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torre guaceto, riserva marina

Torre Guaceto: una riserva aperta a tutti

Nella Riserva naturale di Torre Guaceto, 1100 ettari di riserva terrestre e 2200 di riserva marina tra i comuni di Brindisi e Carovigno, il rispetto per la natura e le attività umane hanno trovato un perfetto punto di equilibrio: si può pescare, ma la fauna ittica è aumentata del 400%; si può coltivare, e ciò ha permesso di riscoprire antiche colture che rischiavano di scomparire; c’è un lido attrezzato, con tanto di bar e lettini. “L’idea di una riserva aperta è fondamentale” ci racconta Alessandro Ciccolella, il direttore del Parco. “Ovviamente ci sono delle restrizioni, ma è importante che la gente possa visitare Torre Guaceto e godere della sua bellezza. Se qualcuno mi contestasse il concetto di riserva che portiamo avanti, risponderei con dati scientifici. Il nostro è un turismo perfettamente sostenibile”.

L’Area marina protetta è stata istituita nel 1991, mentre nel 2000 il ministero dell’Ambiente ha costituito la Riserva naturale dello Stato, che include anche il tratto di costa. La risposta del territorio è stata buona e le stesse persone che vi operano hanno chiesto di ampliarla. Il prossimo obiettivo, quindi, ci spiega il direttore, è triplicare l’area della riserva sia verso nord sia verso sud. Alessandro Ciccolella è venuto a contatto con Torre Guaceto all’inizio degli anni novanta grazie al WWF, che aveva individuato quella zona come area di pregio e iniziato a svolgervi attività di volontariato: “Provammo a sensibilizzare i pescatori, andando con loro sulle barche quando lanciavano le bombe per pescare. Dopo aver buttato gli esplosivi vedevano i pesci che si avvicinavano e per questo, secondo loro, fertilizzavano il terreno. Ora gli abbiamo spiegato che non è così e che, anzi, è dannoso. Lo hanno capito e oggi collaborano con noi”.

Foto: Riserva marina di Torre Guaceto - Foto Credit: Rebecca De Fiore / Impakter.it

Foto: Riserva marina di Torre Guaceto – Foto Credit: Rebecca De Fiore / Impakter.it

La storia dei pescatori forse è proprio la più affascinante: iniziata tra incomprensioni, conflitti e denunce, oggi viene studiata dai biologi di tutto il mondo. Nel 2002, infatti, il Consorzio di gestione di Torre Guaceto decise di chiudere alla pesca il tratto di mare di sua competenza, con l’obiettivo di riaprire alle attività dei pescatori dopo aver ripopolato la fauna marina. “Quando ci hanno imposto lo stop l’abbiamo presa malissimo”, ci raccontano i pescatori della zona. “Il progetto ci venne spiegato bene, ma noi vivevamo della pesca in quelle acque”. Quattro anni dopo, però, quando la Riserva riaprì il suo tratto di mare, ebbero una grande sorpresa: “La prima uscita in mare ci stupì con una pescata incredibile. Uno di noi si mise a piangere: era da quando eravamo bambini che non vedevamo tutto quel pesce”. Parallelamente partì anche un progetto di monitoraggio con l’assistenza dei biologi dell’Università di Lecce e del WWF. Tutti i pesci vengono catalogati e misurati e ci spiegano che il risultato degli studi ha mostrato che in pochi anni la fauna ittica è aumentata del 400%. “Nelle acque della riserva peschiamo solo una volta a settimana – continuano i pescatori – e la differenza con le altre zone è enorme: nell’ultima uscita in riserva ho preso 10 chili di scorfani, di cui il più piccolo pesava 500 grammi, fuori dalla riserva ne ho presi solo 3 chili e il più grande era di 300 grammi”. In questo modo, ovviamente, sono aumentati anche i guadagni, mostrando ai pescatori della comunità di Carovigno che sostenibilità non significa solo rinuncia.

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