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Terme antiche di Porretta, bellezza liberty abbandonata

Terme antiche di Porretta. Una meraviglia in stile liberty abbandonata al degrado. Un sito che dall’Antica Roma fino all’inizio del XX secolo ha visto i potenti cercarvi ristoro.

Le terme di Porretta, tra gloria antica e odierna decadenza

Marte Reale, Donzelle, Leone-Bovi. Sono nomi che profumano di gloria passata  e odierna decadenza. Sono nomi di edifici in stile liberty risalenti all’Ottocento e facenti parte del complesso termale di Porretta Terme, una frazione di Bologna. Immersi nel verde dell’appennino bolognese, come molti altri luoghi di cui abbiamo parlato, sono oggi abbandonati e fatiscenti.

Grazie all’iniziativa di alcuni cittadini sono stati coinvolti nel progetto Luoghi del Cuore del FAI (Fondo Ambiente Italiano). Il progetto di recupero dell’area termale è in via di definizione. Il FAI destinerà i primi 35mila euro. Ma siamo appena all’inizio. Intanto si moltiplicano gli appelli a non lasciare al degrado questo meraviglioso complesso architettonico. Anche il cantautore bolognese Francesco Guccini ha fatto sentire la sua voce (vedi video sopra).

L’antichissima storia delle terme di Porretta

La vicenda delle Terme Alte, nome storico del sito, si perde nei millenni. La leggenda vuole che un bue, abbandonato dal padrone perché ammalato e quindi non più utilizzabile per arare i campi, dopo essersi abbeverate alle fonti termali di Porretta, sia tornato vigoroso e in salute.

Al di là del passato fantastico, le terme erano frequentate probabilmente già dagli Etruschi.  Ma è in epoca romana che inizia con certezza la loro storia di ambita meta di ristoro per uomini di stato e ricchi commercianti. Una fama che andata accrescendosi fino all’inizio del XX secolo. Nel dopoguerra il sito conosce l’avvento del turismo di massa. Poi, l’abbandono e la decadenza. Oggi sono state realizzate nuove strutture termali e ricettive, lasciando però marcire nel degrado quelle antiche.

Un set cinematografico “naturale”

Dalle Terme di Porretta non è passata solo la grande storia, impersonificata da senatori dall’Antica Roma, da cavalieri medievali, da nobili del Rinascimento o da membri dell’alta borghesia risorgimentale. Oltre a facoltosi avventori in cerca di ristoro e di un luogo ameno dove godersi musica all’aperto e la frescura dell’appennino, anche grandi nomi del cinema italiano hanno approfittato dell’onirico contesto liberty del complesso termale. Nel 1983, il regista Pupi Avati lo ha scelto per realizzarvi il suo film Una gita scolastica. Nel 1996 è poi la volta di Cristina Comencini, che sceglie il sito come set per il suo “Và dove ti porta il cuore”, ispirato dall’omonimo romanzo della scrittrice Susanna Tamaro.

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