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Termovalorizzatori sì, no…ancora?

Termovalorizzatori: la discussione sul fatto che siano l’alternativa più valida per lo smaltimento della maggior parte dei rifiuti nel nostro paese va avanti da anni. E’ una di quelle che divide ideologicamente le persone tipo quella sulla TAV, sui Vaccini. Pochi ascoltano le ragioni scientifiche di chi dice che non solo termovalorizzatori, non fanno male ma anzi producono qualcosa di buono per la comunità.

Partiamo dai dati che ben conosciamo ma che è sempre bene avere davanti a sè, e che si riferiscono al 2019, ultimo anno disponibile in maniera completa. Il nostro Paese produce 30 milioni di tonnellate di Rifiuti Solidi Urbani all’anno. Ogni cittadino italiano produce 500 chili di RSU ogni 12 mesi. La raccolta differenziata che è in crescita, si attesta intorno al 61%, cioè 18,5 milioni di tonnellate. Il 50% dei rifiuti prodotti e raccolti in maniera differenziata viene inviato ad impianti di recupero di materia; il riciclaggio totale, comprensivo delle frazioni in uscita dagli impianti di trattamento meccanico e meccanico biologico, si attesta al 53,3% e riguarda: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno.

Nel 2019 erano operativi 658 impianti di gestione dei rifiuti urbani: 355 al Nord, 121 al Centro e 182 al Sud. 345 sono dedicati al trattamento della frazione organica della raccolta differenziata, 130 sono impianti per il trattamento meccanico o meccanico biologico dei rifiuti, 131 sono impianti di discarica a cui si aggiungono 37 impianti di incenerimento e 15 impianti industriali che effettuano il coincenerimento dei rifiuti urbani. Va rilevato che l’aumento della raccolta differenziata ha determinato negli anni una crescente richiesta di nuovi impianti di trattamento, soprattutto per la frazione organica, ma non tutte le regioni dispongono di strutture sufficienti a trattare i quantitativi prodotti. Il 21% dei rifiuti urbani è smaltito in discarica, pari a quasi 6,3 milioni di tonnellate, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2018.

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Perchè è giusto termovalirizzare i rifiuti

Intanto sgombriamo il campo da un equivoco: i termovalorizzatori producono lo 0,03% di Pm 10 (Particulate Matter cioè polveri fini) contro il 54%  delle combustioni commerciali e residenziali. Il limite consentito dalla legge per le emissioni di Pm 10 in base al Decreto Legislativo 155/2010 è di 50 millesimi di grammo al metro cubo di media, per non più di 35 giorni all’anno.
Quindi minimo impatto sulla qualità dell’aria impatto minimo sulla qualità dell’aria e – diversamente dagli inceneritori –  attraverso la distruzione dei rifiuti, producono energia che può soddisfare il fabbisogno di 9 milioni di famiglie. La loro utilità sarà ancora più evidente e necessaria quando – secondo quanto previsto dal regolamento europeo (Waste Framework Directive WFD-Dir. 2008/981/EC) –   lo smaltimento in discarica entro il 2035 dovrà essere al massimo al 10%. E poichè di discariche attive  in Italia come abbiamo visto qualche riga sopra, non ce ne sono molte, i rifiuti che non vengono smaltiti attraverso l’incenerimento o la termovalorizzazione vengono portati all’estero, con l’utilizzo di camion che a lopro volta come sappiamo producono inquinamento ed un innalzamento dei costi di gestione.

Le ragioni dei NO Termovalorizzatori

Detto che in Europa, per esempio, gli inceneritori sono circa 500, dei quali in Germania, 96, in Francia 126 e che a Copenhagen, ne hanno costruito uno che al suo interno brucia 440 mila tonnellate di rifiuti mentre sul “tetto” ospita una pista da sci, pareti da arrampicata e una caffetteria con vista sul porto, distano meno di 5 km dal centro e di cui vi abbiamo dato conto qui, le principali ragioni di chi si oppone alla costruzioni di questi impianti – stilate qualche anno fa dall’esperto ambientale Riego Gambini –  sono queste:

1. Perché la termovalorizzazione non esiste (come anche la termodistruzione). Non vi è nessuna valorizzazione con l’incenerimento dei rifiuti
2. Perché l’incenerimento dei rifiuti trasforma gli stessi in nanoparticelle tossiche e diossine
3. Perché l’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la massa iniziale dei rifiuti
4. Perché da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze; le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica di rifiuti tossici nocivi, rifiuti estremamente più pericolosi delle vecchie discariche; i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso; l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare.
5. Perché le micro polveri (pm2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti.
6. Perché le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di studi scientifici.
7. Perché gli inceneritori detti anche “termovalorizzatori” sono stati finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio, al carbone. Senza tale tassa sarebbero diseconomici. Nell’ultima finanziaria è stato accordato il finanziamento ma solo agli inceneritori già costruiti. Per cui anche il famoso termovalorizzatore di Brescia senza gli oltre 50 milioni di euro di sovvenzione statale chiuderebbe
9. Perché l’inceneritore o termovalorizzatore recupera al massimo il 25% del calore per produrre. Il rapporto 1 a 4 non può ritenersi conveniente.
10. Perché oltre a concentrarci sulla mancanza di energia in Italia dovremmo preoccuparci anche degli sprechi
11. Perché in termini economici oltre il 70% dei rifiuti “termovalorizzati” possono/devono essere riciclati e quella si che sarebbe una vera rivalorizzazione.
12. Perché è ora di finirla con le menzogne e le speculazioni fatte sulla pelle dei cittadini (e questo non è un modo di dire)

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