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Transizione energetica: l’Europa sta facendo abbastanza?

Transizione energetica grazie al gas naturale. Inquina meno del carbone ed è più efficace delle rinnovabili. Ma su questo come si sta muovendo l’Europa?

Gas naturale: la via maestra della transizione energetica

Il gas naturale è considerato la perfetta via di mezzo verso lo sviluppo sostenibile in campo energetico. Molto meno inquinante del carbone e del petrolio, presenta tuttavia un’efficacia e una disponibilità che le fonti rinnovabili non riescono a garantire. Pertanto, è opinione prevalente che il gas naturale sarà il perno della transizione energetica dalle fonti non rinnovabili a quelle rinnovabili.

In Europa, anche grazie a un quadro normativo ad hoc, nel 2018 si è registrato un aumento dell’utilizzo del 5% rispetto al 2017 e di ben 76 miliardi di metri cubi rispetto al 2014. Detto questo, ci dovremmo aspettare che ad un aumento dell’utilizzo del gas naturale in Europa corrisponda una progressiva diminuzione dell’utilizzo di fonti non rinnovabili. Ma non è così.

Transizione energetica a fasi alterne

Lo dimostra un’analisi pubblicata dal prestigioso Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington DC. Nel 2019  la produzione di carbone è diminuita di quasi 150 terawattora (TWh), mentre quella del gas è cresciuta di 73,5 TWh. Questo significa che lo spostamento verso il gas naturale ha interessato solo poco più della metà della diminuzione della quota di carbone nel mix energetico del Vecchio Continente.

Lo spostamento risulta più consistente se si considera l’intervallo di tempo 2014-2019. Rispetto a 5 anni prima, ad un aumento dell’utilizzo del gas di 242 TWh corrisponde una diminuzione dell’utilizzo del carbone di 330 TWh. In questo caso si tratta di uno spostamento di circa due terzi. Ma se risaliamo al 2010, vediamo che sia la quota del carbone sia quella del gas sono diminuite rispetto al 2019. Rispettivamente,  349 e 65 TWh. Nessuno spostamento dalle non rinnovabili al gas. Se poi consideriamo le variazioni su base annua, vediamo che lo stesso schema si è ripetuto nel 2009, 2013, 2014 e 2018.

L’Europa deve correggere il tiro

Questo dimostra che l’aumento dell’uso del gas molte volte è una risposta ad esigenze del momento, quali l’eventuale scarsità di risorse da fonti rinnovabili o la necessità di compensare il fabbisogno idroelettrico. Solo molto parzialmente si tratta di una scelta strategica dettata da una volontà politica. Dunque, in Europa, il più delle volte si ricorre al gas per compensare altro e si investe ancora in misura insufficiente per indirizzare la svolta. Si procede insomma ancora troppo per inerzia. Ma la transizione energetica è soprattutto un obiettivo politico, e per di più assai ambizioso. Non può essere perseguito senza un’azione costante.

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