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Theresa May e la questione irlandese, spiegata bene

Nella parte nord dell’Isola d’Irlanda c’è un confine invisibile che divide Irlanda del Nord, di confessione protestante e unita politicamente all’Inghilterra dalla Repubblica d’Irlanda, cattolica ed indipendente.

Di che parliamo

Il “limes” come si chiama in latino, “border” come si dice in inglese sta lì dal 1922 quando l’Irlanda fu divisa appunto in due, è lungo circa 500 chilometri, che disegna un’antica divisione tra contee,11, di cui 6 nella Repubblica e 5 nel Nord Irlanda.

Tale confine, disordinato e non marcato da filo spinato come sarebbe facile immaginare, attraversa i luoghi più insoliti.

Per gestire questo strano confine che non c’è realmente fru creta la “Common Travel Area” (Cta), una zona di libera circolazione tra l’Irlanda, il Regno Unito, l’Isola di Man e le Isole del Canale. Un’ antesignana dell’area Schengen sotto certi aspetti che consente ai cittadini del Regno Unito e dell’Irlanda di muoversi liberamente tra i due paesi senza i controlli che solitamente si svolgono alle frontiere, tipo quello sulle merci o sull’identità delle persone.

Una situazione che l’Unione europea, in considerazione del fatto che entrambi i paesi ne sono membri, ha gradito molto ed ha aiutato anzi la cooperazione inter-frontaliera e contribuito allo sviluppo economico delle aree di frontiera-

 

Tra gli obbiettivi della Cta: l’istruzione condivisa, politiche giovanili, la costruzione di relazioni di cooperazione a livello locale e politiche mirate alla lotta alla povertà anche per garantire la coesione fra le comunità coinvolte e la stabilità sociale di questa specifica area. Un modo per cercare la pace fra due parti della stessa isola.Di più: l’UE ha svolto un ruolo decisivo nel processo di pace con l’accordo del 1998, il “Good Friday Agreement” col quale si è tentato – ed in parte ci si è riusciti – di interrompere la lotta feroce fra i due modi di essere irlandesi, con migliaia di morti in oltre trent’anni.

Comune appartenenza dei due paesi all’Unione europea ed alla libera circolazione di persone e merci tra l’Irlanda del Nord del Regno Unito e la Repubblica irlandese rappresentano i cardini di quell’agreement così come il fatto che ogni cittadino irlandese possa richiedere la doppia cittadinanza britannica e irlandese, e che in futuro se il popolo irlandese volesse, l’isola possa essere una sola entità politica, in una parola “una sola Irlanda”. Passando da un referendum.

In quel caso si procederebbe  all’elezione dell’assemblea del Nord Irlanda a Stormont, dove nessuna delle due parti può prevalere sull’altra. L’assemblea rinvierebbe ogni decisione al compromesso.

Nel “Good Friday Agreement” si parla di “power sharing”, forma di governo in cui a Belfast, sono due forze in condivisione forzata a governare quel pezzo d’Irlanda britannica.

Chi sono i due partiti interessati

 Sinn-Fein, partito di sinistra nazionalista irlandese nato nel lontano 1905 che vorrebbe l’unità sotto la Repubblica. Il partito ha ottenuto alle ultime elezioni per il parlamento britannico 7 seggi nei quali però non siede nessuno per protesta verso il governo di Londra che d’altra parte che formalmente non lo riconosce.

L’altro partito si chiama Dup, Partito Unionista Democratico britannico, bastone del governo May con i suoi 10 parlamentari a Westminster.

L’entità del problema del border

 Ogni giorno oltre 30mila pendolari attraversano il confine invisibile tramite le 200 strade che lo compongono. L’80 per cento delle esportazioni della Repubblica Irlandese, che poi si fermano nel Regno Unito o vengono imbarcate verso il Vecchio Continente viaggia su queste strade.

Per questo che l’Irlanda con al suo fianco l’Unione europea – punta i piedi per terra perché il Regno Unito rimanga all’interno dell’Unione Doganale e del Mercato Unico: per evitare di trovare un ostacolo al suo più importante sbocco commerciale.

Theresa May ha dichiarato che il Regno Unito starà fuori da Mercato Unico e Unione doganale, ponendo questi paletti insindacabili a Bruxelles. Questo si scontra però con la garanzia fornita lo scorso dicembre e firmata in un accordo non vincolante che prevede, in caso di mancato accordo, l’impegno del Regno Unito a mantenere lo status-quo, allineato secondo le regole dell’Unione europea.

Si tratta di un passo indietro da parte di Londra che, su pressione del Dup, ha rigettato l’offerta dell’Unione europea di mantenere il Nord Irlanda dentro Mercato Unico e Unione Doganale e di spostare il confine doganale nel mare d’Irlanda.

Ipotesi rigettata in seguito dal governo di Londra e prima di tutto dal partito Dup, che ne ha fatto una questione più ideologica che tecnica. Quest’ultimo infatti pretende che il Nord-Irlanda abbia lo stesso trattamento, sia in meglio sia in peggio, della madre britannica e che nessuna separazione, nemmeno “burocratica” potrà mai essere accettata. O tutti dentro o tutti fuori.

 

Eduardo Lubrano

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