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Terrorismo islamico: non solo Shabaab, la mappa di Al Qaeda e Isis (ora alleati nel Sahel)

Non solo al-Shabaab. Il terrorismo islamico presenta varie sfaccettature. Il gruppo somalo, salito alla ribalta della cronaca per il rapimento di Silvia Romano, rappresenta una delle organizzazioni più temibili della galassia islamista. Ed è tra i principali affiliati di Al Qaeda. Nel corso degli anni, in Somalia e Kenya, gli Shabaab hanno compiuto una serie di sanguinosi attentati provocando centinaia di vittime. Nemmeno l’uccisione nel 2014 del leader storico, l’emiro Ahmed Godane, li ha indeboliti. Al suo posto c’è ora Ahmed Umar “Ubeyda”, che ha proseguito il progetto jihadista del predecessore sotto le insegne qaediste.

Una minaccia per l’Occidente che si somma a un’ulteriore osservazione: la pericolosa saldatura tra Al Qaeda e Isis per ora registrata solo nella regione del Sahel, nell’Africa occidentale. Ma potrebbe essere il preludio di un’alleanza su vasta scala. Con Al Qaeda a “metterci la testa”, nel senso di organizzazione, e le fazioni dell’Isis pronte a essere avamposto sui territori. Cancellando una vecchia divisione.

Al Qaeda e Isis: una marcia divisa

Nuovo Califfo Isis

Haji Abdullah, il nuovo Califfo dell’Isis

Al Qaeda e Isis sono state le due grandi minacce jihadiste di questo inizio secolo. Eppure l’organizzazione fondata da Osama Bin Laden e l’autoproclamato Stato islamico si sono sempre scontrate, nonostante avessero lo stesso obiettivo: la ricostituzione del Califfato. Le strada scelte sono state, però, diverse. Al Qaeda ha sempre puntato su forme di terrorismo più tradizionali. Quindi attaccare con attentati i governi nemici per creare destabilizzazione politica e istituzionale con lo scopo di incrementare la propria influenza. Ma senza avere un controllo diretto del territorio.

L’esatto opposto del progetto dell’Isis, portato avanti dall’ex autoproclamato Califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, che tra Siria e Iraq aveva creato un vero Stato fondato sulla sharìa, la legge coranica. La controffensiva, guidata dalle milizie curde e dell’aviazione statunitense, ha costretto i jihadisti alla fuga. E adesso il modello di azione è più affine a quello qaedista: colpire per poi disperdersi, aumentando l’instabilità. Adesso proprio dall’ex roccaforte di Al Qaeda, l’Afghanistan, l’Isis rilancia la sua battaglia. 

Terrorismo islamico: la saldatura nel Sahel

Terrorismo islamico in Africa occidentale

La mappa dell’Africa occidentale

La regione del Sahel, nell’Africa occidentale, può diventare il laboratorio di una situazione nuova. E molto pericolosa. “Se non poniamo un freno, temo che la situazione diventerà presto una grande minaccia per gli Stati Uniti e l’Occidente”, ha espressamente dichiarato il generale dell’Air Force, Dagvin Anderson. Tra Mali e Niger con crescenti incursioni più a sud nel Burkina Faso, agisce Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (Jnim), una sigla che mette insieme vari gruppi, tra cui l’ex Aqim, Al Qaeda nel Maghreb islamico, dell’emiro Abdelmalek Droukdel, ritenuto organizzatore di numerosi attentati nell’area, tra cui uno in Algeria nel 2007 che provocò la morte di 22 persone. Uno dei capi carismatici di Jnim è Iyad Ag Ghali, che nel Mali ha rafforzato la sua influenza. Specie nelle aree più remote e abbandonate.

Così il quadro si sta deteriorando: ci sono conferme (come rivela questo articolo del Washington Post) dell’inedita alleanza con l’Isis. Un’evoluzione che segnala un salto di qualità in un’area fortemente instabile, con il rischio di toccare il confine occidentale della Nigeria, che a est ha già il problema di Boko Haram (qui l’articolo che racconta la situazione in quella zona).

Al Qaeda più debole, ma sempre viva

Ayman al-Zawahiri (photo credit: Hamid Mir)

Al momento, comunque, persiste una certezza nei vari scacchieri di confitto: lo scontro interno tra i principali brand del terrorismo islamista. Certo, il “marchio” Al Qaeda ha perso appeal. La leadership del medico egiziano Ayman al Zawahiri non è lontanamente paragonabile a quella del suo predecessore, Bin Laden. Eppure alcune branche sono ancora una minaccia in alcune specifiche aree. In particola Aqap, Al Qaeda nella Penisola arabica, è molto forte in Yemen.

Nel corso della guerra civile ha acquisito maggiore potere, intervenendo nel sud yemenita in favore dei combattenti separatisti. Come per gli Shabaab somali, l’eliminazione del leader storico Nasir al-Wuhayshi, nel 2015, non ha lasciato strascichi, benché fosse lui, per le intelligence internazionali, il vero erede naturale di Bin Laden.

Il caso afghano e la rinascita dell’Isis

Abu Bakr al-Baghdadi

Il nome di Al Qaeda fa pensare subito al’Afghanistan, dove Bin Laden orchestrò l’attacco alle Torri Gemelle grazie al sostegno e alla copertura del regime talebano. Eppure adesso l’Afghanistan è la nuova frontiera della rinascita dell’Isis (come raccontato in questo articolo di Impakter Italia). Il Califfo nominato dopo la morte di al-Baghdadi, Haji Abdullah, sta sfruttando l’instabilità del Paese per rilanciare la sfida jihadista. In particolare l’Isk, Islamic State Khorasan, è il gruppo di élite che combatte anche gli stessi talebani (salvo alcune alleanze locali e momentanee contro i militari statunitensi e l’esercito regolare di Kabul) per acquisire il controllo di porzioni di territorio.

Ma l’Isis è in ripresa anche in alcune zone della Siria, dove sfrutta l’indebolimento dei curdi e la sostanziale inesistenza di Al Qaeda dopo la dissoluzione del Fronte al-Nusra. Nel nordest, in particolare nella città di Deir Ezzor e anche ad Homs, sta aumentando l’azione dei miliziani islamisti. Mentre in Iraq, Jurf al-Nasr non lontano da Baghdad, sono stati segnalati attacchi di guerriglieri dell’Isis, che hanno presi di mira gruppi di forze sciite iraniane presenti sul territorio per appoggiare l’esercito iracheno. Una testimonianza di come l’Isis sia un’organizzazione anche in vita. E capace anche di confrontarsi con i nemici di sempre incarnati da Al Qaeda.

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