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Lago Ciad: esercito in azione

Terrorismo: la battaglia del lago Ciad

Una battaglia decisiva contro la minaccia terroristica. Il lago Ciad è l’ultima frontiera contro l’avanzata di gruppi jihadisti, identificati principalmente nell’organizzazione di Boko Haram e Iswap (Islamic State West Africa Province): le principali fazioni terroristiche che sono anche in lotta tra di loro per ribadire la supremazia islamista. Con varie sfumature che finiscono per complicare la lettura dei fatti.

Lago Ciad: la dichiarazione di guerra

L’ultima sanguinosa azione dei miliziani ha rappresentato un duro colpo per il governo del Ciad: almeno novantadue militari sono stati uccisi nel corso di un’offensiva nella regione. Così la risposta del presidente ciadiano, Idriss Déby, non si è fatta attendere: ha dichiarato quell’area una zona di guerra. Lo scopo è quello di sconfiggere militarmente i terroristi. Ma la situazione ha fatto scattare l’allarme umanitario. Secondo le stime sono almeno due milioni le persone sfollate e cerca dieci milioni quelle bisognose di assistenza per contrastare la povertà. I nuovi, prevedibili, scontri potrebbero costringere almeno altri 200mila abitanti a lasciare le loro case.

Una mappa della zona

La dichiarazione di zona di guerra amplia il potere dell’esercito sul controllo dell’area. I militari potranno fare perquisizioni e verifiche per capire quanto i miliziani jihadisti godano del supporto di parte della popolazione. Il governo statunitense ha però lanciato l’allerta sul rischio di carestia nella regione, specie dove è più difficile reperire i beni di prima necessità. Il lago Ciad è stato da sempre prezioso per l’approvvigionamento idrico di milioni di persone. Ed è strategico: si trova tra Nigeria, Niger, Ciad e Camerun. Ma il mix di cambiamento climatico e una gestione delle risorse, tutt’altro che impeccabile, ha ridotto la portata del bacino, complicando la vivibilità della zona. E mandando in affanno anche il settore della pesca.

La frantumazione della galassia terroristica

Il contesto è molto sfaccettato: sono numerose e complicate le divisioni tra i gruppi terroristici. Iswap è affiliato all’Isis dal 2015, quando Abubakar Shekau, allora controverso leader di Boko Haram, decise di diventare il braccio operativo del Califfo al-Baghdadi nella regione; creando una scissione all’interno di Boko Haram, la cui base era fissata nello stato del Borno, in Nigeria. Tuttavia, Shekau è stato accusato di portare avanti una linea non concordata con gli altri esponenti di rilievo, facendo spesso balzare alla cronaca il gruppo per operazioni atroci. Nel 2016, quindi, Shekau è stato espulso e sostituito da Abu Musab al-Barnawi, supportato da un’altra figura di spicco del jihadismo in Africa, Mamman Nur.

La bandiera dell’Isis

Shekau ha comunque conservato un’influenza su un gruppo di miliziani, rimasti al suo servizio, in un crescendo di tensioni con quelli che erano stati i suoi sottoposti. Le intelligence hanno così registrato scontri tra le fazioni. L’Iswap ha saputo in ogni caso incunearsi nell’area del lago Ciad, facendo leva sulla popolazione più povera, che ha visto nell’organizzazione islamista una forma di sostegno. Tuttavia, Iswap ha subito un ulteriore scossone ai vertici: nel 2018 è stato ucciso Nur e nel 2019 al Barnawi è stato degradato dal ruolo di leader a quello di consigliere.

Ba Idrisa è stato nominato come nuova guida. Nonostante le spaccature interne l’Iswap è riuscito a colpire con azioni terroristiche che si sommano a quelle attribuire a Boko Haram. Quello che è il “marchio” jihadista più noto, responsabile di un terribile assalto lo scorso dicembre. Circa cinquanta pescatori sono stati decapitati su una delle isole meno controllate dalle truppe, facendo sentire gli abitanti sempre più abbandonati.

Cosa rischia il Ciad con gli ulteriori attacchi

Gli analisti hanno ribadito la concreta possibilità di un’escalation di violenze. La guerra, dichiarata dall’esercito del Ciad, spingerà le organizzazioni jihadiste a colpire il governo di N’Djamena con attacchi terroristici, provando a raggiungere il cuore del Paese. Senza limitarsi a incursioni nella zona più difficile da controllare, dove i combattenti trovano rifugio. Lo sforzo militare richiesto, peraltro, può risultare al di sopra delle forze: sia Boko Haram che Iswap (senza dimenticare la fazione di Shekau) hanno a disposizione migliaia di combattenti pronti a colpire. Disegnando uno scenario di migliaia di vittime e di sfollati.

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