigianato locale, gastronomia locale e partecipazione attiva dei residenti si uniscono, in maniera sinergica, agli elementi attrattivi presenti sul territorio. Con tante leggende da conoscere. Dopo l’ondata pandemica che ha creato non poche incertezze sui programmi estivi, il turismo risponde che “fare vacanza si può”.

Le soluzioni non mancano, certo. Talvolta sono anche famose, come nei casi di Siena e Napoli. Ma bisogna conoscere alcuni “segreti”. Per questo, lo slow tourism delle città vicine, potrebbe essere una soluzione oltre che una buona alternativa. Il trekking urbano, perciò, è una proposta trasversale e polivalente. Il risultato è un turismo sostenibile, integrato e di qualità.

Dalla Toscana, il modello turistico di ‘trekking urbano’

Nel 2003, da Siena, è arrivato un modello turistico innovativo e sperimentale: il trekking urbano. Il 31 ottobre 2019 si è celebrata la sedicesima Giornata Nazionale del Trekking Urbano con il coinvolgimento di 49 città italiane, 16 regioni e 5 capoluoghi di regione. Il tema prescelto è stato ‘Lenti sussurri di acqua e di storia’ con l’acqua elemento cardine dell’evento. Per l’ultima edizione, cisterne, fontane sono state al centro in un itinerario da visitare. Dalla Fonte Gaia, con una sua simbologia ambivalente nell’attività dello scorrere, alla Fortezza Medicea, teatro delle sonorità acquatiche, proseguendo al Museo dell’Acqua, in prossimità di Fonte di Pescaia, tra suggestioni naturali e narrazioni di aneddoti.

Foto tratta dal sito del Comune di Siena

Il suo unico sinonimo è vagabonding, le mete disparate in tutta Italia. Le città diventano musei della cultura a cielo aperto. Padova, Ascoli Piceno, Albisola, Amelia, Salerno, Napoli, San Giustino, Cividale Del Friuli, Perugia, San Marco Argentano, Torrebelvicino, Tempio Pausania Follina, solo per citarne alcune. Un modello di turismo sostenibile che favorisce il decongestionamento delle città, adatto a tutte le età e per qualsiasi stagione. Ogni itinerario è un’esperienza unica e differenziata, per lunghezza e per difficoltà di percorrenza, e persino rispondente ad ogni condizione meteorologica.

Siena in cinque step (o poco più)

Ecco quindi Siena da percorrere in cinque tappe. L’Orto botanico Universitario, tra i Tufi e San Marco, valli verdi e aree nella mura medievali. Spicca la presenza degli Aromatari che raccoglie piante provenienti da tutto il mondo: dall’assenzio allo stramonio. Da visitare anche la Stufa, serra ottocentesca per la riproduzione delle foreste pluviali con orchidee e piante carnivore. Al civico 50, nella storica via delle Cerchia, inizia il secondo itinerario. Ad accogliere gli avventori, c’è un busto murato della figura di un uomo in età avanzata, con barba fluente e veste talare. Sull’identità della statua aleggiano due ipotesi leggendarie: un eremita abitante nei pressi di Porta all’Arco oppure del ritratto di un fantasma, Giomo, che infestava l’Orto Botanico. In realtà, è il religioso San Filippo Neri.

Il tabernacolo della Madonna del Corvo, è parte del terzo percorso della città toscana. Una Pietà dipinta dal Sodoma nel luogo leggendario dove, nel 1348, pare, sia precipitato morto un corvo, portatore del morbo della peste che causò il contagio della città.

Nel Quadrato Magico, sono cinque le parole che caratterizzano quest’area esoterica. Sono iscrizioni di scongiuri medioevali posizionati a sinistra del Duomo pensate per la protezione della città contro le forze del male. Fontebranda, antico fontanile senese, è nel territorio della Nobile Contrada dell’Oca e nella conca di Vallechiara.  Persino Dante la citò, attribuendo alla caduta dell’acqua la simbologia della bessaggine, che in dialetto senese vuol dire pazzia. Ma una leggenda racconta che la porta presente sul fondo della vasca, a destra, conduceva ad un cunicolo sotterraneo al termine del quale gli spagnoli, che dominarono Siena nel XVI secolo, nascosero qui un forziere.

napoliapiedi.it, il turismo lento della città partenopea

Foto tratta dal sito napoliapiedi.it

La curiosità accende un’idea sostenibile di ecoturismo. Siamo in Campania, a Napoli. Non che la città sia poco nota, ma esiste una proposta turistica ecofriendly: una visita nella parte più interna della città senza auto e senza scooter. Il trekking urbano si dimostra una buona idea anche come strumento di contrasto all’inquinamento della metropoli. È un giro diverso nel capoluogo campano nasce da una domanda curiosa: ‘In che condizioni si trovano le antiche scale napoletane?’.

Così vengono delineato nove percorsi dal libro Napoli a piedi, guida insolita alla città”, dal bosco di Capodimonte al mare della Gaiola, tutti raccontati da Francesco Paolo Busco. Insomma, una Napoli insolita da girare in una manciata di minuti. Si comincia con Pedamentina da San Martino a Montesano, poi la salita Moiariello, da via Foria a Capodimonte; ancora con la calata San Francesco, proseguendo con il Vomero a via Caracciolo, la salita Villanova, da via Manzoni a via Posillipo (Gradini del Petraio), da Castel Sant’Elmo fino a Chiaia, chiudendo con via Cupa Vecchia fino a Montesano.   Anche nelle aree limitrofe sono state disegnate traiettorie di turismo lento con un affaccio mozzafiato. Da citare, la baia di Ieranto e i monti Epomeo e Faito dell’isola d’Ischia. Oppure un’andante escursione alla Croce della Conocchia.

Conferiscono lustro al capoluogo campano, le figure di Leopardi, nei palazzi e nelle case dove ha vissuto, e lo studioso matematico Caccioppoli. Più contemporanei ma altrettanto importanti per ravvivare il contesto cittadino, gli incontri con fotografi, artigiani e scrittori del posto.

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