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Bambini Etiopia Tigray

Tigray: migliaia di bambini allo stremo, affamati dall’esercito etiope

Una catastrofe umanitaria senza fine, che coinvolge migliaia di bambini. E non fa presagire nulla di buono per il futuro: si sta attuando la tecnica di affamare la popolazione. Nel Tigray, regione dell’Etiopia al centro di una guerra tra ribelli ed esercito (qui per leggere l’approfondimento di Impakter Italia), il dramma non è cessato e i diritti umani vengono fatti a pezzi giorno dopo giorno. Aumentano, infatti, le segnalazioni di saccheggi e devastazioni dei villaggi dell’area, diventati le nuove forme di conflitto. L’intervento delle Nazioni Unite ha garantito un rallentamento delle operazioni militari condotte dall’esercito di Addis Abeba, avviate nello scorso novembre, quando è cresciuta la tensione con il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray. I primi attacchi dei ribelli ha scatenato la reazione etiope, che ha inviato le truppe in zona. Per settimane si sono consumati massacri e violenze. 

Il primo ministro, Abiy Ahmed Ali, insignito del Nobel per la Pace nel 2019, ha dovuto dare un segnale di fronte alle richieste internazionali, annunciando una tregua. Ma di fatto, ancora oggi, si verificano ancora scontri. La situazione non è molto migliore rispetto ai giorni di battaglia sul campo. Se le armi si fanno sentire di meno, si fa largo un’altra strategia, quella di affamare i civili. E portarli allo stremo. Negli ultimi giorni è stata infatti denunciata una strategia di affamare la popolazione locale, interrompendo l’arrivo di aiuti alimentari e aggravando la carestia. I soldati indicati dal governo etiope al pattugliamento si rendono, secondo le denunce, responsabili di attacchi alle colture e uccisione dei capi di bestiame. Così i civili non possono avere i beni di prima necessità.

Il premier etiope Abiy Ahmed

Il premier etiope Abiy Ahmed (Licenza Creative Commons)

Tigray, migliaia di bambini affamati 

Il dramma si abbatte anche sui minori. “Almeno 33mila bambini in zone inaccessibili del Tigray, in Etiopia, sono gravemente malnutriti e, senza un aiuto immediato, sono in imminente pericolo di vita”, denuncia l’Unicef, attraverso la direttrice generale Henrietta Fore. I dati dell’organizzazione non necessitano di ulteriori aggiunte: 56mila bambini, con meno di 5 anni, necessiteranno di interventi per contrastare la malnutrizione “acuta grave” entro il 2021. Una cifra che è quasi sei volte superiore alla solita media annuale dei casi nella regione. E ancora: la piaga della malnutrizione colpisce anche le donne in gravidanza e in fase di allattamento. La percentuale sfiora il doppio in confronto ai precedenti periodi, quelli di pace. Anche Papa Francesco, nel corso dell’ultimo Angelus, ha cercato di squarciare la coltre di silenzio calata nelle ultime settimane sul dramma nel Tigray, chiedendo la cessazione immediata delle violenze. “Sia garantita a tutti l’assistenza alimentare e sanitaria, e si ripristini al più presto l’armonia sociale”, ha scandito davanti ai fedeli.

Il quadro fornito dalla regione del Tigray, però, non lascia sperare in una rapida evoluzione positiva. “Le strutture sanitarie sono state saccheggiate o danneggiate e la capacità di fornire vaccinazioni essenziali si è bloccata”, dice la numero uno dell’Unicef. Molti operatori sanitari non sono tornati al lavoro. La distruzione delle infrastrutture idriche ha causato un’estrema scarsità di acqua potabile”. C’è quindi un’emergenza sanitaria in atto, aggravata dalla pandemia di Covid-19: “I siti che ospitano bambini sfollati e famiglie sono particolarmente vulnerabili alla trasmissione di malattie a causa delle condizioni insalubri e di sovraffollamento”, conclude Fore.

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