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Tra Irpinia e Sannio: la transumanza e il turismo esperienziale

L’Irpinia e l’antica pratica della transumanza come proposta di turismo rurale. Con una tradizione rinnovata che coinvolge tante regioni e decine di Comuni. Nell’epoca degli smartphone e dei social network, della tecnologia e dell’innovazione robotica, rinasce un modello turistico che fonda le sue basi nell’antica cultura contadina: acquisisce un ruolo importante per la rivitalizzazione di paesaggi, ancora incontaminati ed integri rispetto alla smaniosa operosità dell’uomo a voler cementificare ogni area. La transumanza, risorsa economica del mondo agreste, inoltre, è direttamente connessa all’attività agroalimentare, commistione dialettica di ‘autoctono’ e ‘di qualità’, e alle attività di produzione della filiera corta e integrata.

Una foto storica della transumanza

Si tratta di un passo indietro solo in apparenza. Anzi: questa tradizione è utile a dare energia e slancio a una mozione coerente al territorio, come quello della transumanza, riconosciuta nel dicembre scorso Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. Un’attività che ha fatto guadagnare all’Italia il primato di iscrizioni in ambito rurale e agroalimentare, come già accennato, e che mostra il decimo riconoscimento all’interno della nostra Penisola.

Cos’è la transumanza

Lo spostamento delle pecore durante la transumanza

La mobilità dei pastori era sinonimo del mantenimento dell’economia locale delle aree interne e ritratto di una civiltà contadina sorretta su un’economia rurale. I sentieri utilizzati per questa pratica consueta (orizzontale o mediterranea, nelle aree pianeggianti, verticale o alpina, per chi abitava zone più scoscese e di difficile percorribilità) prevedeva l’attraversamento di tracciati migratori, lunghi e inviolati, vie naturali sicure, disegnate dal movimento di greggi e dei pastori lungo le aree del Mediterraneo e delle Alpi.

La transumanza, con il riconoscimento ricevuto, è certamente volano di uno sviluppo economico, produttivo e turistico, sotteso a un indice di riconoscimento qualitativo. Ripristinare la transumanza significa riportare in vita un’organizzazione itinerante di uomini e animali, una tradizione culinaria e artigianale, un modello economico della vita contadina, dalla figura del massaro e del sottomassaro, dei butteri e dei butteracchi, diversamente responsabili della custodia del bestiame; dell’attività di soma e del trasporto di materiali di vario genere, dell’ecosistema di natura agreste, di storia e antropologia contadina, riepilogo di paesaggi, tradizioni, cultura e prodotti autoctoni.

I percorsi di turismo rurale 

Il Regio Tratturo

Riguardo alla regione Campania, il Regio-Tratturo attraversava l’area dell’Alta Irpinia e del Medio-Alto Sannio, una strada naturale dalla quale si può catturare l’eco di un’antica pratica tradizionale, riproposta in generose sonorità della fauna e della flora locale: i pastori andavano a impegnare intere giornate di lavoro, tra altopiani rigogliosi e boschi imperanti. Insomma, una pratica di ascolto e osservazione durante la deambulazione degli armenti, di cui, la razza podolica, è manifestazione di un retaggio della conservazione della specie locale.

Questo percorso, tra la dorsale appenninica della Campania, dell’Abruzzo e del Molise, è ora espressione di attrazione turistica, fatta di contesti che si esprimono attraverso la propria integrità e in contrasto alla modernità e a cementificate metropoli.

Per lunghezza, quello dell’Irpinia è il terzo tratturo del Meridione. Dai monti dell’Abruzzo arriva al Tavoliere delle Puglie, attraversando trentanove Comuni di quattro regioni differenti.

Tre sono le aree toccate e relative province: Valle dell’Ufita  con Ariano Irpino, Zungoli, Grottaminarda, Casalbore, Montecalvo, Villanova del Battista, l’Alta Irpinia con Lacedonia e l’area Terminio Cervialto con Nusco e Montella, insieme ai due paesi dell’Alto Sannita con Cerreto e San Lorenzello.

Valentina Taccone, Associazione Mater.ia

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