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transizione ecologica

“Transizione ecologica vuol dire star meglio”

Transizione ecologica vuol dire star meglio, produrre paesaggi esteticamente più belli, creare occasioni di lavoro, intensificare relazioni di casa, di caseggiato, di quartiere“. Lo dice l’architetto Stefano Boeri in un’intervista a Marco Biscella e pubblicata su Il Sussidiario.net. A questa affermazione si arriva leggendo l’intervista, da due domande precedenti.

Valorizzare l’ambiente e garantire la massima efficienza delle attività umane nei contesti urbani: sono obiettivi conciliabili?

Lo devono essere per forza. Ma a tal proposito c’è un problema linguistico non trascurabile.

Quale?

Abbiamo purtroppo un vocabolario che associa alla transizione ecologica termini legati alla minaccia: cambiamento climatico, surriscaldamento, riduzione dei consumi… Tutto all’insegna di un’autoflagellazione o di una punizione.

Invece?

Dovremmo cominciare a dire che transizione ecologica vuol dire stare meglio, produrre paesaggi esteticamente più belli, creare occasioni di lavoro, intensificare relazioni di casa, di caseggiato, di quartiere. E’ una direzione di speranza e ai giovani dobbiamo parlare di transizione sostenibile con questo linguaggio.

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@piqsels.com-id-jgmds

Perchè Tito Boeri

Tra le professioni che hanno il compito di traghettare l’uomo verso un mondo migliore c’è senza dubbio l’architettura, uomini e donne capaci di progettare spazi urbani e non solo che diano il senso dei cambiamenti, che siano al passo con i cambiamenti e che li anticipino e senza dubbio li favoriscano. Tito Boeri è certamente uno di questi uomini all’avanguardia. E difatti l’intervista parte proprio dal ruolo dell’architettura nello sviluppo sostenibile.

Energia, verde e mobilità sono i tre pilastri dell’architettura sostenibile, che può ridisegnare le nostre case e le nostre città. E tutti e tre conservano al loro interno la possibilità di sviluppare impresa – dice Boeri a Il Sussidiario.net –  di stabilire condizioni migliori di comunità, di innalzare nettamente la qualità di vita e di salute. Ecco perché la transizione ecologica non può essere solo imposta o calata dall’alto, ma va vissuta e partecipata attraverso “una grande campagna di sostenibilità orizzontale, diffusa e potente”, tale da “innescare migliori condizioni di vita, produrre paesaggi esteticamente più belli, creare occasioni di lavoro e intensificare le relazioni”.

In Italia a che punto siamo con l’architettura sostenibile? C’è sensibilità verso questi temi da parte delle pubbliche amministrazioni, delle famiglie e delle imprese?

Credo che una città, un paese, i territori in Italia cominciano a cambiare introducendo dispositivi per energie rinnovabili sui tetti delle case, aumentando le superfici verdi, ripensando l’architettura urbana nel suo rapporto con la mobilità e con l’energia. E’ l’idea di una transizione verde che per forza di cose, se si vuole arrivare in futuro a qualche risultato, deve anche nascere da una spinta dal basso. Ci stiamo lavorando da tempo, abbiamo raggiunto già risultati importanti, ma c’è ancora tanto lavoro da fare.

Qui il link alla pagina de Il Sussirdiario.net con l’intervista completa

 

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